Sant’Agostino

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

Sant’ Agostino

prof. Luigi Gaudio

I padri della Chiesa

PADRI APOSTOLICI

sono i prosecutori degli apostoli nelle prime comunità

danno una prima impostazione dottrinale al cristianesimo (es. San Paolo)

PADRI APOLOGISTI

intellettuali pagani convertiti

spesso al cristianesimo

giustificano e difendono il cristianesimo anche con argomenti di implicazione filosofica

 

Biografia di Aurelio Agostino

Nascita e origini:

Nacque nel 354 a Tagaste, in Africa.

Il padre Patrizio, legato al paganesimo, era un piccolo proprietario terriero.

La madre, Monica, era una cristiana fortemente credente e praticante.

Studi compiuti:

Studiò retorica a Cartagine nel (370/371)

La sua formazione culturale si realizzò per intero nella lingua latina.

Cicerone era per lui un grande modello.

La professione:

A Milano tenne la carica di professore e DOPO AVER SUPERATO PROFONDI TRAVAGLI SPIRITUALI SI CONVERTÌ AL CRISTIANESIMO.

In questo periodo conobbe una donna alla quale si legò ed ebbe un figlio.

Agostino di Ippona

tra il IV e il V secolo Agostino elabora una potente sintesi di cristianesimo e neoplatonismo

Agostino ha una vicenda personale e intellettuale molto travagliata, che racconta nelle Confessioni

inizia la sua carriera da retore, poi all’età di trent’anni si converte alla fede cristiana che difenderà con innumerevoli opere fino alla fine della sua esistenza

I tre periodi della vita di Agostino

periodo giovanile = si forma su autori latini per diventare giurista o funzionario pubblico; si dedica poi alla filosofia e abbraccia le tesi del manicheismo; si avvicina allo scetticismo

conversione = a Milano incontra il vescovo Ambrogio, legge la Bibbia in modo allegorico e si converte

l’episcopato = torna in Africa, diventa vescovo di Ippona e combatte contro le eresie (manichei, donatisti, pelagiani)

Il battesimo:

Nel 387 Agostino ricevette il battesimo dal Vescovo Ambrogio, il quale aveva avuto un ruolo non piccolo, anche se indiretto, nella conversione. In realtà, Agostino era molto amico di Simpliciano, che sarà il successore di Ambrogio, ma ascolta con attenzione i discorsi di Ambrogio, e ne rimane intellettualmente attratto e colpito.

Post battesimo:

Agostino decise di lasciare Milano e di tornare in Africa.

Tornato a Tagaste, vendette tutti i beni e fondò una comunità religiosa.

Nel 391 ad Ippona Agostino divenne Sacerdote, aiutò il Vescovo Valerio nella predicazione e fondò un monastero, e una volta morto lui, ne prese il posto.

Infine, Agostino morì nel 430, mentre i Vandali assediavano la città.

Le sue opere:

Queste fasi della vita furono decisive per la formazione spirituale e per l’elaborazione del pensiero filosofico e teologico di S. Agostino.

Agostino con il suo pensiero e la sua tenace opera, determinò una svolta decisiva nella storia della Chiesa e del pensiero Occidentale.

Le opere di Agostino possono essere suddivise nei seguenti gruppi:

1.Durante gli anni successivi al 391, scrisse i suoi DIALOGHI FILOSOFICI, con i quali condusse diverse battaglie contro gli eretici e scismatici.

2.Nelle OPERE DOGMATICHE E DOTTRINALI, come il DE TRINITATE, asserisce che l’insegnamento di Dio avviene attraverso le Sacre Scritture e indaga le speculazioni che riguardano la Trinità, adducendo molti esempi di analogie tra Dio e le sue creature

A proposito di questo, è nota la leggenda che un angelo, sotto forma di bambino si sia rivelato ad Agostino. Quando il santo gli aveva fatto notare che non poteva trasportare tutta l’acqua del mare tramite una conchiglia, il bambino gli aveva risposto che è altrettanto inutile cercare di penetrare il mistero della trinità, così come stava cercando di fare lui. Questo tema ispirerà molti pittori.

3.Nelle OPERE EPESEGETICHE commenta i salmi

4.Nelle OPERE MORALI come il De doctrina christiana rivendica la legittimità del sacro furto.

5.LETTERE

6.OMELIE

7.POESIE

8.OPERE AUTOBIOGRAFICHE come le Confessioni

9.OPERE APOLOGETICHE come il De civitate Dei

 

Le confessioni

La scoperta della fede non avviene se non attraverso un percorso logico, dal momento che per Agostino non esiste pensiero se non strettamente legato alla ragione.

Credere e sapere

RAPPORTO FEDE/RAGIONE

=

fede e ragione si implicano vicendevolmente

“capisci per credere” e “credi per capire”

comprensione intellettuale delle ragioni della fede è importante per il cristiano

L’opera è scritta come un lungo discorso che Sant’Agostino fa verso Dio, come una lunga e dolcissima preghiera, fitta di reminiscenze bibliche, svelando i tre sensi del titolo “Confessioni”: il primo e più ovvio come quello di anima che “confessa” i suoi peccati, il secondo come quello di anima che “confessa” la grandezza di Dio e il terzo come quello di anima che “confessa” la propria fede.

L’opera proprio in questa forte concentrazione sull’io dell’autore svela tutta la sua modernità, e non solo nel senso di “attualità”: prosa dell’interiorità non era una novità assoluta nell’ambito delle letterature classiche ma nuova è la forza dell’ispirazione e soprattutto il fatto che l’autore narri diffusamente la propria vita; tra i tanti generi letterari rappresentati dalle Confessioni quello più evidente è proprio il loro essere “autobiografia”, seppur interiore, di un’anima, più che di fatti esteriori, che pure non mancano, e che sono rivissuti con l’atteggiamento severo del peccatore pentito: un furto di pere, l’adolescenza e i primi segni della pubertà, l’attrazione irresistibile per il sesso femminile, il figlio illegittimo avuto da una concubina.

Il male

Una fase decisiva della vita di Agostino è il superamento del manicheismo.

il male non è una sostanza (come pensavano i manichei), è privazione (“privazione di bene”, “assenza di bene”)

il male fisico appartiene alle creature in quanto il loro essere non è pieno e perfetto

il male morale deriva dall’instabilità dell’anima che si volge ai beni mutevoli ed è legato al libero arbitrio

la felicità si raggiunge con la virtù e la contemplazione di Dio

 

Tempo e storia: la città di Dio

Agostino dà vita ad una monumentale opera sulla storia, stimolata dagli eventi epocali che egli si trova a vivere (il sacco di Roma del 410 ad opera di Alarico, episodio che fece grandissima impressione sui contemporanei e che li indusse a percepire con preoccupazione l’imminenza della fine di una civiltà). Tale opera è intitolata La città di Dio

Città terrena e città divina

città terrena = vi fanno parte coloro che sono presi dall’amore per se stessi

città divina = vi appartengono coloro che offrono il loro amore a Dio, seguendo il suo disegno

 

I cristiani e la fine dell’impero

Agostino ne La città di Dio risponde alle accuse fatte ai cristiani di aver indebolito in modo irrecuperabile  il mos maoirum dei romani, accelerando la fine del mondo civilizzato di Roma. Il vescovo di Ippona insiste sulla intrinseca debolezza di una compagine sostenuta da una prospettiva pagana, ripercorrendo la storia di Roma e dubitando del valore intrinseco dell’impero.

 

Una teologia della storia

La polemica di Agostino diviene occasione per lo sviluppo di una visione teologica della storia, in cui quest’ultima è interpretata come qualcosa che si sviluppa linearmente e non ciclicamente come ritenevano i pagani. La storia è lo sviluppo dell’umanità e del mondo che va da un inizio (creazione) ad una fine (Giudizio) e il cui centro è l’Incarnazione di Cristo.

 

La fine della storia e il tempo interinale

Ora, le difficoltà dell’impero romano testimoniano il progressivo avvicinamento dell’umanità al momento della fine, ma fino a quando tale fine non sarà arrivata, siamo collocati in un tempo interinale, in cui due forme di vita e di pensiero si sovrappongono: la città terrena e la città divina.

 

La città di Dio e la città terrena

È fondata sulla visione cristiana del mondo che promuove l’amore di Dio fino al disprezzo di sé e che ha la sua primizia nella Chiesa di Cristo; la città terrena è il mondo profano, che promuove l’amore di sé che giunge fino al disprezzo di Dio e che sarà giudicata e abbandona alla fine alla sua giusta condanna.

 

La grazia e la Chiesa

La grazia in ultimo è quel dono che ci fa appartenere all’una piuttosto che all’altra città. La primizia della città di Dio nn è la Chiesa visibile, in cui ancora santi e peccatori convivono, ma la Chiesa invisibile, quella dei santi che realmente vivono secondo il modello evangelico.

 

Il Giudizio universale

Il giudizio finale purificherà tutto il mondo e anche la Chiesa, la quale per ora rimane una comunità in cammino, che anela alla salvezza e ad un mondo nuovo ma che non lo realizza, essendo la realizzazione di tale stato redento dell’umanità opera esclusiva di Dio.

L’opera è scritta come un lungo discorso che Sant’Agostino fa verso Dio, come una lunga e dolcissima preghiera, fitta di reminiscenze bibliche, svelando i tre sensi del titolo “Confessioni”: il primo e più ovvio come quello di anima che “confessa” i suoi peccati, il secondo come quello di anima che “confessa” la grandezza di Dio e il terzo come quello di anima che “confessa” la propria fede.

L’opera proprio in questa forte concentrazione sull’io dell’autore svela tutta la sua modernità, e non solo nel senso di “attualità”: prosa dell’interiorità non era una novità assoluta nell’ambito delle letterature classiche ma nuova è la forza dell’ispirazione e soprattutto il fatto che l’autore narri diffusamente la propria vita; tra i tanti generi letterari rappresentati dalle Confessioni quello più evidente è proprio il loro essere “autobiografia”, seppur interiore, di un’anima, più che di fatti esteriori, che pure non mancano, e che sono rivissuti con l’atteggiamento severo del peccatore pentito: un furto di pere, l’adolescenza e i primi segni della pubertà, l’attrazione irresistibile per il sesso femminile, il figlio illegittimo avuto da una concubina.

PRIMO:

La prima figura che incise sull’animo di Agostino fu la madre Monica, la quale con la sua ferma fede gettò le basi per la conversione del figlio.

Le verità di Cristo viste attraverso la forte fede della madre furono il punto di partenza dell’evoluzione di Agostino.

SECONDO:

Il secondo incontro fondamentale, fu con un opera scritta di CiceroneOrtensio”, questo scritto infatti convertì Agostino alla filosofia.

Agostino tentò di comprendere la Bibbia, ma essa per lui era troppo lontana dalle ricche prose di Cicerone, che non ne capì il senso delle parole che essa conteneva.

La lettura dell’Hortensius ciceroniano Confessioni, III, 4

Con sant’Agostino, il Cristianesimo comincia ad accogliere come propria la tradizione classica, riconoscendo il valore della cultura greco-latina. Molti autori classici, pur essendo vissuti prima della Rivelazione, avrebbero elaborato concetti morali e pensieri filosofici che il cristianesimo avrebbe portato a perfezione. Si pongono così le basi dell’interpretazione che l’uomo medievale avrebbe dato alle opere degli autori greci e latini. Le peregrinazioni e le lotte dell’eroe dell’Eneide, ad esempio, saranno interpretate allegoricamente come le vicende dell’anima che, attraverso prove e difficoltà, approda alla salvezza.

Il sacro furto De doctrina christiana,  II, 60

Philosophi autem qui vocantur, si qua forte vera et fidei nostrae accomodata dixerunt, maxime platonici, non solum formidanda non sunt, sed  ab eis etiam tamquam ab iniustis possessoribus in usum nostrum vindicanda. Sicut enim Aegyptii non tantum idola habebant et onera gravia, quae populus israhel detestaretur et fugeret, sed etiam vasa atque ornamenta de auro et argento et vestem,

D’altronde, se coloro che sono chiamati filosofi hanno per caso enunciato idee vere e conformi alla nostra fede, soprattutto i platonici, non solo queste non debbono essere temute, ma debbono essere rivendicate, come si rivendicano dei beni a possessori indebiti, per convertirle al nostro uso. Come gli Egiziani infatti non solo avevano idoli e gravi obblighi, che il popolo ebreo doveva detestare e rifuggire, ma anche possedevano vasi e gioielli d’argento e d’oro e vesti,

quae ille populus exiens de Aegypto sibi potius tamquam ad usum meliore clanculo vindicavit, non auctoritate propria, sed pracepto dei, ipsis Aegyptiis nescienter commodantibusea, quibus non bene utebantur, sic doctrinae omnes gentilium non solum simulata et superstiziosa pigmenta gravesque sarcinas supervacanei laboris habent, quae unusquisque nostrum duce Cristo de societate gentilium exiens debet abominari atque vitare,

che quello stesso popolo fuggendo dall’Egitto rivendicò a se a loro insaputa, non per autorità propria ma per ordine di Dio, nell’intenzione di farne un uso migliore, avendo gli Egiziani affidato loro senza esserne consapevoli quei beni di cui essi facevano cattivo uso: allo stesso modo tutte le dottrine dei Gentili non presentano soltanto invenzioni menzognere e superstiziose e pesanti obblighi di lavoro inutile che ciascuno di noi, uscendo sotto la guida di Cristo dalla società dei Gentili, deve rifiutare ed evitare;

sed etiam liberales disciplinas usui veritatis aptiores et quaedam morum praecepta utilissima continent deque ipso uno deo colendo nonnulla vera inveniuntur apud eos, quod eorum tam quam aurum et argentum; quod non ipsi instituerunt, sed de quibusdam  quasi metallis divinae providentia, quae ubique infusa est, eruerunt et, quo perverse atque ingiuriose ad obsquia daemonum abutuntur, cum ab eorum misera societate sese animo separat,

ma contengono anche le arti liberali, molto adatte alla pratica del vero e alcuni utilissimi precetti morali e talune verità riguardanti lo stesso culto dell’unico Dio il che è come il loro oro ed argento; i pagani non hanno creato tutto ciò essi stessi ma – per così dire – lo fecero scaturire da certi metalli forniti dalla divina provvidenza che si estende sopra ogni cosa; e da questi beni di cui essi abusano in modo perverso e blasfemo per servire i demoni, il cristiano, quando si separa spiritualmente dalla loro misera società,

debet ab eis auferre christianus ad usum iustum praedicandi evangelii. Vestem quoque illorum id est, ominum quidam institute, sed tamen accomdata humanae societari, qua in hac vita carere non possumus, accipere atque habere licuerit in usum convertendo christianum.

deve prendere quanto è utile alla predicazione del vangelo. Anche le loro vesti, cioè le loro istituzioni, pur se stabilite dagli uomini, ma tuttavia appropriate alla società umana, in cui non possiamo non passare questa vita, anche esse sarà lecito prendere e salvaguardarle per convertirle all’uso cristiano.

PRIMO:

La prima figura che incise sull’animo di Agostino fu la madre Monica, la quale con la sua ferma fede gettò le basi per la conversione del figlio.

Le verità di Cristo viste attraverso la forte fede della madre furono il punto di partenza dell’evoluzione di Agostino.

SECONDO:

Il secondo incontro fondamentale, fu con un opera scritta di CiceroneOrtensio”, questo scritto infatti convertì Agostino alla filosofia.

Agostino tentò di comprendere la Bibbia, ma essa per lui era troppo lontana dalle ricche prose di Cicerone, che non ne capì il senso delle parole che essa conteneva.

TERZO:

A 18 anni, abbracciò il Manicheismo, che sembrò offrirgli, insieme, una dottrina di salvezza razionale, e far posto anche a Cristo.

Il Manicheismo è una religione eretica fondata dal persiano Mani nel III secolo, implicava:

1) un acceso razionalismo;

2) la conoscenza del Bene e del Male, come principi morali, ontologici e cosmologici.

Il Bene si purga dal Male dopo una lotta aspra e dura, poiché il Male ha lo stesso potere del bene.

IN CONTINUA RICERCA:

Si staccò ben presto dai Manichei, mantenendo sempre un atteggiamento razionalista. Pertanto fu attratto dalle dottrine degli Scettici.

Incontri risolutivi:

1) A Milano il Vescovo Ambrogio insegnò ad Agostino il modo corretto per apprendere la bibbia.

2) La lettura dei testi Neoplatonici gli rivelò la realtà dell’immaterialità e la non-realtà del male.

3) Dalla lettura di S. Paolo apprese il senso della fede, della grazia e del Cristo redentore.

Audio Lezioni sulla Letteratura Latina del prof. Gaudio

Ascolta “Letteratura Latina” su Spreaker.

Pubblicità
shares