Rileggendo il Decameron – Unione in diversità. L’amore e le donne – prima e quinta novella della quarta giornata

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Motto: “Amor, ch’a nullo amato amar perdona.”

                                        – Inferno, V, vv. 103, Divina Commedia, Dante Alighieri

Parliamo di Boccaccio, delle donne e dell’attualità del discorso letterario, della sua applicabilità nel mondo contemporaneo.

La tema della terza giornata prepara in un modo il tirreno per quello che succederà di seguito in quanto si accenna sul “raggiungimento dell’oggetto di desiderio[1]”, il cambiamento essendo il fatto che l’oggetto, nel caso della quarta giornata, sarà l’amore, sfortunatamente da esito tragico, infelice. Già nell’introduzione dell quarta giornata, Boccaccio si rivolge al suo pubblico, interviene per difendersi dalle accuse fatte sulla sua opera. Lo fa tramite una novelletta, chiamata la novella delle papere da cui si può estrarre uno dei principi boccacciani essenziali, cioè che “è naturale che lui si interessi alle donne e all’amore[2]”, e che “seguire l’amore significa agire «naturalmente»[3]. Il re della giornata non è scelto a caso, essendo Filostrato, per etimologia: colui che è abbattuto, sconvolto dall’amore.

Per la mai analisi, ho scelto due novelle accomunate da vari tratti, la prima, narrata da Fiammeta, di Tancredi e Ghismunda, e la quinta, narrata da Filomena, di Lisabetta da Messina. Sono le donne di Boccaccio, su cui ci parla già nel Proemio, “ristrette da’ voleri, da’ piaceri, da’ comandamenti de’ padri, delle madri, de’ fratelli e de’ mariti, il più del tempo nel piccolo circuito delle loro camere racchiuse”, per cui scrive e di cui condivide il pensiero, espresse sopratutto tramite questi due figure femminili, di Ghismunda e Lisabetta.

Sia nel caso dell’una, che dell’altra “un’autorità maschile vuole impedire alla donna il matrimonio[4]”, anche se le ambientazioni sono diverse: nella prima novella, “l’ambientazione sociale dei corti, dei palazzi, dei nobili, [nella seconda] l’ambientazione borghese[5]”. Si accomunano per il fatto che si tratta di autorità dentro la famiglia: il padre di Ghismunda e i fratelli di Lisabetta. La ragione per cui alle donne viene vietato il diritto di amare sono legati per entrambe al rango: per Ghismunda, il problema era di “aver scelto un uomo che non è nobile da nascita[6]”, Guiscardo, mentre Lisabetta sceglie di amare Lorenzo, “un proletario, nullatenente[7]”. Ci si può trovare, a mio parere, una differenza nella natura delle ragioni dei loro familiari. Si sa comunque che “ in tutte le novelle l’esito tragico è dovuto alla differente provenienza professionale o di ceto[8]”. Anche se sia il padre che i fratelli sono preocuppati per qualcosa di superficiale, il rango oppure le ricchezze, nella figura paterna di Tancredi, gli studiosi hanno trovato anche una ragione interna, tramite un’analisi piuttosto dal punto di vista psicologico. Quindi, per i fratelli saranno più importanti gli aspetti economici, e lì si ferma il motore delle loro azioni, per Tancredi capita qualcosa di diverso. Nel modo di comportarsi del “signore assai umano e di benigno ingenuo” si può distinguere una contradizione (gli episodi in cui piange sono di maggior importanza). Anche se crudele, il padre, come la figlia pure, era vedovo. Psicanalicamente, si può dire che questo concepiva “una passione incestuosa per la figlia (anche all’inizio), non volendo farla sposare di nuovo, però non potendo confessarsi[9]” deve tener tutto dentro di se. Personalmente, non direi che la passione fosse di natura incestuosa, ma paterna, un’amore esagerato per la figlia che il padre non vuole concedere all’altro perche solo così, se starà sempre con lui, potrebbe rassicurarsi che la figlia starà bene.

Fig.1

Accanto all’Amore, una delle “forze che animano e regolano la vita degli uomini[10]”, è la Fortuna, il caso. Per quanto riguarda queste due novelle, in entrambe il caso si rivela come il sorgente della tragicità delle storie. Prendiamo Ghismunda e il momento in cui Tancredi si rende conto dell’amore tra lei e Guiscardo: era a caso che questo si trovava nella sua stanza e per caso verrà a conoscere la realtà. Pure con Lisabetta succederà così, il fratello maggiore di questa scopre il rapporto che c’era tra la sorella e Lorenzo improvvisamente. Sempre nella sfera del caso si sviluppa un altro filone comune per entrambe le situazioni: l’ambiente dell’amore.

C’è una relazione dialettica tra “il dentro del fondaco, dove Elisabetta s’innamora stranamente di Lorenzo” e la grotta sotterranea dove Ghismunda incontra Guiscardo. Sempre in una chiave psicanalitica, consideriamo il concetto di repressione: “lo stato di repressione [‘Verdrängung’], in primo posto consiste collegato ad un negar accesso dell’istinto dentro quello che si considera il conscio[11]”.  Entrambi gli spazi d’incontro stanno metaforicamente per un’interiorità, incontrollabile e istintuale, l’amore stesso essendo così, ma anche per qualcosa che si reprime, si nasconde, perche inacettabile nella realtà esterna (sia le concezioni del padre che quelli dei fratelli). Anche se non si possono esteriorizzare, i sentimenti repressi vengono messi in atto in questi spazi bui, è lì che fiorisce l’amore, in quanto la “naturale presenza e fascinazione dell’eros[12]” non può essere cancellata dall’innamorato. Succederà lo stesso con gli oggetti dell’amore, presenti sia nella prima, che nella quinta novella.

Nel caso di Ghismunda, la coppa in cui sarà posto il cuore di Guiscardo, episodio che rimanda alla visione di Beatrice che mangia il cuore di Dante nella Vita Nova, avrà una grande importanza all’interno della novella: sia dal punto di vista strutturale, dando un valore circolare al racconto: “una giovane donna che dona il suo cuore, in senso metaforico, a un giovane cavaliere il cui cuore corporeo ella poi riceve come dono, spettrale e orrido pegno dell’amore paterno[13]”, che dal punto di vista dell’interpretazione psicanalitica, in quanto Ghismunda la chiama “dolcissimo albergo di tutti i miei piaceri, maladetta sia la crudeltá di colui che con gli occhi della fronte or mi ti fa vedere”. Sarà la coppa d’oro a simboleggiare il «ritorno del represso[14]», la differenza essendo il fatto che questo succede senza il desiderio di quelli che sono implicati direttamente nel rapporto amoroso, sarà Tancredi a mettere a luce quello che apparteneva all’interiore: il cuore come organo, ma anche il cuore come amore proibito, nascosto, tenuto dentro il rapporto dei due innamorati, ormai scoperto da un’autorità esterna. L’amore prende paradossalmente vita dopo la morte, cioè dopo il suicidio di Ghismunda, perche i due innamorati sono seppelliti insieme.

Pure nel caso di Lisabetta ci siamo messi di fronte ad un oggetto d’amore, in questo caso però essendo la testa di Lorenzo. Dopo averlo ucciso, i fratelli di Lisabetta seppellirono il maschio, senza che lei sapesse qualcosa. Dopo una visione che questa ha di Lorenzo, Elisabetta andrò a disseppellirlo. Dopo aver letto quest’episodio, ho pensato subito a quello che Derrida affermava nel libro I spettri di Marx sulle fantasmi: “la fantasma non muore mai, rimane sempre per venire e rivenire[15]”, come capita anche con il sogno di Lisabetta. Interessante da notare è “il tema del silenzio e l’agire tacitamente”: i fratelli non dicono nulla ne quando fanno l’atto, ne quando Lisabetta chiede informazioni su Lorenzo, e lei, a sua volta, non dice nulla su quello che fa: il viaggio e il vaso. Di seguito, Lisabetta disseppellisce il corpo di Lorenzo, scegliendo di spiccargli la testa per conservarla in un vaso. C’è anche un gioco semantico rispetto a quest’episodio: la scelta delle parole testa e testo (per il vaso), che mette in risalto una voluta ambiguità attraverso “uno spostamento lungo la linea del significante che mostra la densità dei significati in gioco, col corpo linguistico che rinvia, per catena metonimica, al corpo reale[16]”. Allegoricamente e analogicamente, la testa, sineddoche per Lorenzo, e le lacrime della donna “fungono da fertilizzante, rendono più fertile il terreno[17]” da cui fiorisce la pianta, come il loro amore era prima fiorito: sempre in un posto che sta per chiusura, per qualcosa di nascosto. Affascinante è la scelta della pianta del basilico, due tratti di esso essendo valorizzati di più all’interno della novella. Principalemte, il basilico era noto nella tradizione botanica come la più odorosa pianta. Questo tratto distintivo accenna anche sul fatto che il suo odore gioca un ruolo nel ricordarsi di qualcosa o qualcuno, ma anche un ruolo più pratico nel nascondere quello che c’era davvero dentro. Pure “la specificazione silermontano attribuita al basilico si dimostra dotata di una speciale forza evocativa, legata all’intreccio narrativo della sua novella. Si ricorderà infatti che il luogo in cui viene ucciso Lorenzo è descritto come «molto solitario e rimoto»: si tratta dunque di un terreno ideale per la crescita di questa specie di basilico[18]”. Da questi tratti si arriva ad un doppio significato della pianta del basilico “mentre il basilico si riferisce alla memoria dell’amante perduto, il silermontano coinvolge l’occasione storica in cui l’amante è stato ucciso[19]”. Un altra proprietà citata da Picone, che esso a sua volta trova nell’Herbal di John Gerarde è il fatto che era considerato come rimedio contro la malinconia e la sofferenza[20].

Anche se somiglianti nella loro attitudine verso l’amore, ci si può trovare un tratto che distingue le due figure femminili. Da una parte, Lisabetta piangerà in silenzio il suo amore, soffrirà, amerà continuamente però senza esprimersi, senza usar la parola, senza rivolgesi direttamente a quelli che l’hanno impedita ad avere Lorenzo, sia in vita che morto, e così morirà, “piagnendo si morì, e cosí il suo disavventurato amore ebbe termine;”. Dall’altra parte, Ghismunda userà la parola, “la donna pronuncia a difesa dell’amore, il centro del racconto è dunque occupato dalla figura della donna”. Il suo rivolgersi al padre da voce anche all’esperienza di Lisabetta, da voce al pensiero boccacciano, fa unione in diversità dell’opera, in quanto va “contro tutte le regole del suo tempo e pronuncia una appassionata difesa dei diritti e della libertà sessuale delle donne”. Quindi, se Lisabetta è “un esempio di quelle donne soggette al dominio maschile a cui Boccaccio dedica la sua opera”, Ghismunda ha parte da un altro trattamento perché “Boccaccio la presenta cosi bella, così saggia, così eroica e convincente che il lettore è portato a pensare che egli condivida pienamente il pensiero del suo personaggio”[21].

Anche se durante la quarta giornata, nella prima, quarta e decima novella “gli antagonisti vanno contro la natura, cercano di limitare i desideri naturali delle donne e nella prima e quinta giornata finiscono male (le donne muoiono come conseguenza della limitazione)[22]“, entrambe queste donne, riescono a dipingere “una celebrazione della donna, una donna non mobile, non volubile, ma molto determinata, con delle scelte ben precise, decise a portar avanti le scelte fino alla morte[23]”. A mio parere, la modernità e attualità del pensiero di Boccaccio dovrebbe farci spaventare: sia per la sua genialità, che per il fatto che tutto quello che pensava nei suoi tempi vale ancora per noi.

 

Fig.2

Bibliografia

  1. Boccaccio, Giovanni, Decameron, A. Quondam (a cura di), M. Fiorilla (a cura di), G. Alfano (a cura di), BUR Biblioteca Univ. Rizzoli; 1 edizione, 2013
  2. Derrida, Jacques, Specters of Marx, Taylor & Francis Ltd, 2006
  3. Fiorilla, Mauriio, Introduzione al Decameron, estratto, edizione Treccani

4.Freud, Sigmund, Complete Works, Repression, 1915, http://freudians.org/wp-content/uploads/2014/09/Freud-Repression-19151.pdf, la mia traduzione

  1. Picone, Michelangelo, La «ballata» di Lisabetta (Decameron IV, 5), Università di Zürich, Cuadernos de Filología Italiana ISSN: 1133-9527, 2001, n.º extraordinario: 177-191177
  2. Poletti, Federico, Fortuna letteraria e figurativa della Ghismonda fra Umanesimo e Rinascimento, «Studi sul Boccaccio», anno 2004, n. XXXII.
  3. Santagata, Marco, Laura Carotti, Alberto Casadei, Il filo rosso. Antologia e storia della letteratura italiana ed europea. Per le Scuole superiori, Laterza Edizioni Scolastiche (27 febbraio 2006)
  4. Wendel, Alessandra Maria Szacinski, Trasgressioni femminili nella quarta giornata del Decameron, Mastergradsoppgave i italiensk litteratur, Institutt for fremmedspråk, Universitetet i Bergen, Våren 2009

Sitografia

https://www.youtube.com/watch?v=caCQ8cn15fM, Lisabetta da Messina, professore Luigi Gaudio, consultato il 11.05.2020

https://www.youtube.com/watch?v=KGqW5AjL5iw, Tancredi e Ghismunda, professore Luigi Gaudio, consultato il 11.05.2020

 

Fig.1 “Ghismunda con il cuore di Guiscardo”. Mei Bernardino. Pittura ad olio su tela. 1650-1659. Pinacoteca nazionale di Siena.

Fig.2 Hunt, William Holman — Isabella and the Pot of Basil — 1867[24]

[1] https://www.youtube.com/watch?v=caCQ8cn15fM, Lisabetta da Messina, professore Luigi Gaudio, consultato il 11.05.2020

[2] Ibid 1

[3] BUR Biblioteca Univ. Rizzoli; 1 edizione (24 aprile 2013) Decameron (Italiano) Copertina flessibile – 24 aprile 2013 di Giovanni Boccaccio  (Autore), A. Quondam (a cura di), M. Fiorilla (a cura di), G. Alfano (a cura di)

[4] Santagata, Marco, Laura Carotti, Alberto Casadei, Il filo rosso. Antologia e storia della letteratura italiana ed europea. Per le Scuole superiori, Laterza Edizioni Scolastiche (27 febbraio 2006)

[5] Ibid 1

[6] Ibid 1

[7] https://www.youtube.com/watch?v=caCQ8cn15fM, Lisabetta da Messina, professore Luigi Gaudio, consultato il 11.05.2020

[8] BUR Biblioteca Univ. Rizzoli; 1 edizione (24 aprile 2013) Decameron (Italiano) Copertina flessibile – 24 aprile 2013 di Giovanni Boccaccio  (Autore), A. Quondam (a cura di), M. Fiorilla (a cura di), G. Alfano (a cura di)

[9] https://www.youtube.com/watch?v=KGqW5AjL5iw, Tancredi e Ghismunda, professore Luigi Gaudio, consultato il 11.05.2020

[10] Fiorilla, Mauriio, Introduzione al  Decameron, estratto, edizione Treccani

[11] Freud, Sigmund, Complete Works, Repression, 1915, la mia traduzione

[12] Ibid 10

[13] Poletti, Federico, Fortuna letteraria e figurativa della Ghismonda fra Umanesimo e Rinascimento, «Studi sul Boccaccio», anno 2004, n. XXXII.

[14] Concetto freudiano

[15] Derrida, Jacques, 2006, Specters of Marx, Taylor & Francis Ltd

[16] BUR Biblioteca Univ. Rizzoli; 1 edizione (24 aprile 2013) Decameron (Italiano) Copertina flessibile – 24 aprile 2013 di Giovanni Boccaccio  (Autore), A. Quondam (a cura di), M. Fiorilla (a cura di), G. Alfano (a cura di)

[17] https://www.youtube.com/watch?v=caCQ8cn15fM, Lisabetta da Messina, professore Luigi Gaudio, consultato il 11.05.2020

[18] Picone, Michelangelo, La «ballata» di Lisabetta (Decameron IV, 5), Università di Zürich, Cuadernos de Filología Italiana ISSN: 1133-9527, 2001, n.º extraordinario: 177-191177

[19] Ibid 18

[20] Ibid 18

[21] Santagata, Marco, Laura Carotti, Alberto Casadei, Il filo rosso. Antologia e storia della letteratura italiana ed europea. Per le Scuole superiori, Laterza Edizioni Scolastiche (27 febbraio 2006)

[22] Wendel, Alessandra Maria Szacinski, Trasgressioni femminili nella quarta giornata del Decameron, Mastergradsoppgave i italiensk litteratur, Institutt for fremmedspråk, Universitetet i Bergen, Våren 2009

[23] https://www.youtube.com/watch?v=caCQ8cn15fM, Lisabetta da Messina, professore Luigi Gaudio, consultato il 11.05.2020

[24] Ispirata probabilmente al poema di John Keats, a sua volta ispirandosi a Boccaccio

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