Sicuramente c’è chi sta peggio di noi insegnanti – di Carmela Concilio

Sicuramente c’è chi sta peggio di noi insegnanti in questo periodo di crisi, ma vogliamo parlare dell’obbligo di 24 ore di lezione per gli insegnanti della secondaria di secondo grado?
1) Non è, almeno per me, una questione di ore in più, ma innanzitutto mi chiedo quale fondamento giuridico abbia la facoltà di aumentare l’orario di lavoro di 1/3 prima della scadenza del contratto.

2) Lavoriamo con ragazzi, cioè con persone, non con pezzi di carta; individui in una fase particolarmente delicata della loro crescita, che dobbiamo interessare, entusiasmare, capire e tenere a bada!
3) Inoltre, le 18 ore di lavoro dei docenti sono di lezione “frontale” ed escludono quelle impiegate a preparare la lezione e a correggere i compiti. Per correggere un tema, occorrono mediamente 15-20 min. e almeno dieci per le versioni di latino: se si considera una media, per i docenti di lettere, di 60 alunni e due prove scritte al mese (una di italiano e una di latino), bisogna aggiungere alle ore di lezione almeno altre 30 o 40 ore “a nero”.
4) A tutto questo deve sommarsi il tempo impiegato a preparare le verifiche, le ore per i collegi docenti, i consigli di classe, le riunioni di dipartimento, il ricevimento delle famiglie, la programmazione, la preparazione delle lezioni.
5) Ancora: aggiungiamo le spese per stampare e, non di rado, fotocopiare materiali didattici e prove da somministrare.
6) Per quanto attiene poi al “mito” dei 2 mesi di ferie, bisogna tener presente che gli Esami di Stato terminano di solito nel mese di luglio e che a fine agosto bisogna esaminare gli allievi promossi col “debito formativo”. Dunque, le nostre ferie sono pari a quelle di tanti altri impiegati.
7) Se a tutto questo aggiungiamo che molti colleghi sono precari anche da 20 anni, il cerchio si chiude.
E intanto, per l’opinione pubblica italiana, gli insegnanti rimangono sempre dei nullafacenti, dei “privilegiati” che lavorano solo 18 ore a settimana e stanno tre mesi distesi sulla spiaggia durante l’estate, salvo poi attribuire alla scuola (e, ovviamente, ai docenti) la colpa della scarsa preparazione culturale dei giovani di oggi!