Riforma approvata

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per la disponibilità alle correzioni. Ma le passerelle? E le regioni?

Sulla riforma vorrei sottolineare alcuni aspetti positivi, ma vorrei anche fare due appunti.

A chi obietta che questa della Gelmini non è una vera riforma, dico di aspettare qualche anno, per poi dirmi se la nuova organizzazione dei licei non avrà portato un cambiamento rispetto alla struttura gentiliana, se il passaggio dai programmi alle indicazioni nazionali non modificheranno radicalmente il lavoro quotidiano del docente.

Certamente quella di Berlinguer e quella di Moratti-Bertagna erano riforme più radicali, ma il motivo per cui non sono state approvate forse è proprio questo.

Inoltre, si trattava di leggi monolitiche, che non erano aperte alle correzioni. Prendere o lasciare, e sono state lasciate.

Tutti quelli che continuano ancora adesso, a mio parere ipocritamente,  ad affermare che anche Gelmini non ha sentito nessuno, è andata avanti per la sua strada, dovrebbero ricredersi, ma non lo faranno mai.

Persino nelle ultime ore sono state introdotte la geografia nei tecnici ed un indirizzo informatico nel tecnico-economico (il vecchio ITC programmatori).

La scelta giusta del ministro è stata quella di non ignorare i ritocchi fatti da Fioroni, di mantenere le commissioni per i tecnici e professionali insediate con il governo del centro-sinistra, di ascoltare le associazioni, e i loro suggerimenti.

Infatti, la riforma è nell’interesse dei nostri giovani, al di là degli schieramenti politici.

Del resto, perfino Berlinguer e Bertagna, giustamente indignati perché lo spirito profondamente innovatore delle loro leggi è stato snaturato, devono ammettere che almeno qualcosa delle loro intuizioni si ritrova in questo provvedimento gelminiano.

Certo, qualche appunto lo farei anch’io, ma non è un appunto riguardante i tagli alle spese.

Questo, cioè il taglio delle spese, scusate, ma sta nella realtà delle cose.

Due erano le alternative: o si continuava con la scuola centralizzata, statalista, con un organismo che si autoalimentava e che stava diventando incontrollabile, oppure si doveva incominciare a snellire questo pachiderma, in qualche modo.

L’esempio di chi, come la Spagna, ha continuato a moltiplicare la spesa pubblica, e adesso si trova nelle condizioni economiche già ricordato in un altro articolo, è lampante.

E le passerelle?

Comunque, il primo appunto che vorrei fare riguarda l’assenza di passerelle da una scuola all’altra.

Secondo me occorre garantire la possibilità, per un alunno, di ripensare alle scelte in corso d’opera, di passare da un percorso ad un altro, di crearsi un proprio percorso di studi, finalizzato alle proprie attitudini.

A questo riguardo, c’erano alcuni fra i progetti più innovativi di Berlinguer e di Bertagna.

Forse, vista la ricentratura sul core curriculum (Italiano, Matematica, Scienze) in vista di OCSE-PISA, non conviene riproporre l’improponibile, ma almeno una maggiore facilità nel passaggio da un corso di studi ad un altro, una maggiore attenzione ai progetti di vita e alle esigenze di cambiamento continuo dei giovani poteva esserci.

Non lo chiedo io, ma lo chiede l’Europa.

Alla base di questo c’è lo stesso imperativo morale che  mi porta ad accettare l’emendamento sull’apprendistato:  CHE NESSUNO SI PERDA!

Cioè che nessuno viva la scuola come una gabbia, che nessuno si trovi per strada, vittima dell’inattività o di altri peggiori nemici.

E le Regioni?

Infine, perché non esplicitare, già nei regolamenti della scuola secondaria, il ruolo esclusivo delle Regioni nel campo dell’istruzione e formazione professionale.

Non lo chiedo io, ma lo chiede la Costituzione, così come è stata modificata negli artt. 117 e 118. Lo chiede la Corte Costituzionale (sentenza del 2004).

Che in una legge sulla scuola compaia ancora solo lo Stato, e non compaiano le Regioni, mi sembra una cosa un po’ anacronistica.

Conclusioni

Certamente dico queste cose non per accodarmi al coro delle critiche sterili (ce ne sono già fin troppe).

Anzi, faccio questi due appunti per dare un suggerimento, fiducioso che su questi aspetti, come su altri in passato, il ministro potrebbe dimostrare attenzione, dal momento che abbiamo capito tutti che la riforma è un processo lungo e continuamente perfettibile, come detto nell’esordio di quest’articolo, come un sito web che si aggiorna continuamente, e vale la pena di costruirlo insieme.

Luigi Gaudio

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