Théodore Gericault

Théodore Gericault (1791-1824) svolse le sue prime esperienze pittoriche nell’ambiente neoclassico francese che in quegli anni era influenzato dalle figure di David e Ingres. Dopo un periodo di soggiorno a Roma, dove ebbe modo di studiare le opere di Michelangelo e di Caravaggio, fece ritorno a Parigi, nel 1817, dove conobbe Delacroix. In quegli anni realizzò il suo quadro più famoso: «La zattera della Medusa», che fu esposto nel Salone d’Autunno del 1819 ricevendo aspre critiche.

Negli anni successivi, il suo interesse per un naturalismo nudo e crudo lo portò a prediligere temi dal gusto macabro, quali le teste dei decapitati o i ritratti di pazzi e alienati mentali rinchiusi nei manicomi. Di carattere molto introverso, Gericault rappresenta già  il prototipo del successivo artista romantico: amorale e asociale, disperato e maledetto, che alimenta il proprio genio di eccessi e trasgressioni. Il gusto per l’orrido e il rifiuto della bellezza dà  immediatamente il senso della sua poetica: un’arte che non vuole essere facile e consolatoria ma che deve scuotere i sentimenti più profondi dell’animo umano, proponendogli immagini raccapriccianti. La sua vita si concluse nel 1824, a soli 33 anni. La sua eredità , in campo figurativo, fu presa soprattutto dall’amico Eugene Delacroix che fu ispirato in molte sue tele soprattutto da  «La zattera della Medusa».

I personaggi della “Zattera della Medusa”sono corpi le cui masse muscolari sono precise, studiate, naturalistiche, sulla scia di Michelangelo.

Il giovane morto è la rappresentazione del bello nell’agghiacciante realismo dei piedi avvolti in cenci bianchi.

Il padre che lo sorregge ha la compostezza di un dio classico

(fonte: Simonetta Perlato su messedaglia.edu.it)

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