Sentenza del TAR Lombardia: la parola ai ricorrenti = non è solo questione di buste

La sentenza con cui il TAR della
Lombardia annulla il concorso per l’immissione in ruolo di 355 Dirigenti
Scolastici ha lasciato basita l’intera comunità scolastica della regione. Essa
non è una semplice sentenza ma qualcosa in più che conviene capire insieme.

E’ innanzitutto una “sentenza
breve”. Il giudice amministrativo ha analizzato cioè solo la prima obiezione dei
ricorsi e cioè la consistenza delle buste. E ha stabilito che le buste, per il
colore prescelto e per la grammatura “molto modesta, al limite della
trasparenza”, non garantivano l’anonimato. Pertanto il Tribunale ha deciso di
annullare il concorso solo sulla base di questa motivazione, ignorando le
successive doglianze dei ricorrenti.

Però ha aggiunto anche una
postilla avvelenata: per una eventuale riedizione del concorso l’amministrazione
stia attenta. Un verbale della commissione (il numero 16) dice che gli
scritti sono stati corretti senza il collegio perfetto
. Se questo succedesse
in una riedizione del concorso annullerebbe nuovamente tutta la procedura.
Implicitamente il TAR fa intendere che, anche se le buste fossero state foderate
con il velluto, il concorso sarebbe saltato in ogni caso a causa dei collegi
imperfetti che correggevano gli scritti.
Di tutte le altre motivazioni
il TAR non si è occupato. Questo fa insorgere una parte dei ricorrenti che sono
stati valutati con grande severità dalla commissione, molti di loro hanno
conseguito valutazioni al di sotto dei 10/30 e denunciano molte imperizie e
negligenze della commissione.
Essi sostengono che non vi sia
stato alcun apparentamento tra gli elaborati e le griglie di valutazione.

Insomma sui compiti non vi era nessuna traccia di valutazione, nessun voto.
Niente di niente. Ad alcuni candidati che erano andati a ritirare gli elaborati
era stato addirittura consegnato un elaborato diverso dal loro.
Inoltre sostengono che le prove
siano state corrette in tempi che non consentivano una valutazione appropriata.
Per questo motivo un commissario si era dimesso
e aveva rilasciato
interviste di fuoco ai giornali denunciando che gli erano stati imposti dei
tempi capestro, che gli impedivano di valutare equamente. Dice di averne
discusso anche con il presidente della commissione.
Altri lamentavano la grande
approssimazione della commissione nella preparazione del titolo della prima
prova.
E poi tante altre doglianze ancora.
Cosa succederà ora?
L’amministrazione ricorrerà al Consiglio di Stato? Difficile che questo accada.
Innanzitutto perché potrebbe impugnare solo la questione delle buste
trasparenti, l’unica contestazione su cui si fonda la sentenza. Ma qui la
partita sembra francamente chiusa. Inoltre c’è il rischio che il Consiglio
riapra tutte le altre questioni e qui le conseguenze potrebbero essere
molto pesanti per l’amministrazione. Quando le colpe dell’amministrazione sono
gravi scatta, infatti, la responsabilità amministrativa e di questo i pubblici
impiegati rispondono in solido dinanzi alla terribile Corte dei Conti. Insomma
al Consiglio di Stato potrebbero insorgere nuove e più pesanti responsabilità di
ogni genere.
Seconda questione: possono coloro
che hanno sostenuto gli orali ricorrere al Consiglio di Stato? Anche questa
eventualità sembra improbabile. Dice il TAR che quanti hanno superato l’orale
“non sono portatori di interessi tutelabili”. Tale interesse si matura “alla
formazione della graduatoria e alla nomina dei vincitori”. Quindi un loro
ricorso sarebbe, secondo il TAR, irricevibile per carenza di interesse.
Come finirà? La partita è ora in
mano all’amministrazione. Se vorrà minimizzare i danni potrà immettere in ruolo
quanto prima i nuovi dirigenti. Potrà ripartire, secondo il TAR, dall’ elenco
degli ammessi agli scritti, attraverso la riedizione del concorso, oppure potrà trovare nuove
soluzioni che mettano d’accordo tutti i partecipanti alle prove scritte. Le
scuole affidate in reggenza sono molte e anche gli aspiranti che aspettano sono
tornati a essere tanti.
firmato: un gruppo di docenti ricorrenti