Rifiuti tossici

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tema svolto

Traccia:

“Parla un boss: Così lo Stato pagava la ‘ndrangheta per smaltire i rifiuti tossici”  questo è il titolo di un articolo de L’espresso del 2 giugno 2005, in cui è contenuto un memoriale di un ex-boss della ‘ndragheta che confessa di aver incassato soldi per conto addirittura di un ex ministro della Difesa. Il suo compito era quello di nascondere bidoni di rifiuti tossici in zone della Calabria da individuare, e in un secondo tempo anche di trasportare altri rifiuti in Africa. Cosa sai del problema dello smaltimento dei rifiuti tossici (fanghi, scorie radioattive, ecc…)?

Svolgimento:

La società dei consumi produce sempre più rifiuti, e questo è un problema noto a tutti. In certe regioni vi è una grande difficoltà a smaltirli, o a trovare luoghi adatti per le discariche. Ma cosa succede se a smaltire rifiuti è un ospedale, un’industria farmaceutica o chimica, o, peggio ancora, un’industria che deve scartare rifiuti nucleari? Il costo dello smaltimento di questi rifiuti, ovviamente a causa delle particolari norme di tutela della salute pubblica, si alza notevolmente, fino a che qualcuno non ha pensato di aggirare l’ostacolo. Sono state utilizzate a questo scopo le cosiddette carrette del mare, navi destinate all’affondamento, ma che non portano sui fondali solo la loro vecchia carena. Alcune inchieste, supportate da memoriali come quello citato nella traccia, portano alla consapevolezza che il materiale radioattivo di scarto, come Uranio, Cadmio, Mercurio, Cesio, Niobio e Stronzio, veniva stoccato in grandi fusti, momentaneamente conservato in fabbriche o centri dell’ENEA, per poi essere nascosti, con la complicità di Mafia, Camorra o ‘Ndrangheta, in alcuni luoghi sperduti del meridione, oppure, appunto, affondati insieme a navi vecchie e fatiscenti. Ad esempio, nel 1995 una vecchia nave, la Jolly Rosso, evidentemente destinata ad essere affondata con un carico scomodo, dopo che l’affondamento non era riuscito, si arenò sulla spiaggia di Amantea in Calabria, senza neanche un membro dell’equipaggio. Infatti, queste carrette del mare venivano prima evacuate dal personale, in modo che sul fondo ci andassero solo con il carico “pesante”. Altre volte, le navi venivano indirizzate, per esempio, al largo della Sierra Leone o di qualche altro stato africano. Qui venivano sparati i fusti in fondo al mare, attraverso dei siluri. Drammatica la scena che si è presentata sulle spiagge della Somalia dopo il maremoto dell’Oceano Indiano del 26 dicembre 2004. Infatti le onde prodotte dallo tsunami hanno scoperto e distrutto dei fusti, interrati nella sabbia della battigia somala, che contenevano rifiuti tossici e sparso tutto il loro contenuto. La cosa più vergognosa, però, è che certi governi, italiani e non, conoscevano la situazione e non facevano nulla per ovviare al disastro ecologico. Anzi, preoccupati anch’essi di piazzare enormi quantità di materiali pericolosi, contattavano faccendieri, che tenessero i rapporti con la malavita. Infine, mi chiedo allora se sono più tossici, per una nazione, certi “rifiuti umani” oppure quelle sostanze generalmente chiamate tali.

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