Titolo pagina

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

Alla fine del II secolo a.C. Roma dominava incontrastata il Mediterraneo: era insomma diventata una potenza “ecumenica”. Il mutamento della situazione sociale alla fine delle guerre puniche non poneva soltanto problemi di semplice coesistenza di differenti etnie, si trattava inoltre di fronteggiare le forti tensioni sociali determinate dagli squilibri economici dovuti alle guerre (se le nuove conquiste avevano fatto la fortuna di alcune classi, ne avevano impoverito altre). Il ceto che più di tutti risentì della crisi economica fu quello dei piccoli proprietari terrieri: gli obblighi militari costringevano i contadini richiamati alle armi ad abbandonare le campagne, trovando, al loro ritorno, grande povertà. Fu così che la classe dei grandi proprietari terrieri si arricchì, comprando la terra dei piccoli proprietari e utilizzando come manodopera gli schiavi. Si idearono così diverse tecniche di coltivazione (estensiva e su vasta scala), poiché ormai si coltivavano prodotti come l’olivo e la vite. A coltivare queste terre vi erano tre tipi di lavoratori: i fattori, di condizione servile, che dimoravano nelle campagne, dirigevano i braccianti e rendevano conto ai loro proprietari; i servi “legati”, messi al lavoro nei campi e rinchiusi affinché non fuggissero; i servi “liberi”, che godevano di un miglior trattamento e di un regime di semilibertà.

Mentre nelle campagne si svolgeva questo tipo di trasformazione, in città si assisté all’ascesa sociale del ceto dei cavalieri (coloro che potevano permettersi l’armamento adeguato alla cavalleria), che aveva assunto il compito di eseguire le opere pubbliche, provvedere all’approvvigionamento delle armate e di riscuotere i tributi; si arricchirono specialmente appaltatori, banchieri, commercianti, fornitori dello stato, esattori delle tasse.

Un’altra categoria che aveva tratto beneficio dalle guerre era stata l’aristocrazia senatoria, accrescendo il proprio potere politico: essendo l’unica istituzione stabile, il senato fu l’organo che decise la politica romana per tutto il II secolo a.C. (adottò una politica imperialista).

Nei primi secoli di vita della città gli schiavi erano perfettamente inseriti nel sistema patriarcale. Le condizioni della produzione erano tali che, a rendere diversa la posizione di figli e schiavi, era lo stato giuridico e sociale: il lavoro nei campi era svolto dallo stesso pater, aiutato sia dai figli che dagli schiavi. Gli schiavi erano considerati dunque persone di famiglia.

Verso la fine del II secolo a.C. il numero della popolazione servile era talmente aumentato da alterare i rapporti tra schiavo e padrone. Il mercato degli schiavi era ormai divenuto una delle attività commerciali più produttive del Mediterraneo (questo perché i ricchi proprietari terrieri avevano continuamente bisogno di una crescente manodopera). Il più grande mercato venne organizzato nell’isola di Delo. L’estendersi dell’economia schiavistica ebbe conseguenze negative anche per la popolazione italica. Esistevano due tipi di schiavitù:

Gli schiavi, diventati “strumenti di produzione”, venivano avviati al lavoro fin dalla tenera età, per tutta la vita venivano sottoalimentati e sottoposti a fatiche fisiche estenuanti; quando la vecchiaia, gli stenti, le malattie li rendevano improduttivi, dato che difficilmente il padrone trovava un compratore, venivano abbandonati a se stessi e lasciati lentamente morire.

Esistevano inoltre categorie privilegiate di schiavi (quelli destinati al servizio domestico, quelli che aiutavano il padrone nelle attività commerciali, gli schiavi intellettuali quali pedagoghi e medici). Altre categorie si trovavano, al contrario, in situazioni veramente difficili (gli schiavi pubblici costretti a lavorare duramente nelle miniere, nelle cave e alla costruzione di strade e opere pubbliche).

La presenza di grandi masse di schiavi poneva anche problemi come il brigantaggio o il pericolo di fuga; vi furono rivolte di schiavi con le armi in pugno, che dovettero essere affrontati dall’esercito per essere sconfitti.

Questi , essenzialmente, furono i problemi che causarono le sommosse degli schiavi in quel periodo.

Le prime rivolte avvennero agli inizi nel II secolo a.C. in Etruria, in Puglia e nel Bruzio, ma erano state represse facilmente. Nel 136 a.C., invece, in Sicilia scoppiò una rivolta di ampie dimensioni (vi parteciparono, oltre agli schiavi, i piccolo proprietari di poderi, pastori e braccianti).

LA SITUAZIONE SOCIALE DOPO LE GUERRE PUNICHEGLI SCHIAVI E LE PRIME RIVOLTE SERVILI

La schiavitù rurale era quella che comprendeva gli schiavi che lavoravano in campagna, nei campi o nelle miniere, ed erano perlopiù braccianti, contadini, allevatori. Questi schiavi godevano di condizioni di vita infime. Il loro lavoro era molto faticoso e poco qualificato.

La schiavitù urbana era quella che comprendeva gli schiavi che lavoravano in città. Questi erano impiegati per attività artigianali ed erano perlopiù vasai, decoratori, carpentieri, muratori, lavoratori del cuoio. Questi schiavi godevano di condizioni di vita migliori di quelle degli altri schiavi, e il loro lavoro era più qualificato.

Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: