Poesie di Karol Wojtyla

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Chi era Giovanni Paolo II
Karol Wojtyla detto Giovanni Paolo II ha vissuto la sofferenza della seconda guerra mondiale e la crudeltà dei nazifascisti che uccidevano gli ebrei.
Nel 1978 viene nominato Papa tra lo stupore di tutti, un uomo venuto da molto lontano (dopo 455 anni il primo papa non italiano dai tempi di Adriano Vl 1522-23) che dice alla folla “se sbaglio mi corrigerete”
Nel 1981 subì un attentato per le sue idee, e rimase gravemente ferito.
Lui ha contribuito a sconfiggere alcuni stati totalitari e si è opposto alla guerra fredda che grazie al suo contributo terminò senza conseguenze.
Con la non violenza ha abbattuto molti muri, i muri dei cuori di molte persone…
Giovanni Paolo II era un punto di riferimento per i giovani, tanto che ha creato la Giornata mondiale della gioventù
Inoltre, ha aiutato le famiglie povere dell’ Africa, e in genere i poveri del mondo, donando loro la speranza.
Per questo ha incontrato Madre Teresa di Calcutta e ha vinto due premi nobel per la pace.
Karol Wojtyla è morto il 2 aprile del 2005, senza nascondere a nessuno la sua malattia e la sua sofferenza. 
Fu nominato al suo posto Papa Benedetto XVI che ha proseguito sule sue tracce.
Del resto Ratzinger era considerato la «mano destra» di papa Wojtyła, che lo aveva nominato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Il 25 novembre 1981.
Giovanni Paolo II è stato canonizzato il 1° maggio 2011 perché era un lavoratore.
Poesie di Papa Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla)
Sulla tua bianca tomba
Sulla tua bianca tomba
sbocciano i fiori bianchi della vita.
Oh quanti anni sono già spariti
senza di te – quanti anni?
Sulla tua bianca tomba
ormai chiusa da anni
qualcosa sembra sollevarsi:
inesplicabile come la morte.
Sulla tua bianca tomba,
Madre, amore mio spento,
dal mio amore filiale
una prece:
A lei dona l’eterno riposo.
Lo spazio necessario alle gocce della pioggia di primavera
Posa un attimo lo sguardo sulle gocce di fresca pioggia:
vedi, in essa concentra la sua luce tutto il verde
delle foglie di primavera
e così quasi tutte si addensano nelle gocce, traboccando
dai propri confini.
e anche se i tuoi occhi sono pieni di stupore
non puoi davvero aprire tutto il tuo pensiero
Invano cercherai d’acquietarlo, come un bambino destato dal sonno:
non rinunciare al bagliore degli oggetti, resta, caro
nel tuo stupore!
Parole inutili! Come non senti? Per sua virtù
sei così immenso nel chiarore delle cose
che devi cercare per esse, in te, uno spazio migliore.
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