Quando ho conosciuto don Savino – di Giuliana Sala

Ho conosciuto don Savino quando è diventato parroco a Corsico. Per me don Savino è stato un padre non solo nella fede e non è stato facile per me affrontare la sua morte. Subito dopo averci lasciato sono stata assalita dalla paura e da un grande senso di solitudine. Mi chiedevo: come farò senza la sua guida, la sua presenza, la sua paternità? Mi sono sentita immediatamente perduta. Dicevo al Signore: perché me lo hai tolto, sai bene che senza la sua guida io non cammino, tu mi conosci bene, conosci la mia fragilità, sai che non ci vuole nulla perché mi scoraggi e mi perda. Mi hai già tolto mio papà, perché ora anche lui?
Mentre ero presa da questi pensieri negativi, tuttavia qualcosa di nuovo stava succedendo: piano piano, circostanza dopo circostanza ho incominciato a percepire sempre più la sua presenza (di don Savino e del Signore), il suo occuparsi di me, il suo prendersi cura ancora di me, perché sono iniziate ad accadere delle cose, dei fatti che mi hanno permesso di scoprire giorno dopo giorno sempre di più l’abbraccio del Signore e il suo sguardo d’amore su di me, di quell’amore che è poi compassione nel senso più alto della parola.

E infatti…. a dieci giorni dalla morte di don Savino ricevo una mail di suo fratello Luigi (inaspettata perché allora conoscevo pochissimo Luigi) che mi chiede di collaborare al blog dedicato a don Savino, mettendomi a disposizione l’archivio informatico di suo fratello. Oggi posso dire che questa proposta è stata il primo balsamo che il Cielo ha versato sulla ferita del distacco. La gioia e la sorpresa per questa proposta, che è arrivata, torno a dire, assolutamente inaspettata, hanno immediatamente reso evidente una cosa sola e cioè che don Savino dal Cielo, “chiedendomi” di fare questa cosa, voleva in realtà semplicemente farmi sentire ancora la sua presenza e la sua vicinanza…
E così mi sono ritrovata, senza quasi neppure sapere come, a lavorare sui suoi scritti, omelie, articoli, lettere, riflessioni… Nei sui scritti sentivo forte il suo essere ancora lì con me e questa lettura generava sempre più la sensazione di essere avvolta da una infinita Tenerezza che mi raggiungeva mostrandomi la cura che il Signore ha per me e per ogni sua creatura.

Ma questo era solo il primo dono che il Signore aveva in serbo per me (ne riserva a ciascuno di noi, il problema è riuscire a riconoscerli). Il progetto del libro, dedicato a don Savino e al quale ho lavorato con Luigi e Manuela, nato quasi in contemporanea al blog, mi porta infatti inaspettatamente, nel giorno del compleanno di don Savino 5 aprile, ad approfondire la conoscenza di una persona che conoscevo di fatto in modo assai superficiale, direi solo di vista: Manuela appunto.
Ed ecco il secondo miracolo: nel giro di pochissimo io e Manuela ci siamo ritrovate dentro un rapporto di profonda amicizia, bruciando tutte le tappe che attraversa la costruzione di un rapporto. Questo grazie sicuramente ad una grande affinità e direi soprattutto grazie al fatto che abbiamo un vissuto molto simile rispetto all’esperienza di “figliolanza adottiva” vissuta con don Savino, tanto che ci siamo sentite da subito sorelle anche perché, passatemi l’espressione, figlie dello stesso padre.
E’ apparso subito chiaro ad entrambe che don Savino stava “usando” il libro perché ci voleva mettere una accanto dell’altra, perché dividessimo a metà la sofferenza che stavamo attraversando, perché ciascuna delle due portasse un po’ il fardello dell’altra in questa esperienza di lutto e di perdita. Vi confesso che nella mia vita non mi è mai capitato di incontrare una persona con la quale nel giro di pochissimo tempo riuscissi ad instaurare un rapporto di condivisione così profonda e intensa, in una fusione di sentire e di pensare raro da vivere. Davvero l’amicizia fa di due anime un’anima sola. Proprio quell’amicizia di cui don Savino mi aveva tante volte parlato e di cui SPERAVA e DESIDERAVA fortemente potessi un giorno fare esperienza: eccola qui questa amicizia, neanche il tempo di arrivare in Cielo salutare i suoi di amici, e subito al lavoro per me, per Manuela e per ciascuno di noi.
E Manuela il mio fardello di sofferenza lo ha alleggerito anche presentandomi al suo gruppetto di sdc, che mi accoglie a subito con un abbraccio collettivo.

E qui arriva la terza sorpresa, che – superato il contraccolpo emotivo un po’ frastornante – vorrei provare a vivere per quello che è, e cioè l’ennesimo segno richiamante di quella tenerezza e di quella presenza a cui facevo riferimento prima: nel gruppo di amici nel quale mi porta Manuela mi viene presentata una persona che per varie ragioni mi ha immediatamente ricordato, anche per una spiccata somiglianza fisica, il mio papà.
Quanta tenerezza in tutto questo!!! Ma quale madre o padre sulla terra può avere tutta questa tenerezza, tutta questa cura e attenzione nel leggerti dentro, nel raccogliere e nel rispondere a tutti i tuoi desideri più profondi?

Don Savino non c’è più, ma la mia rabbia iniziale e la mia sofferenza si stanno trasformando giorno dopo giorno in gratitudine per l’esperienza di amore e cura che sto facendo, perché davvero il Signore sa farci vivere come un dono anche ciò che umanamente ci sembra essere un dolore o una fatica, trasformando in cammino i momenti e le fasi della vita in cui quello che accade sembra volerti fermare e lo scoraggiamento ti paralizza.

Sento verissime le parole che ha scritto Paolo: “Il Signore per farci capire una cosa non ci fa un discorso, ma ci fa fare esperienza di quella cosa”.
Faccio mia una frase di don Giussani sulla quale Emilio ha richiamato in questi giorni la nostra attenzione: «Una positività totale nella vita deve guidare l’animo del cristiano, in qualsiasi
situazione si trovi, qualsiasi rimorso abbia, qualsiasi ingiustizia senta pesare su di sé, qualunque
oscurità o inimicizia lo circondi, qualunque morte lo assalga, perché Dio, che ha fatto tutti gli esseri, è per il bene. Dio è l’ipotesi positiva su tutto ciò che l’uomo vive, anche se questa positività sembra
talvolta essere vinta in noi dalle tempeste della vita».