Ricordando Cesano Boscone – intervista a Don Savino

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Qual è stata la tua prima impressione, una volta giunto a Cesano nel 1978?

Prima di giungere a Cesano, ero stato 6 anni coadiutore a Baranzate di Bollate, una realtà molto particolare e decisamente diversa da quella di Cesano Boscone. Mi è sembrato quindi di passare, da una periferia piccola a una periferia grande, da un oratorio nato dal niente a una Parrocchia generata da secoli di tradizione di Fede e Santità.

Qual è stata la differenza principale che hai colto rispetto alla tua parrocchia precedente?

Tante sono le differenze, ma uguale la passione che mi ha entusiasmato fin dal primo giorno. Incontrare tutti i giovani di Cesano per fare con loro un’esperienza di quella bellezza che avevo incontrato anch’io: questo è ciò che mi sempre guidato.

Con quale approccio ti sei avvicinato ai giovani cesanesi?

L’approccio iniziale non escluse nessun ambiente dove poter incontrare i giovani: dalle giostre, ai parchetti, dalla piazza fino, soprattutto, alla scuola.

Alcuni giovani miracolosamente rimasero incuriositi da questa compagnia nuova che si chiamava semplicemente: “comunità”.

Ci potevano stare dentro tutti senza distinzione di ceto, problemi personali, ecc …

Che cosa caratterizzava i giovani in quegli anni?

C’era in quegli anni un forte bisogno di dare risposte alle domande che il movimento del sessantotto aveva messo a tema, ma che non era riuscito a soddisfare con risposte adeguate.

Domande di senso, di compagnia, di scopo della vita: questo è ciò che determinava la ricerca dei giovani in quegli anni.

E’ proprio a queste domande che la Comunità Cristiana è stata la risposta.

Potresti spiegare meglio in cosa consiste questa risposta?

La risposta al senso della vita era dentro un’amicizia.

Il tentativo era quello di accompagnare i giovani in tutte le vicende della loro vita.

Quello che affascinava me e i giovani era ed è l’orizzonte della Fede, cioè la capacità di abbracciare ogni aspetto della realtà per scoprirne la traccia che ci rimanda al Mistero.

Per questo, chiosando un vecchio detto di Terenzio: “nulla di ciò che è umano è estraneo”, tutto diventava oggetto di indagine per riconoscere quella “traccia”.

Spiega meglio, se puoi

Era impressionante il susseguirsi e il moltiplicarsi di iniziative, di temi e argomenti che abbracciavano tutti gli interessi dei giovani: dall’arte, alla musica, al cinema, allo sport, al teatro, senza escludere l’interesse per il sociale, il desiderio di fare delle vacanze insieme, fino all’aiuto concreto nello studio e nella ricerca del lavoro.

La scoperta della proposta cristiana era la risposta al compimento di tutte le esigenze umane.

Ciò che era evidente è che l’essere cristiano per un giovane era più bello e più conveniente.

Cosa dimostra che questa non è stata solo una parentesi giovanile?

La verifica di questo, nella mia vita e in coloro che hanno preso sul serio questa avventura, è che non vi è circostanza e condizionamento che possano cancellare questa esperienza, neanche l’età e il tempo che passa con problemi nuovi che si affacciano nella vita delle famiglie.

Si è proprio avverato, nel trascorrere degli anni, la promessa che ci aveva affascinato all’inizio: “chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna” (Mt. 19,29)

Perché come dice San Paolo nella lettera ai Romani (Rm 11, 26).): “I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”.

Intervista a don Savino – 21 marzo 2009

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