Ragazzi e televisione

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tema svolto

Traccia:

Rifletti sul tempo passato dai giovani davanti alla televisione

Svolgimento:

Il Distretto sanitario di Arona della Asl no. 13, nell’ambito delle attività di promozione della salute, ha effettuato un’indagine con l’obiettivo di conoscere nei pre-adolescenti e negli adolescenti la modalità di utilizzo e il tempo dedicato a tv e mass-media.

I dati emersi più significativi emersi sono i seguenti: il 51% delle famiglie ha tre o più televisori in casa (19% più di tre, 13% uno, 36% due); emerge una singolare coincidenza fra la percentuale dei ragazzi e dei genitori con la televisione collocata nella propria camera (47%), quasi a sottolineare l’influenza del modello genitoriale; nell’ 84% dei casi ai ragazzi capita di restare soli davanti alla tv (nel 54% anche dopo le 22:30), in situazione di totale autogestione del telecomando.

Corposa (pari al 45%) la percentuale dei ragazzi che mentre guarda i programmi televisivi mangia merendine, dolciumi e snack salati: […] Molto diffusa è l’abitudine di consumare i pasti con l’apparecchio televisivo acceso (a cena avviene sempre nel 49% dei casi) – si legge sempre nella nota dell’Asl – a discapito del dialogo e della comunicazione interpersonale, ma anche della percezione della sazietà. Il tempo libero dei ragazzi è così ripartito: davanti alla tv circa il 50% trascorre da 2 a 3 ore; utilizzano il computer il 62% dei ragazzi, dedicando un’ora circa nel 49% dei casi; una percentuale inferiore (37%) si collega ad internet; un’altra delle attività preferite sono i videogames (il 63% possiede una playstation), cui in media dedica circa un’ora al giorno.

Le statistiche dicono che alcuni adolescenti passano in un giorno più ore davanti alla tv che non sui banchi di scuola. Il fenomeno è preoccupante, anche perché la qualità delle trasmissioni televisive non è sempre delle migliori, a causa, per esempio, della violenza di alcune trasmissioni. Film, telefilm e anche telegiornali trasmettono immagini violente a tutte le ore della giornata, tanto che a dieci anni di vita già un ragazzo rischia di aver assistito a migliaia di morti sullo schermo. Inoltre alcune trasmissioni di intrattenimento sono parecchio stupide o volgari, per non parlare della pubblicità che rischia di rimbambire tutti con le sue proposte assillanti e che tendono ad alterare la conoscenza delle cose, presentandoci un mondo e una società che non corrispondono a quella reale. Inoltre per alcuni giovani i videogiochi sono una mania che, invece di sviluppare abilità e riflessi, rischia di trasformarli in persone poso consapevoli della realtà che li circonda. Di fronte a tutto questo si possono prospettare due tipi di rimedi. Uno potrebbe prevedere un controllo più serrato, a monte, della programmazione televisiva, un aumento delle precauzioni (del tipo segnalazione di programmi non adatti, ecc…) e delle sanzioni, che potrebbero andare dalla pubblica ammissione di colpa a pene pecuniarie. L’altro rimedio, quello immediato e che non ha bisogno di lunghi iter parlamentari, è quello che genitori, educatori, ecc… tornino a stare di più con i ragazzi, magari vedendo e giudicando insieme con loro i programmi televisivi o proponendo alternative significative. Forse questo secondo rimedio sarebbe davvero più efficace, poiché quello che rende i giovani più autonomi e più riflessivi non è la presenza o meno della televisione, ma l’esempio di qualcuno che gli mostra cosa vuol dire essere adulto.

Notabene: l’ispirazione per l’elaborazione di questo tema è venuta leggendo il seguente tema Più che TV che scuola per gli adolescenti. Si rimanda al sito www.skuola.net, sul quale è pubblicato quel tema, per altro materiale didattico gratuito e utilissimo per studenti e docenti.

 

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