Pablito

Sono trascorsi alcuni giorni dalla scomparsa di Pablito, poco tempo per digerire la dipartita, ancora meno per riflettere su coloro che sono andati a rubargli in casa, mentre stava ancora caldo nella bara. Ho aspettato un attimo a buttare giù due righe per evitare di risultare oltremodo aggressivo nei riguardi degli autori di questa infamia. Ho l’impressione che la miserabilità umana corra pari passo con la decadenza di una società ridotta all’anonimato, a causa della pandemia, dei morti e dei feriti che si susseguono, delle povertà che si moltiplicano, delle fragilità che investono adolescenti e adulti. Dunque perché meravigliarsi se tra noi si aggirano personaggi cos’ dis-umani. Perché stupirsi se c’è ancora chi agisce in questo modo vile e senza alcuna coscienza. Muore un campione, uno di noi come si usa dire, un signore che ha rappresentato degnamente il proprio paese, ognuno di noi, e cosa siamo capaci di fare? Oltraggiare la sua casa, la sua famiglia, il suo nome di conseguenza il nostro. Rubare è un reato, è sempre sbagliato, ma dalla notte dei tempi è sempre accaduto, dunque una volta acciuffati i protagonisti del reato, si mettono in carcere i ladri, i malfattori, i delinquenti di turno. In questo caso però, se mai verranno individuati gli attori di questa schifezza comportamentale, chi entrerà in galera? Il ladro? Oppure qualcosa d’altro ben più indegno perché incredibilmente distante da ogni pseudo spiegazione criminologica. Non sono un’educanda dunque non mi coglie alla sprovvista un fatto cos’ poco edificante, mi sorprende di più il modo con cui ci si approfitta di un uomo morto, di una persona che se ne è andata nello sconforto generale di un paese piegato per tanti altri motivi. Per chi commette una cosa del genere non c’è possibilità di aggrapparsi alle solite attenuanti prevalenti alle aggravanti, non c’è possibilità di sostituire una evidente debolezza di argomenti per una azione tanto meschina, riproponendo la solita filippica nazional popolare sulla pena certa e sulla galera come unica barriera per la tutela collettiva. Inutile rovesciare insulti indicibili, rendere più insolente il linguaggio, per tentare di esorcizzare una infamia come questa. Chi è andato a rubare a casa di Pablito, non ha nulla di cui vantarsi, di cui essere fiero. Chi ha commesso questa azione indegna non farà proseliti né creerà fascinazioni o effetti trascinamento, sarà unicamente e disperatamente un uomo solo, lo sarà in libertà se non sarà acciuffato, eventualmente lo sarà di più in galera, perché ritengo ci siano inaccettabilità morali perfino dove l’angolo più buio consente nascondimenti e inutili giustificazioni. Qui non si tratta di fare lezioni di buongusto, di eleganza nel commettere un reato, piuttosto di ben definire i comportamenti odiosi, non tanto per rimpiazzare una sociologia del crimine, ma per rendere evidente nel mondo dei cittadini liberi e in quello dei cittadini ristretti un divieto di accesso alla propria disumanità e indifferenza.