Prima lezione del Corso Fidanzati

Come e perché siamo qui?

Da una parte nella nostra società ci troviamo immersi in una grande confusione  soprattutto sui grandi temi della vita, della famiglia, della giustizia ai quali vengono proposte le più svariate soluzioni: basti pensare ai grandi dibattiti sull’eutanasia, il testamento biologico, le manipolazioni genetiche, e le varie proposte su e contro la famiglia tradizionale (i dico, i pacs…). Anche le persone che hai intorno, in ufficio, in famiglia, alla notizia che vuoi sposarti, ti hanno forse dissuaso (“ma chi te lo fa fare?”).
Dall’altra però ti anima un fortissimo desiderio di certezza, lo stesso che questa sera ti ha spinto a venire qui, con una puntualità ed un desiderio che non ho mai riscontrato così vivaci come quest’anno. Tu mi hai ancora una volta confermato che qualsiasi confusione non può evitare l’emergere del cuore umano. Esso è il luogo delle grandi domande: di verità, di giustizia, di amore, di felicità, tutto quello insomma che costituisce l’io.
Anzi, più tutto diventa confuso e più si fa prepotente in te questa esigenza di felicità, stabilità e certezza.
 Osserviamo l’esperienza: Mai come in questo tempo si è fatto prepotente in te questo desiderio di felicità. Ora ti è capitato un fatto che non hai scelto, una sorpresa: la sorpresa di un amore che ti corrisponde. Ti sei sentito preferito: ora il mondo è diverso perché c’è lei.
Ora tu non puoi opporre resistenza alla preferenza che ti è accaduta senza la coscienza di perdere il meglio che ti è capitato nella vita.
Nulla al mondo come l’avvenimento di questa preferenza ti richiama il tuo rapporto con l’essere, il tuo destino, perché ti accorgi che essa ti è stata data, non l’hai fatta tu.
Per la prima volta ti sei accorto che la tua attività è stata una passività: non hai preso tu l’iniziativa, ma tu hai ricevuto, riconosciuto, accolto. Adesso hai capito che il tuo io si esprime nell’atto in cui decide di accogliere.
Ci sono quindi un io e un tu sorpresi da questa corrispondenza e accesi dal desiderio della felicità; allora il loro problema è: come impostare questo rapporto?
Esso dipende dall’immagine che ognuno ha di sé. “La questione del giusto rapporto fra l’uomo e la donna affonda le sue radici dentro l’essenza dell’essere umano e può trovare la sua risposta soltanto a partire da qui. Il problema affettivo non può essere separato cioè dalla domanda antica e sempre nuova su se stesso:  “chi sono io? E chi sei tu?”(Benedetto XVI)
Senza questa coscienza di chi sono io e qual è il mio Destino si rischia di fondare tutto il rapporto su un inganno: la convinzione che il tu possa rendere felice l’io.
Quanta violenza e quanta delusione si potrebbero evitare se fosse compresa la natura della propria persona!
 Dunque chi sono io? Io sono fatto di desideri infiniti! Di questo mi sono accorto proprio dalla relazione con lei.
Un io e un tu limitati suscitano l’uno nell’altro un desiderio infinito e sono lanciati ad un destino infinito: nessun nichilismo può annientare il nostro cuore.
All’essere umano si schiude una promessa di felicità che sembra irresistibile e al cui confronto tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono. L’amore promette infinità,eternità.
Quindi la sua bellezza è Dio che bussa alla tua porta. Esiste un nesso tra l’infinito e la bellezza del limite e l’esperienza dell’ amorespalanca a quella del divino: la donna con il suo limite desta nell’uomo, anch’egli limitato, un desiderio sproporzionato rispetto alla capacità che essa ha di rispondervi.
Suscita una fame che non trova risposta in colei che l’ha destata.Se non scopro l’originedi tutto questo è inevitabile la rabbia,  la violenza,  delusione. E l’io del’uso, senza ragioni, cade facilmente in balia del potere: ce lo ha ricordato recentemente il papa, quando ha parlato delle lobbies che minacciano l’istituo della famiglia[1].
Invece la bellezza della donna è “raggio divino”:
“raggio divino al mio pensiero apparve, donna, la tua beltà”[2]
E’ un segno che rimanda oltre, ad altra cosa più grande, divina, incommensurabile rispetto alla sua natura limitata. La sua bellezza grida davanti a te:
“Non sono io. Io sono solo un promemoria. Guarda, guarda, che cosa ti ricorda?” [3]
Senza questa dinamica, si cade nell’errore di fermarsi alla realtà che ha suscitato il desiderio: come un mazzo di fiori è segno dell’amore di lei. Chi si fermasse al mazzo e non si interessasse all’amore che convenienza avrebbe?
Allora il problema è incontrare ciò a cui questo segno rimanda, incontrare Ciò di cui lei è segno. Altrimenti si è condannati a essere consumati da una pretesa e l’unica via d’uscita è cambiare la coppia. E’ l’incredibile paradosso dell’innamoramento, così ben descritto da Rainer Maria Rilke:
“Due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare.
Solo nell’orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano sempre verso una pienezza della quale l’altro è segno.” [4]
Per scoprirlo bisogna essere aperti, disposti a lasciarsi colpire da quella Bellezza con la B maiuscola che ci viene incontro perché ha assunto una forma sensibile: Gesù Cristo.
Gesù Cristoinfatti si presenta come il centro dell’affettività e della libertà dell’uomo:
         io sono la via, la verità, la vita(Gv 14,6)
         Che giova guadagnare il mondo intero se poi perde se stesso? (Lc 9, 24-25)
Non è un’ingerenza di Gesù, ma la più grande promessa che l’uomo abbia mai potuto ricevere. Solo in Gesù puoi dire: Tu non morirai[5]
Solo permettendogli di entrare nella tua vita  è possibile che il rapporto più bello di essa non si corrompa nel tempo. Certo questo è impossibile per l’uomo:  ma nulla è impossibile a Dio(Lc 1, 37).
E così ragazzi, penso che per questo siate venuti qui: di quel Gesù di cui avete magari vagamente sentito parlare nell’infanzia è rimasto come un’ispirazione, un fiuto, sopito per anni e che quel che vi capita adesso vi ha ridestato. Il fiuto e l’ispirazione del legame tra ciò che mi capita e Cristo: Egli non è l’ intenzione di ciò che mi capita, ma ne sta all’origine.



[1]“Un’attenzione prioritaria merita proprio la famiglia, che mostra segni di cedimento sotto le pressioni di lobbies capaci di incidere negativamente sui processi legislativi. Divorzi e unioni libere sono in aumento, mentre l’adulterio è guardato con ingiustificabile tolleranza. Occorre ribadire che il matrimonio e la famiglia hanno il loro fondamento nel nucleo più intimo della verità sull’uomo e sul suo destino; solo sulla roccia dell’amore coniugale, fedele e stabile, tra un uomo e una donna si può edificare una comunità degna dell’essere umano” DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI AI RAPPRESENTANTI PONTIFICI IN AMERICA LATINA, 17 febbraio 2007
[2] G.LEOPARDI, Canti. Aspasia, vv. 33-34.
[3] C.S. LEWIS, Sorpreso dalla gioia, Jaca Book, Milano 2002, p. 160
[4] Citato  da don Julian Carron all’Incontro mondiale delle famiglie, Valencia 6 luglio 2006
[5] “Amare un essere significa dirgli: tu non morirai”. G.MARCEL, Tu non morirai,  Casini, Roma 2006