
Mio padre è stato per me l’assassino
27 Gennaio 2019
Ritratto della mia bambina
27 Gennaio 2019Questo sonetto di Umberto Saba, tratto dal “Canzoniere”, rappresenta una delle espressioni più genuine e intime della poesia italiana del Novecento.
Analisi della poesia Quando nacqui mia madre ne piangeva di Umberto Saba
Saba ha un talento straordinario nel trasformare le esperienze personali in poesia che risuona a livello universale. Il poema ruota attorno al tema dell’infanzia e delle origini, offrendo una riflessione che, partendo dall’autobiografico, si eleva a una meditazione sulla condizione esistenziale. La forma del sonetto, tradizionale per eccellenza, viene usata da Saba non per creare una distanza classica, ma per dare ordine e contenere un materiale emotivo di grande intensità.
Quando nacqui mia madre ne piangeva,
sola, la notte, nel deserto letto.
Per me, per lei che il dolore struggeva,
trafficavano i suoi cari nel ghetto. 4
L’apertura “Quando nacqui mia madre ne piangeva” ci introduce subito a un paradosso fondamentale: la nascita, un evento che dovrebbe portare gioia, è invece accompagnata dal dolore della madre. La descrizione “sola, la notte, nel deserto letto” amplifica il senso di solitudine e abbandono che circonda questo inizio di vita. L’aggettivo “deserto” riferito al letto matrimoniale non solo suggerisce l’assenza fisica del padre, ma anche una mancanza di affetto che segnerà profondamente l’esistenza del poeta.
Da sé il più vecchio le spese faceva,
per risparmio, e più forse per diletto.
Con due fiorini un cappone metteva
nel suo grande turchino fazzoletto. 8
Nella seconda quartina, Saba introduce la dimensione sociale ed economica della sua famiglia ebraica triestina. I “cari nel ghetto” che “trafficavano” per la madre e il bambino evocano una solidarietà comunitaria che cerca di compensare l’assenza paterna. La figura del “più vecchio” che “da sé le spese faceva, per risparmio, e più forse per diletto” rivela quella mescolanza di pragmatismo e affetto tipica del mondo piccolo-borghese di Saba.
L’immagine del “cappone” avvolto “nel suo grande turchino fazzoletto” con “due fiorini” porta una nota di quotidianità che è caratteristica della poetica di Saba. Questi dettagli, apparentemente banali – i fiorini, il fazzoletto turchino, il cappone – si caricano di significato, diventando simboli di un mondo povero ma vitale, dove i gesti semplici assumono significato affettivo.
Come bella doveva essere allora
la mia città: tutta un mercato aperto!
Di molto verde, uscendo con mia madre, 11
La prima terzina segna un cambiamento di tono con l’esclamazione “Come bella doveva essere allora la mia città: tutta un mercato aperto!”. Trieste viene idealizzata attraverso i ricordi d’infanzia, presentata come un luogo vibrante di attività commerciale e umana. L’espressione “tutta un mercato aperto” non si limita a descrivere l’aspetto economico, ma dipinge un’immagine di apertura, scambio e vivacità sociale, in netto contrasto con la chiusura del “deserto letto” iniziale.
Il ricordo del “molto verde” visto “uscendo con mia madre” introduce una nota di tenerezza e protezione materna, che attenua la malinconia predominante. L’inciso “io, come in sogno, mi ricordo ancora” svela la particolarità di questi ricordi infantili, sospesi tra realtà e idealizzazione, caratterizzati da quella luminosità irreale che spesso il passato assume nella memoria.
io, come in sogno, mi ricordo ancora.
Ma, di malinconia fui tosto esperto;
unico figlio che ha lontano il padre. 14
La conclusione del sonetto riporta bruscamente alla realtà presente: “Ma, di malinconia fui tosto esperto; unico figlio che ha lontano il padre”. La congiunzione avversativa “Ma” segna il passaggio dalla dimensione onirica del ricordo alla consapevolezza dolorosa. L’espressione “fui tosto esperto” indica che la malinconia non è stata acquisita gradualmente, ma si è imposta precocemente come una condizione esistenziale.
La definizione “unico figlio che ha lontano il padre” racchiude in poche parole una condizione che attraversa tutta l’opera sabiana. Non si tratta solo di assenza fisica, ma di una mancanza strutturale che segna l’identità stessa del poeta. L’aggettivo “lontano” è particolarmente significativo: non “morto” o “assente”, ma “lontano”, suggerendo una distanza che potrebbe essere colmata, ma che in realtà non lo è mai stata.
Il linguaggio di Saba qui mostra quella “prosa in versi” che il poeta stesso teorizzava: un’espressività naturale che non sacrifica la precisione poetica. La sintassi è semplice, quasi colloquiale, ma ogni parola è scelta con cura e carica di significato. L’uso del sonetto non è puramente classico, ma funzionale: la forma chiusa serve a contenere e strutturare un materiale emotivo che rischia sempre di traboccare in una confessione diretta.
Conclusione
Questo componimento incarna perfettamente la poetica sabiana del “dire tutto”, di un’onestà esistenziale che non ha paura di affrontare anche gli aspetti più dolorosi dell’esperienza. La bellezza non nasce dall’idealizzazione, ma dalla capacità di trasformare poeticamente il dolore senza tradirne la verità umana.
La dimensione autobiografica non si riduce mai a un mero autoriferimento: attraverso la sua esperienza personale, Saba riesce a toccare temi universali dell’esistenza umana. Il tema dell’assenza paterna, la solitudine materna e la malinconia precoce di un’infanzia segnata dalla mancanza diventano simboli di una condizione esistenziale che va oltre il caso individuale, assumendo un valore paradigmatico.

Statua bronzea di Umberto Saba
Testo della poesia Quando nacqui mia madre ne piangeva di Umberto Saba
Quando nacqui mia madre ne piangeva
di Umberto Saba

Quando nacqui mia madre ne piangeva di Umberto Saba
Quando nacqui mia madre ne piangeva,
sola, la notte, nel deserto letto.
Per me, per lei che il dolore struggeva,
trafficavano i suoi cari nel ghetto. 4
Da sé il più vecchio le spese faceva,
per risparmio, e più forse per diletto.
Con due fiorini un cappone metteva
nel suo grande turchino fazzoletto. 8
Come bella doveva essere allora
la mia città: tutta un mercato aperto!
Di molto verde, uscendo con mia madre, 11
io, come in sogno, mi ricordo ancora.
Ma, di malinconia fui tosto esperto;
unico figlio che ha lontano il padre. 14
Poesie della biografia di Umberto Saba: un esempio da Autobiografia




