Quando sarà migliore il mondo? Cosa lo rende buono? – di don Savino Gaudio

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     Quando sarà migliore il mondo? Cosa lo rende buono?[1]
Queste domande che si fa il Papa, sono le stesse domande che emergono dal nostro cuore.
Dal cuore delle mamme in apprensione per i loro figli che si affacciano in una società che sembra non avere più regole.
Dal cuore di tanti di noi – cristiani e non – sgomenti di fronte a quello che è successo all’Università La Sapienza.[2]
Dal cuore di tante Famiglie, preoccupate non solo del salario per arrivare a fine mese, ma a volte impaurite di fronte alle difficoltà di tessere rapporti e legami umani per la diffidenza che ci inculcano dicendoci tutti di “non aprire la porta a nessuno”.
“Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito” ci ha detto il nostro Arcivescovo Tettamanzi, rivolgendosi alle famiglie che hanno avuto grandi problemi.
Ma mi piace rivolgere quest’annuncio di speranza a tutti.
Tutti noi, infatti, abbiamo bisogno di guardare con positività la vita, tutti abbiamo bisogno di convertirci, di imparare, di cambiare il cuore; tutti abbiamo bisogno di aprirci alla possibilità che una Novità possa ancora entrare nel “mio” mondo.
La Chiesa, con la Quaresima e la Pasqua, ci rifà l’annuncio che l’Autore della bontà e della speranza è tra noi: Gesù Cristo.
E allora, forse, tutti possiamo aprirci alla possibilità che la Fede nel Signore della vita ci possa essere donata o ridonata come un’alba nuova di un nuovo giorno: il giorno in cui questo mondo diventa migliore e buono.

 


[1] Lettera Enciclica “Spe Salvi” del Sommo Pontefice Benedetto XVI, novembre 2007, paragrafo 30

[2] Il 20 novembre 2007 il rettore dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza invitò papa Benedetto XVI affinché inaugurasse l’anno accademico, il 17 gennaio. Contro la decisione del rettore nacque una controversia sull’opportunità dell’invito. A seguito delle proteste espresse da numerosi docenti e studenti la Santa Sede decise di declinare l’invito.

articolo pubblicato sul numero di novembre 2007 de “Uno Sguardo in Dergano”
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