Richiesta di tecnici dalle aziende


ignorata dalle scuole

Le aziende cercano 30mila tecnici ma i corsi professionali sono nel caos
La Repubblica – 25 gennaio 2010
di Davide Carlucci e Franco Vanni
Milano
La Confidustria vuole più corsi professionali ma il settore in Lombardia è nel caos. L´associazione degli imprenditori, con una campagna di incontri nelle scuole medie, vuole convincere gli studenti lombardi a iscriversi negli istituti tecnici e professionali con la speranza che siano formate quelle figure professionali che le imprese non trovano. Secondo le ultime stime ci sarebbero 30mila posti vacanti di tecnici specializzati nella regione. Venerdì Confindustria aprirà un sito Internet dedicato «al bello di lavorare nell´industria», e farà centinaia di interventi nelle classi, distribuendo opuscoli e gadget ai ragazzi. Ma se l´azienda chiede, la scuola non ha risposte. E il tempo stringe. Le iscrizioni per il prossimo anno si aprono fra dieci giorni, ma la riforma Gelmini degli istituti tecnici e professionali è ferma alla Camera. E i presidi, che non sanno quali corsi potranno attivare a settembre, non sono in grado di dare informazioni alle famiglie dei futuri studenti.
Per Corrado Barachetti, segretario regionale di Flc Cgil, «i genitori potrebbero avere timore a iscrivere i figli in istituti che saranno rivoluzionati, non si sa in che modo». Con una probabile corsa all´iscrizione ai licei e ai corsi di formazione regionali, a discapito di quell´istruzione tecnica che per Alberto Barcella, presidente di Confindustria Lombardia, «è per gli studenti un´opportunità di crescita e realizzazione personale, e un patrimonio di cui l´economia lombarda ha urgente bisogno». I presidi dei 500 istituti tecnici e professionali lombardi (170 fra Milano e Provincia) non sanno ancora quali materie saranno insegnate nelle loro scuole e quali indirizzi di studio sarà possibile attivare. La riforma, che dovrebbe riguardare solo le prime classi, senz´altro porterà da 50 a 60 minuti la durata di ogni lezione e ridurrà a 32 il numero massimo di ore di scuola a settimana, contro le attuali 36-40. Ma non si sa quali saranno le discipline sacrificate. Nel timore di tagli, e nell´imbarazzo di non sapere quale offerta proporre alle famiglie, le scuole protestano. Nei blog su Internet, decine di presidi e insegnanti esprimono preoccupazione per il nuovo assetto, e ci sono scuole che hanno fatto proteste cl’amorose. L´Itsos di Cernusco sul Naviglio ha organizzato una fiaccolata “contro la riforma che ucciderà i laboratori” e il professionale Caterina Da Siena, in viale Lombardia, ha raccolto i genitori denunciando la possibilità che l´indirizzo di grafica sia soppresso, con la preside Clara Magistrelli che parla di «una riforma che rischia di cancellarci». I sindacati della scuola oggi incontreranno l´assessore regionale all´Istruzione Gianni Rossoni. Barachetti al Pirellone chiederà «l´assicurazione che la riforma non sia una scusa per chiudere scuole e accorparle con altre». Ma Rossoni frena: «Al momento possiamo solo aspettare il testo della riforma – dice – tutto slitta dopo il 31 gennaio».