Scuola: ripartire da chi, non da cosa

In questi giorni si susseguono i commenti e i servizi sulla ripartenza della scuola. Al di là dei risvolti politici ed economici comunque rilevanti della questione c’è da chiedersi come affrontare questa occasione. Il rischio infatti è quello di restringere il problema a protocolli sanitari, pulmini, orari di lezione, distanziamento, didattica digitale integrata.

Certamente il fatto di poter riprendere finalmente a fare scuola in presenza guardandosi negli occhi e non attraverso lo schermo di un computer presenta opportunità che tutti possono riconoscere.

Mai come adesso abbiamo scoperto l’importanza di quel rapporto unico che si instaura tra docenti e alunni e soprattutto fra gli stessi studenti, che è davvero l’unica possibilità per diventare grandi insieme.

Eppure non basta se non ripartiamo da noi stessi. Il problema infatti non è quello di ritrovare i banchi, le cattedre, i libri, i quaderni, ecc…, ma è ritrovare se stessi, all’interno di un rapporto, perché è solo la relazione umana che ci fa crescere.

L’educazione non è qualcosa che dipende dal luogo in cui ci si trova, ma scaturisce dal tuo atteggiamento, dalla tua apertura di cuore.

Ecco perché c’è una sola condizione perché la scuola e l’Italia possano davvero ripartire dal 14 settembre: il risveglio dell’umanità a tutti i livelli, la sfida dell’impegno fino in fondo delle proprie capacità intellettuali ed espressive, l’avventura della compagnia e della condivisione che fa crescere non solo chi usufruisce dell’aiuto, ma anche, se non soprattutto, chi offre il suo servizio.

A questo proposito, concludo questa riflessione con una formula, che non è solo una metodologia didattica innovativa interessantissima, ma è un programma di vita: service learning.

Insomma, tutti possono imparare di più offrendo qualcosa agli altri.

Luigi Gaudio

Dirigente Scolastico IC Belgioioso (PV)