Perché ai sessantenni conviene andare in pensione

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Pre-pensionamenti, lemendamento alla prova delle Commissioni
Tecnica della Scuola – 19 ottobre 2009
di Alessandro Giuliani
Il testo presentato dal sen. Valditara al vaglio dei parlamentari. Se venisse approvato chi godrà dellabbuono biennale avrebbe un’occasione ghiotta: anche perché nel 2011 salirà la quota minima. L’ok in Finanziaria libererebbe almeno 20.000 posti: quelli dei contratti di disponibilità. Molto dipenderà dal ministro Tremonti. Che intanto a sorpresa rivaluta il posto fisso.
Partirà martedì 20 ottobre l’esame, presso le Commissioni di competenza, dell’emendamento alla Finanziaria presentato dal senatore Giuseppe Valditara (Pdl) per evitare che anche nel prossimo anno scolastico 20.000 docenti precari con una lunga militanza nella scuola rimangano privi di contratto. In questi giorni è stato anche reso noto il testo che verrà esaminato dai parlamentari: al personale docente delle scuole statali, collocato nell’ultima fascia stipendiale, che entro il 31 gennaio 2010, con decorrenza dal successivo primo settembre 2010, rassegni le dimissioni volontarie dall’impiego, è concesso un accredito contributivo figurativo di due anni, utile anche ai fini del raggiungimento del requisito minimo per ottenere il trattamento di pensione di anzianità. Nel caso in cui il docente fosse già in possesso dei requisiti minimi previsti, l’anzianità contributiva posseduta, viene incrementata di un anno per coloro che presenteranno le dimissioni entro la predetta data”.
Lemendamento sinora ha ricevuto il sostegno politico, anche da esponenti della maggioranza, e dai sindacati, in particolare dalla Gilda. Resta da capire, però, se la sua attuazione possa essere avallata dal Mef: la sua adozione potrebbe in qualche modo vanificare li effetti benefici, per le casse dello Stato, dei tagli agli orgnici. Ma il pericolo maggiore è che il prepensionamento biennale, possa poi non contare sullok da parte della previdenza.
Tuttavia la sua approvazione potrebbe essere in qualche modo spinta” dalla maggioranza per evitare ulteriori contraccolpi a livello di consenso popolare: la razionalizzazione delle spese scolastiche ha creato un sempre maggiore dissenso verso quello che, senza demagogia, può sicuramente considerarsi il più grande licenziamento di massa e ridimensionamento della scuola pubblica che si ricordi nella storia della Repubblica. Il paracadute” di Valditara può quindi tornare di estrema utilità per recuperare credito.
Ma qualora il testo diventasse legge che ne beneficerebbe? Si tratta di docenti attorno ai sessantanni e vicini ai 35-36 anni di contributi: personale che grazie allo ‘scivolo potrebbe rientrare (tra età anagrafica e contributi) nella fatidica quota 95 (raggiungibile comunque solo da chi avrà compiuto almeno 59 anni di età). E quindi fortemente probabile che chi potrà non si farà sfuggire l’occasione. Anche perché dall’anno successivo, e fino al 2012, ai lavoratori dipendenti verrà chiesta un’età anagrafica non inferiore a 60 anni ed entrerà in vigore quota 96.
Lalto numero di potenziali pensionati, da aggiungere a quelli che lascerebbero comunque il servizio perché sicuramente in possesso dei requisiti (quest’anno erano oltre 30.000) senza usufruire dellabbuono ideato da Valditara, potrebbe quindi rivelarsi addirittura superiore a quello dei docenti che in questo anno scolastico beneficeranno degli ammortizzatori sociali, i cosiddetti contratti di disponibilità (circa 18.000 precari). Difficile comunque fare previsioni sul suo esito. Nei giorni scorsi ci aveva provato, forse esagerando, la sezione Snals di Ancona che aveva pubblicato una notizia nelle quale si riportava che purtroppo, nonostante l’impegno del sindacato, l’emendamento alla legge Finanziaria è stato stralciato”: quindi la bocciatura dellemendamento sarebbe avvenuta ancora prima dell’arrivo in Commissione.
Dall’opposizione, intanto, giungono pressioni verso il responsabile del ministero dellEconomia. Soprattutto dopo che il ministro Giulio Tremonti ha speso, sorprendendo tutti, parole a favore del posto fisso. Un obiettivo considerato come un “valore” culturale alla base delle società europee, pilastro che ha consentito la realizzazione di un sistema di welfare che garantisce scuola, sanità e pensioni.”Certamente – ha detto il responsabile del Mef – se dovessi dire se è meglio il posto di lavoro fisso o il posto di lavoro mobile dico che è meglio il posto fisso. Io non credo che la mobilità sia di per sé un valore per una struttura come la nostra”. Citando più volte l’enciclica ‘Caritas in veritate’ di papa Ratzinger, Tremonti ha sottolineato che con il posto fisso è possibile impostare vita, lavoro e famiglia; la stabilità, quindi, “come base per la stabilità sociale”. Immediata la replica di Cesare Damiano, responsabile Lavoro del Partito Democratico, secondo il quale “se Tremonti vuol tonare al posto fisso cominci ad assicurare un lavoro stabile ai precari della scuola e della pubblica amministrazione”.
Intanto per sabato 7 novembre la Flc-Cgil ha annunciato che riempirà 100 piazze italiane in difesa della conoscenza, del sapere e dell’arte: l’iniziativa intende mettere i giovani al centro di un progetto di investimento “attraverso politiche pubbliche in grado di accrescere l’istruzione di qualità per tutti come risposta efficace alla crescente precarietà della vita e del lavoro”.

 

Pensioni, diecimila i licenziabili
ItaliaOggi – 20 ottobre 2009
a cura di Nicola Mondelli
E ora tutti alla ricerca di un escamotage per non farsi cacciare
Sarebbero circa 10 mila, secondo una stima di ItaliaOggi, i dipendenti scolastici- 8 mila i dirigenti scolastici e i docenti e un paio di migliaia di Ata- che, avendo maturato a qualsiasi titolo (servizi, riscatti, benefici previsti da leggi speciali e/o coperti da contribuzione figurativa) una anzianità contributiva di 40 anni utile a pensione, potrebbero essere licenziati. Il rischio concreto è che possano ricevere da un giorno all’altro e, comunque, non oltre il prossimo 28 febbraio, il preavviso di risoluzione unilaterale del contratto di lavoro a decorrere dal 1.9.2010, pur non avendo, in maggioranza, compiuto il 65° anno di età.
Un timore che si è ulteriormente accentuato per effetto della modifica apportata al comma 11 dell’art. 72 della legge n. 133/2008 dall’art. 17, comma 35-novies del decreto legge n. 78/2009. Una novità fortemente voluta dal ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta.
A decorrere dal compimento dell’anzianità massima contributiva di 40 anni, comunque maturata, l’amministrazione scolastica, dispone appunto il comma 35-novies, può risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro e il contratto individuale, anche del personale dirigente, con un preavviso di sei mesi, fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici( 1° settembre per docenti e Ata). La facoltà e non l’obbligo attribuita all’amministrazione scolastica di disporre la risoluzione unilaterale del contratto non appare, peraltro, sufficiente a tranquillizzare la maggior parte degli interessati che sulla carta potrebbero incorrere nella disposizione di legge.
Di qui la ricerca in cui molti si sono avventurati per l’individuazione di iniziative finalizzate a prevenire, raggirare o annullare legalmente l’eventuale preavviso di risoluzione del rapporto di lavoro.
Prevenire il licenziamento
Avverso il preavviso la prima e principale azione rimane quella giudiziaria da esercitare tramite un ricorso al giudice del lavoro chiedendo che il provvedimento venga dichiarato illegittimo. Una illegittimità che, secondo alcuni, deriverebbe dalla violazione sia dell’art. 4 del dpr n. 1092/1973 che dell’art. 509, comma 1, del decreto legislativo n. 297/1994 e, per i dirigenti scolastici, anche dell’art. 27 del contratto. Area V- dell’11 aprile 2006.
Niente riscatto
Altra iniziativa che sembra prendere corpo è quella di rinunciare o ritirare la domanda di riscatto dei titoli di studio e, in tutto o in parte, quella relativa alla fruizione dei benefici coperti da contribuzione figurativa( ad esempio i periodi di astensione obbligatoria per maternità al di fuori del rapporto di lavoro). Ritiro e rinunce che ridurrebbero l’anzianità contributiva eliminando in tal modo il presupposto per l’invio del preavviso e del conseguente licenziamento.
La posizione dell’Inpdap
Con una Faq del 30 novembre 2007, l’Istituto di previdenza ha comunque precisato che è possibile chiedere che il riscatto sia limitato a determinati periodi( ad esempio ad un anno anziché ai quattro del corso di laurea) purché la domanda venga presentata prima dell’accettazione del decreto.
Nella Faq viene anche ricordato che chi ha già iniziato a pagare le rate dell’onere di riscatto può, prima della cessazione dal servizio, chiedere la sospensione delle rate non ancora versate. In tal caso verrà considerato riscattato solo il periodo proporzionalmente pagato.
Con la nota operativa n. 48 del 17 dicembre 2008, l’istituto presieduto da Paolo Crescimbeni nel ricordare che gli interessati possono rinunciare agli effetti del provvedimento di riscatto anche dopo l’integrale pagamento del relativo onere, ma senza alcuna possibilità di chiedere la restituzione dell’onere già versato, ha chiaramente precisato che in tale caso l’anzianità contributiva maturata rimane, ai fini di cui al predetto art. 17, invariata.
L’inerzia dell’amministrazione
La domanda di riscatto dei periodi di studio (corso di laurea, di specializzazione, di dottorato di ricerca, etc.) può essere revocata senza alcuna penalizzazione prima dell’accettazione dello specifico decreto emesso dall’Inpdap. Una possibilità che però non tutti i 10 mila dipendenti scolastici che hanno maturato o stanno per maturare la massima anzianità contributiva potranno utilizzare.
Non potranno farlo quei dipendenti scolastici che hanno da tempo finito di pagare l’onere di riscatto in quanto in servizio in province nelle quali l’amministrazione scolastica ha con sollecitudine a suo tempo inviato le domande alla compente sede territoriale dell’Enpas, oggi Inpdap. Potranno, viceversa, farlo quanti non hanno ancora ricevuto alcuna comunicazione da parte dell’Istituto di previdenza perché il competente ufficio scolastico provinciale non ha ancora dato corso agli adempimenti richiesti dalla normativa rinviandoli, invece, al momento della presentazione della domanda di cessazione dal servizio dell’interessato.
Un esempio pratico
Le conseguenze di tali comportamenti sono quelle che si ricavano dal seguente esempio. I docenti A.C e Z.G. hanno entrambi 36 anni di servizio effettivo ed entrambi avevano nel 1975 presentato domanda di riscatto dei 4 anni del corso di laurea.
Nel 2010 A.C. avrà 40 anni di contribuzione per effetto dell’avvenuto accoglimento della sua domanda di riscatto della laurea e, pertanto,. sarà tra coloro che potrebbero essere licenziati.. Z.G potrà continuerà invece a farne valere solo 36 se rinuncerà al riscatto della laurea. Una rinuncia che gli sarà permessa non avendo ancora ricevuto dall’Inpdap la comunicazione dell’accettazione della sua domanda di riscatto.
Grazie alla tempestività dell’ ufficio scolastico della sua provincia a porre in essere gli adempimenti di competenza, A.C. potrebbe essere licenziato. Z.G. potrà, invece, continuare a permanere in servizio perché l’ufficio scolastico provinciale al quale appartiene non ha ancora provveduto agli adempimenti di sua competenza.

 

Prepensionamenti per 50 mila
ItaliaOggi – 20 ottobre 2009
di Alessandra Ricciardi
In due anni e su base volontaria. Per far posto ai giovani
L’idea è di quelle che possono piacere a destra come a sinistra: dare una bella sforbiciata ai dipendenti pubblici a fine carriera, utilizzando l’arma del prepensionamento, così sbloccare il turn over e fare finalmente un po’ di assunzioni di giovani. Potrebbe essere questa la vera riforma delle pensioni, riforma che il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, è tornato genericamente ad evocare qualche giorno fa e che il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, aveva liquidato dicendo che di una nuova legge in materia non c’è bisogno. E potrebbe debuttare nella scuola, il settore più popoloso del pubblico impiego e quello nel quale più alto è il numero dei precari. A lanciare il sasso è un emendamento di maggioranza che debutterà oggi in commissione bilancio al senato, dove è in discussione la Finanziaria 2010. E che ha tutta l’aria di puntare a non finire affossato nel mare magnum delle proposte parlamentari. Basta del resto leggerne le firme, una ventina: il primo proponente è Giuseppe Valditara, punto di riferimento per scuola e università del Pdl (in quota An), seguito a stretto giro da Mario Baldassarri, presidente della commissione finanze di Palazzo Madama. La proposta del prepensionamento potrebbe interessare una platea abbastanza ampia di insegnanti, circa 50 mila, tanti quanti nei prossimi due anni-la possibilità di uscire anticipatamente dal lavoro è infatti limitata- potranno sommare «un’anzianità contributiva pari o superiore ad anni trentaquattro e di una età pari o superiore ad anni 59, di una anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e di un’età pari o superiore a 58 anni, oppure in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore a trentasei anni e di un’età pari o superiore a 57 anni». Oppure, indipendentemente dall’età, avranno un requisito di anzianità contributiva pari o superiore a trentotto anni. L’uscita sarà su base volontaria e fino a concorrenza del fondo disponibile di 7 milioni di euro per il 2010, di 21 mln per il 2011 e di 14 milioni per il 2012. «Si tratta di un’operazione fattibile che non costa allo stato, o comunque costa molto poco», spiega a ItaliaOggi Valditara, «e che consente di raggiungere un doppio obiettivo: svecchiare le piante organiche e immettere in ruolo una parte dei precari. Se non risolviamo il precariato non si può parlare di riforma del reclutamento». L’ipotesi di lavoro, su cui pesa il parere dei ministri dell’istruzione, del lavoro e soprattutto dell’economia, parte dal presupposto che non tutti i 50 mila potenziali prepensionati accetteranno l’idea e che alla fine potrebbero essere in 20 mila nel biennio 2010/2012 a dire sì, soprattutto le donne su cui pesa l’innalzamento dell’età pensionabile. Sul fronte dei precari (un rapporto della Uil scuola individua in 232.048 gli insegnanti in graduatoria in attesa della chiamata per un incarico o una supplenza), circa in 20 mila potrebbero perdere il contratto a tempo determinato nello stesso periodo a causa della riforma della scuola, accedendo così al sussidio di disoccupazione. Insomma, a conti fatti, tra i costi per gli ammortizzatori sociali e le minori spese per gli stipendi di fine carriera, potrebbero essere pensionati 20 mila insegnanti e assunti altrettanti. Con un costo per l’erario di pochi milioni per i primi due anni, che poi verrebbero riassorbiti. Il sasso è lanciato.

 

Da gennaio le donne dovranno avere 61 anni per la pensione di vecchiaia
Tuttoscuola – 18 ottobre 2009
L’art. 22 ter della legge 3 agosto 2009, n. 102 prevede, a decorrere dal primo gennaio 2010, per le lavoratrici dei comparti pubblici, nuovi requisiti anagrafici per la maturazione del diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia.
Il diritto alla pensione di vecchiaia che a tutt’oggi per le donne si acquisiva con 60 anni di età (per gli uomini l’età è fissata a 65), dal 1° gennaio prossimo sarà elevata di un anno.
Il limite verrà incrementato di un anno a decorrere dal primo gennaio 2012 e di un ulteriore anno per ogni biennio successivo, sino al raggiungimento nel 2018 dell’età di 65 anni, come riportato nella tabella seguente pubblicata in questi giorni dall’Inpdap ( ):
Sempre secondo l’art. 22 ter, ha precisato l’Inpdap, le lavoratrici che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2009 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente, prima della entrata in vigore della legge n. 102, conseguono il diritto al trattamento pensionistico di vecchiaia secondo la normativa previgente.
La legge n. 102 ha introdotto un’altra novità: dal 2010, per la pensione di anzianità, scatta quota “95”. Le dipendenti che abbiano maturato i 35 anni di contributi potranno, cioè, andare in pensione rispettando il meccanismo delle cosiddette quote introdotte dalla Legge 247/2007, che prevede la combinazione con i 60 anni di età o 36 di contributi e 59 anni età.

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