On. ministro CHIARA Carrozza, abbia papa FRANCESCO a modello – di Enrico Maranzana

Lo stile comunicativo è la
novità
  più appariscente del pontificato di
Francesco: un vero ritorno alle origini. I messaggi sono concepiti per far
evolvere la storia/il vissuto/l’esperienza/il sentire dell’interlocutore, come
avveniva con l’insegnamento per parabole. 

Si propone la rilettura di un
pensiero del papa che, decontestualizzato, sarà proiettato sulla scuola.

Il pontefice nell’intervista
rilasciata il 19/8/13 al direttore di Civiltà cattolica ha affrontato questioni
vitali per il sistema educativo:  “Ci sono norme e precetti ecclesiali secondari
che una volta erano efficaci, ma che adesso hanno perso di valore o
significato. La visione della dottrina della Chiesa come un monolite da
difendere senza sfumature è errata… Le forme di espressione della verità
possono essere multiformi, e questo anzi è necessario per la trasmissione del messaggio
evangelico nel suo significato immutabile .. L’uomo è alla ricerca di se
stesso, e ovviamente in questa ricerca può anche commettere errori
».
“Ci
sono norme e precetti ecclesiali secondari che una volta erano efficaci”
Erano
efficaci perché il mondo era statico, perché l’oggi e il domani erano simili,
perché le strategie di conquista dei traguardi erano delle costanti.
Il
mondo contemporaneo, invece, è dinamico e complesso: tutto varia e si
ristruttura velocemente e incessantemente.
Il
prefigurare l’ambiente in cui vivremo è molto, molto aleatorio.   
“adesso
hanno perso di valore o significato
”
Ieri la
trasmissione della conoscenza era la finalità istituzionale.
Nel
mondo contemporaneo, vista l’impossibilità di prevedere quello che sarà, la
mission, il baricentro dell’istituzione scolastica è la promozione delle
capacità dei giovani [art. 2 legge 53/2003].
Le
capacità sono qualità che gli individui esibiscono quando affrontano e
risolvono problemi loro ignoti.
Le
capacità STANNO alle abilità COME l’ignoto STA all’esplorato.
Le
abilità si manifestano nei comportamenti pre-acquisiti.
Le
capacità STANNO all’educazione COME le abilità STANNO all’addestramento.
Le
capacità sono la stella polare della programmazione educativa; le abilità sono
lo strumento per rilevarne gli esiti.
“La
visione della dottrina della Chiesa come un monolite da difendere senza
sfumature è errata”
L’apparato scolastico,
governo compreso, ho frapposto una strenua e vincente resistenza a tutte le
innovazioni introdotte dal legislatore: il mandato conferito alle scuole è
frainteso e banalizzato .. e i risultati si vedono! [CFR in rete
“L’autovalutazione di istituto: quanta confusione!]
“le
forme di espressione della verità possono essere multiformi
”
Ieri il
rapporto tra i docenti e i discenti era simile a quello che intercorre tra il
medico e il paziente: la comunicazione era unidirezionale e avveniva sotto
forma di lezione cattedratica.
La
variabilità dell’orientamento dell’attuale sistema educativo, variabilità  derivante dalla varietà delle qualità da
promuovere e consolidare, implica l’individuazione della strumentazione più
idonea a sollecitare nei giovani processi di modifica stabile del loro
comportamento [apprendimento]. Non è casuale che i nuovi regolamenti di
riordino del 2010 asseriscano che il fondamento della progettazione didattica
debba essere il laboratorio ove si affrontano i problemi che le discipline
hanno risolto, scrivendone la loro storia.
Non
solo, essendo unica la finalità del sistema, la gestione dei processi
formativi, di quelli educativi e dell’istruzione  deve essere unitaria, convergente e
coordinata. Ne discende la necessita di una struttura organizzativa adeguata.
“la
trasmissione del messaggio evangelico nel suo significato immutabile
”
Ieri le
discipline erano il riferimento certo, depositato nei sacri testi: una visione
che oggi appare parziale, troppo limitata per definire gli oggetti del sapere
umano.
L’immagine
dei diversi settori della conoscenza è da intendere come un processo che inizia
con la percezione d’un problema, prosegue con l’applicazione d’un appropriato
metodo di ricerca, ricerca premiata dalla conquista della soluzione. Questa
costituisce la piattaforma di cattura di nuove questioni. 
“l’uomo è alla ricerca di se
stesso, e ovviamente in questa ricerca può anche commettere errori
”
La consolidata prassi di stigmatizzare
l’errore deriva dalla certezza del sapere: il suo sinonimo è: “sbagliato”.
L’errore, nel nuovo contesto
·        
assume
il suo significato etimologico: andare di qua e di là;
·        
scaturisce
dallo scostamento che distanzia l’obiettivo dal risultato;
·        
è
da valorizzare essendo portatore d’informazioni;
·        
è
la necessaria premessa al riconsiderare i passi compiuti durante i processi di
ricerca per individuare e rimuovere le cause dell’insuccesso.

Per evitare la riduzione di questa trasposizione del
pensiero papale a astratto/teorico/irrealizzabile si propone
un’esemplificazione “La storia di un triangolo”, visibile in rete: mostra un
approccio laboratoriale al teorema di Pitagora.