Perché vale la pena di vivere anche un dolore cos’ grande? – di Samuele Gaudio

Quest’ultimo anno ho riscoperto il rapporto con mio zio anche perché gli ho fatto conoscere le persone con cui condivido la maggior parte della mia vita: la mia compagnia di amici. Loro si sono affezionati molto a lui e la sua testimonianza nel suo vivere lieto ci ha toccati tutti, lieto proprio perché fondato su quel rapporto con Cristo. Il suo modo di vivere quel rapporto con la maiuscola rilanciava me nel vivere tutti i singoli rapporti con la mia compagnia.

Una volta siamo andati a trovarlo in ospedale, devo dire che è stato uno dei momenti più belli che ho vissuto questi mesi. Restammo l’ con lo zio per un bel po’ e ci raccontò moltissime cose, alcu-ne nuove anche per me e si aprì moltis-simo anche con i nuovi volti che gli avevo pre-sentato. Ci disse anche che gli ospedali, se non ci fosse Cristo, sarebbero dei luoghi senza senso, dove è presente solo l’illusione di una guarigione temporanea. Vivendo il rapporto con Cristo non si rimanda e non si censura la domanda centrale: perché vale la pena di vivere anche un dolore cos’ grande? E l’avventura sta nello scoprire le grandi cose che capitano attraverso una prova cos’, il poter essere uno strumento di bene nelle Sue mani. Camminando fuori dall’ospedale una mia amica mi disse come fosse strano il fatto che, usciti da quella stanza, lei fosse contenta: com’è possibile uscire contenti da un luogo cos’ triste come sono talvolta gli ospedali? Quella contentezza e quella ricchezza venivano proprio dall’incontro con una persona certa che anche in una situazione cos’ difficile si compiva il suo bene.
Il giorno dopo che morì io dovetti andare a Roma per un giorno; sul treno leggevo il Signore degli Anelli, aprendo a caso il libro mi bloccai, sul retro di copertina c’era proprio la dedica che mi aveva fatto mio zio regalandomi quel libro, e di cui mi ero completamente dimenticato: “Cerca ciò che ti corrisponde, segui chi t’insegna a vivere, vivi ciò per cui sei fatto”.
La sua è una compagnia presente, che continua e mi accompagna, la sua memoria è viva anche nel rapporto con le persone che l’hanno incontrato.
Don Savino mi ha testimoniato fino all’ultimo la certezza nel suo destino di gioia.
Samuele Gaudio