
Taci, anima stanca di godere
27 Gennaio 2019
Viatico di Clemente Rebora
27 Gennaio 2019Video, testo e analisi della poesia Talor mentre cammino per le strade di Camillo Sbarbaro
Testo della poesia
Talor, mentre cammino per le strade
della città tumultuosa solo
mi dimentico il mio destino d’essere
uomo tra gli altri, e, come smemorato,
anzi tratto fuor di me stesso, guardo 5
la gente con aperti estranei occhi.
M’occupa allora un puerile, un vago
senso di sofferenza e d’ansietà
come per mano che mi opprima il cuore.
fronti calve di vecchi, inconsapevoli 10
occhi di bimbi, facce consuete
di nati a faticare e a riprodursi,
facce volpine stupide beate,
facce ambigue di preti, pitturate
facce di meretrici, entro il cervello 15
mi s’imprimono dolorosamente.
E conosco l’inganno pel qual vivono,
il dolore che mise quella piega
sul loro labbro, le speranze sempre
deluse,20
e l’inutilità della lor vita
amara e il lor destino ultimo, il buio.
Chè ciascuno di loro porta seco
la condanna d’esistere, ma vanno
dimentichi di ciò e di tutto, ognuno 25
occupato dall’attimo che passa,
distratto dal suo vizio prediletto
Provo un disagio simile a chi veda
inseguire farfalle lungo l’orlo
d’un precipizio, od una compagnia 30
di strani condannati sorridenti.
E se poco ciò dura, io veramente
in quell’attimo dentro m’impauro
a vedere che gli uomini son tanti.
Analisi di “Talor mentre cammino per le strade” di Camillo Sbarbaro
Introduzione
La poesia descrive l’esperienza straniante del poeta che, camminando per le strade di una città, si ritrova improvvisamente distaccato dalla propria condizione umana e osserva i passanti con occhi “estranei”. Questo sguardo alienato gli rivela la condizione esistenziale degli esseri umani: il loro vivere nell’illusione, i loro dolori nascosti, le speranze deluse e l’inconsapevolezza del destino ultimo. Il poeta prova un profondo disagio nel vedere questa moltitudine di “condannati sorridenti” che vivono dimentichi della propria condizione mortale, occupati solo dall’attimo presente.
Analisi tematica
Il tema dell’alienazione
Il componimento si apre con la descrizione di uno stato di straniamento esistenziale. Il poeta si “dimentica” di essere “uomo tra gli altri”, assumendo una prospettiva esterna e distaccata. Questo distacco non è volontario ma improvviso (“come smemorato”), suggerendo una forma di epifania negativa che rivela la vera natura dell’esistenza umana.
La condizione umana
Sbarbaro presenta una visione pessimistica dell’umanità, ritratta attraverso una galleria di volti che rappresentano diverse tipologie sociali: vecchi, bambini, lavoratori, preti, prostitute. Tutti accomunati dalla stessa condizione di “condannati a esistere”, vittime di un destino di sofferenza e morte (“il buio”) di cui rimangono inconsapevoli.
L’inganno dell’esistenza
Un elemento centrale è il concetto di “inganno” (v. 17) attraverso cui gli esseri umani riescono a vivere. Questa illusione permette loro di dimenticare la propria condizione mortale, concentrandosi sui “vizi prediletti” e sull’attimo presente. Il poeta, nella sua lucidità dolorosa, vede attraverso questa facciata.
La metafora del precipizio
L’immagine delle “farfalle lungo l’orlo d’un precipizio” (vv. 29-30) rappresenta efficacemente la condizione umana: esseri fragili che inseguono piaceri effimeri inconsapevoli del baratro che li circonda. La “compagnia di strani condannati sorridenti” rafforza questa visione tragica dell’umanità.
Analisi stilistica
Struttura metrica
La poesia è scritta in versi liberi di varia misura, caratteristica della poetica sbarbariana. L’assenza di uno schema metrico rigido riflette la modernità dell’approccio poetico e si adatta al tono colloquiale e alla natura meditativa del componimento.
Linguaggio e stile
Sbarbaro adotta un registro medio-basso, vicino al parlato, che conferisce immediatezza e autenticità all’esperienza descritta. Il linguaggio è preciso ma non ricercato, in linea con la poetica crepuscolare di cui l’autore fa parte.
Figure retoriche principali
- Sinestesia: “aperti estranei occhi” (v. 6) – gli occhi sono “estranei” non solo per chi guarda ma anche per chi è guardato
- Metafora: “mano che mi opprima il cuore” (v. 9) per descrivere l’angoscia
- Enumerazione: la serie di “facce” (vv. 10-15) crea un effetto di accumulo oppressivo
- Similitudine: il paragone con chi vede inseguire farfalle sul precipizio (vv. 28-31)
Aspetti fonici
L’alliterazione in “facce volpine stupide beate” (v. 13) e l’assonanza in “amara” e “buio” (v. 22) contribuiscono alla musicalità del testo, mentre la ripetizione di “facce” martella ossessivamente sulla varietà tipologica dell’umanità osservata.
Contestualizzazione letteraria
Il Crepuscolarismo
La poesia si inserisce perfettamente nel movimento crepuscolare, di cui Sbarbaro è uno dei rappresentanti più significativi. Elementi tipici sono:
- Il tono dimesso e malinconico
- L’ambientazione urbana quotidiana
- Il senso di esclusione e diversità del poeta
- La descrizione di una realtà grigia e prosastica
Influenze filosofiche
Il componimento rivela l’influenza del pessimismo schopenhaueriano nella visione dell’esistenza come sofferenza e nella critica all’illusione che permette agli uomini di vivere. Emerge anche un’eco del pensiero leopardiano nell’idea dell’inganno necessario alla sopravvivenza umana.
Modernità poetica
La poesia anticipa temi che saranno centrali nella letteratura del Novecento: l’alienazione urbana, la crisi dell’identità, la solitudine esistenziale dell’individuo moderno nella massa anonima della città.
Conclusioni
“Talor mentre cammino per le strade” rappresenta un esempio paradigmatico della poetica sbarbariana e crepuscolare. Attraverso un’esperienza apparentemente semplice – una passeggiata in città – il poeta offre una riflessione profonda sulla condizione esistenziale moderna. La lucidità dolorosa con cui osserva l’umanità, il senso di estraneità e la consapevolezza tragica del destino comune fanno di questo componimento un’opera di notevole intensità lirica e filosofica, che conserva intatta la sua attualità nel ritrarre l’alienazione dell’uomo contemporaneo.




