poter salvare una vita…

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Ai nostri giorni sono molte le malattie che la medicina fatica a curare nonostante i continui progressi; tra queste ci sono gravi forme infettive come l’HIV e l’AIDS, contro le quali, insieme all’epatite, è stata scovata come arma più efficace quella della prevenzione. Tuttavia non sappiamo al momento difenderci da un’altra categoria di mali, dei quali poco o nulla si sa circa le cause che li scatenano e che sono in continuo aumento: i tumori.
Dei vari tipi di cancro che possono colpire il corpo umano pochissimi si sono rivelati curabili con le odierne tecniche, chemio e radioterapie, che per lo più sortiscono solo l’effetto di distruggere il fisico del paziente, abbattendone il morale già provato dall’imprevedibile male che l’ha colpito. Forse non tutti sanno che anche il sangue può essere colpito da questo genere di malattia e con esso vengono debilitate tutte le componenti che esso contiene e che spetta al nostro corpo produrre: piastrine, globuli rossi e soprattutto globuli bianchi; si tratta di malattie quali l’anemia e la leucemia. Quest’ultima si concentra in particolare sui nostri globuli bianchi che sono prodotti dal midollo osseo: distruggendoli abbatte le barriere immunitarie del nostro corpo, creando una specie di crisi da immunodeficienza, simile a quella che colpisce un paziente affetto da AIDS; a questo punto l’ammalato di leucemia diventa potenzialmente esposto ad ogni tipo di malattia e, privato di ogni difesa, basterebbe persino un raffreddore ad ucciderlo.
Fortunatamente alla leucemia si è trovato un rimedio: il trapianto di midollo osseo; infatti se da un donatore vengono fornite alcune cellule dette neutrofili e queste vengono impiantate nel corpo del malato queste inizieranno a produrre nuovi globuli bianchi sani riattivando tutto il sistema immunitario danneggiato. Questa pratica ormai consolidata da anni di esperienze è minata alla base da una questione di tipo genetico: essendo la compatibilità di midollo osseo dettata da quattro diverse combinazioni genetiche, al di fuori della propria famiglia, si è calcolato che le possibilità di trovare un potenziale donatore siano di una su centocinquantamila. Ora, sapendo che solo in Italia in un anno sono colpite da questa malattia un migliaio di persone e che attualmente i donatori sono qualche centinaio di migliaia è facile capire come alcuni pazienti restino drammaticamente tagliati fuori da questa lotteria del fato e di come sia necessario tanto aumentare il numero di donatori, quanto dotarsi di una banca internazionale di midollo osseo, che consenta un più ampio panorama per la ricerca della compatibilità.
Proprio per sensibilizzare noi giovani a questo problema sempre più scottante si è tenuto nella nostra scuola un incontro con i volontari dell’ADMO (Associazione Donatori di Midollo Osseo), i quali ci hanno parlato di tutte le procedure necessarie per chi volesse diventare un donatore: avere un’età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni (non superiore per motivi fisiologici di impoverimento del midollo nel donatore), sottoporsi ad un primo esame del sangue per essere inseriti nella banca dati e attendere… può infatti accadere che nessuno abbia mai bisogno proprio del nostro midollo, ma se si dovesse verificare un’eventualità del genere saremmo sottoposti ad altri due prelievi di accertamento ed infine all’operazione di asporto del midollo osseo. Il susseguirsi di queste fasi è dettato solo e soltanto dalla volontà del donatore che deve essere disposto a sopportare un intervento della durata di circa un’ora e ad essere sottoposto ad un’anestesia generale, pagando il prezzo di non sapere mai a chi avrà salvato la vita; ci è ata quindi sempre la possibilità di tirarci indietro fino all’ultimo, ma nel farlo dovremo tener ben presente una cosa: il paziente prima del trapianto viene privato totalmente del proprio midollo a mezzo di una potentissima chemioterapia che gli consentirà di accogliere senza problemi di rigetto le nostre cellule. Il problema è che se noi ci tiriamo indietro quando questa fase è già stata avviata abbiamo praticamente condannato a morte quella persona verso la quale ci eravamo precedentemente impegnati. E’ quindi questa una faccenda della massima serietà, che richiede consapevolezza e l’assumersi un certo numero di responsabilità. E’ certo però che se l’intervento avrà successo il paziente che avremo curato diverrà un potenziale donatore nei nostri confronti, avendo quegli assunto le nostre cellule sane, e potrà salvare la nostra vita qualora fossimo colpita dalla stessa malattia che l’aveva minacciato. Diventare potenziali donatori di midollo osseo è semplicissimo: dopo un prelievo del sangue bisogna firmare la richiesta di adesione al Registro Italiano Donatori Midollo Osseo e il nostro campione verrà schedato nell’archivio internazionale. Se si conta poi che si può essere donatori una volta sola nella vita capiamo come tale decisione possa dimostrare non solo la nostra maturità, ma anche la ferma volontà a non lasciare più che la leucemia sia solo un problema di chi ne è colpito e di quelli che si sforzano di curarla.

Per ulteriori informazioni l’ADMO Lombardia ha sede ha Milano, il numero di telefono è 0239001170, l’indirizzo internet www.admo.it, mentre se volete mandare una E-mail per eventuali chiarimenti, dovrete inviarla a: admo@iol.it

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