Rinascimento

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Caratteri e contraddizioni  
del Rinascimento

Fin dagli inizi del Seicento, il secolo precedente è stato considerato un momento di estrema trasformazione della società, a cui è stato dato come appellativo il termine “Rinascimento”, per evidenziarne la netta contrapposizione con la decadenza del periodo medioevale.

            Si può osservare come questo termine sia particolarmente appropriato per quanto riguarda le arti e la letteratura: in tutta Europa, e soprattutto in Italia, le corti dei nobili e dei mecenati si riempiono di scultori, pittori e letterati, e le città affidano grandi opere di costruzione ad architetti magistrali. Il Cinquecento è pieno di queste importanti personalità artistiche e anche di persone pronte a sostenerle: sembra concretamente realizzarsi il sogno degli Umanisti di un completo ritorno alle arti classiche, perdute durante i secoli bui dell’età di mezzo. Durante questo secolo vengono prodotte opere grandiose sia in campo artistico che letterario; è enorme la quantità di sculture, quadri e prodotti architettonici realizzati in questo periodo, come è anche sconfinata la produzione letteraria del Rinascimento, infatti, oltre a riprendere lo stile degli antichi, gli scrittori e i poeti inventano nuove forme di espressione. Un aspetto molto importante riguarda anche lo studio stesso della letteratura, perché proprio tra il Quattrocento e il Cinquecento si sviluppa un metodo di analisi per i testi letterari delle epoche precedenti: la filologia. Il metodo filologico ha per obbiettivo la ricostruzione della stesura originaria dei testi e la sua interpretazione storica, alla luce del contesto socio-culturale che li ha prodotti. In questo modo si è potuti arrivare alla ripresa delle opere letterarie classiche, distinguendole dai falsi, prodotti durante il Medioevo.

            Il continuo sviluppo di questo senso artistico e letterario è favorito anche dalle nuove invenzioni della tecnica, come la stampa a caratteri mobili, che rende più agevole il diffondersi delle conoscenze in tutt’Europa. Grazie a questa e a molte altre invenzioni dell’uomo rinascimentale si è arrivati anche a poter studiare il mondo nella sua essenza: proprio nel Cinquecento operano scienziati e ricercatori come Galileo e Copernico, che gettano delle solide basi per uno sviluppo in campo scientifico che continuerà fino all’età moderna.

            Sembra che la società rinascimentale abbia acquisito, al termine del Medioevo, una crescente aspirazione per la scoperta, infatti oltre a quelle in campo artistico, letterario, tecnico e scientifico, si devono aggiungere le importantissime scoperte geografiche: neanche l’uomo rinascimentale avrebbe mai immaginato le conseguenze a cui avrebbero portato la scoperta dell’America, la sua colonizzazione e tutti gli altri viaggi effettuati in questo secolo.

            Questa volontà di scoprire procede pari passo con un desiderio della società cinquecentesca di attivarsi; si può osservare quest’aspetto fondamentale del Rinascimento, analizzando anche i ceti medi: il borghese di questo secolo non è l’uomo che resta indifferente ai cambiamenti culturali, ma è una personalità energica che ha fiducia nel proprio ruolo e nei propri motivi d’intraprendenza. Bisogna infatti considerare che, senza un’adeguata spinta economica, la società rinascimentale non sarebbe mai potuta giungere al punto a cui invece è arrivata; ma questo stimolo è stato appunto opera della borghesia mercantile, che, avviando nuove attività, ha avviato anche tutta la serie di conseguenze che hanno poi contribuito a mutare la società. Persino i vari stati europei, per favorire e controllare questo sviluppo, si evolvono verso un nuovo modello di stato: che organizza e sovrintende ogni attività interna, venendo quindi a pianificare delle specie di politiche economiche, che appoggiano l’iniziativa della borghesia.

            Ma il Rinascimento va anche analizzato sul piano più quotidiano e pratico della realtà sociale; infatti, se le classi agiate e i ceti medi vivono in condizioni di benessere, gli strati più umili della società non godono di aiuti da parte dello stato, e non vi è, per loro, la possibilità di attivarsi in un contesto storico che sta rapidamente cambiando. I tentativi di migliorare questa situazione arrivano dalla chiesa e dai tanti piccoli movimenti di riforma che stanno nascendo: il cambiamento della mentalità del Cinquecento porta anche a proporre nuove ideologie di fede, più aperte rispetto a quelle medioevali.

            Questo bisogno di mutamento in campo religioso è dovuto soprattutto al fatto che la chiesa cristiana, durante il Medioevo, era cambiata molto e, anche durante il Cinquecento, continuava a degenerare: una società in evoluzione come quella rinascimentale aveva bisogno di punti di riferimento e di saldi valori morali, che non trovava nella norma religiosa proposta dalla chiesa cristiana del tempo. In questo modo nacquero tanti piccoli movimenti di riforma, che culminarono, nel corso del XVI secolo, con l’affermarsi della riforma protestante. La chiesa, da parte sua, tentò di arginare il problema con l’affermazione di una Controriforma, che accese più che mai i fermenti di rivolta religiosa che accompagnarono gli ultimi decenni del XVI secolo e i primi di quello successivo.

            Come per tutte le grandi trasformazioni avvenute nel Cinquecento, è impossibile non analizzare i numerosi “stravolgimenti” delle carta politica europea. Al termine dell’età di mezzo, in Europa, esistevano solo pochi stati nazionali, per di più disorganizzati dal punto di vista politico ed economico, un impero in imminente smembramento e un numero elevatissimo di piccoli stati regionali e principati. Tutte le scoperte in campo artistico, scientifico e geografico hanno spinto queste entità politiche a farsi avanti nello scenario storico: sono innumerevoli le guerre per la conquista di autonomia, per il possesso di territori o di rotte commerciali che si susseguono durante il XVI secolo. Non deve quindi sembrare strano che l’Italia, la “culla del Rinascimento”, sia, proprio in questo secolo, anche scenario di lunghe e frequenti battaglie, e nel giro di pochi decenni perde la propria autonomia politica, manifesta la propria debolezza e viene tagliata fuori dal commercio mondiale, ormai indirizzato sulle vie oceaniche.

            Molti storici del Novecento hanno ritrattato la definizione, data dagli antichi, di Rinascimento per il Cinquecento: sono infatti molti i legami che questo ha con il Medioevo, basti pensare alle guerre politiche, ai fermenti religiosi o anche ad alcuni aspetti morali della società quattrocentesca già presenti del tardo Medioevo. È proprio per questo motivo che molti storici ritengono che il Rinascimento sia solo il risultato di alcune profonde istanze di rinnovamento, maturatesi attraverso il decadimento della vecchia concezione morale e delle strutture sociali dell’età di mezzo.

            Comunque sia, indubbiamente il periodo rinascimentale ha stravolto completamente la struttura socio-culturale europea, e a molti dei cambiamenti avvenuti durante questo secolo si deve il raggiungimento del benessere dell’età moderna.

di Daniel Migliozzi

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