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una rivolta armata, soffocata nel sangue. Si fece uccidere da un suo schiavo per non essere ucciso dai soldati nemici.

I capi militari

Il potere era tornato nelle mani della classe senatoria. I cavalieri, i plebei, alcuni italici e qualche nobile illuminato, unito al proletariato urbano lottò per tutto il I secolo a.C. contro lo strapotere del senato e dell’aristocrazia. I tribuni della plebe cercarono aiuto dai capi militari. Così i tribuni vennero a trovarsi in secondo piano, mentre i comandanti militari si rivelarono personaggi importanti nella lotta e idonei a governare la nuova fase della crisi.

La guerra in Numidia

Giugurta, che aveva ereditato il trono di Numidia, fece uccidere i commercianti italici che si erano schierati a difesa dei suoi nemici. I senatori, accusati dai cavalieri di essersi fatti corrompere da Giugurta, nel 112 a.C. decisero di dichiarare guerra; questa, purtroppo, mise in evidenza la drammatica situazione dell’esercito romano: generali corrotti e soldati che vendevano armi al nemico. Nel 107 a.C. venne eletto console Caio Mario (“uomo nuovo”), di famiglia non nobile. Mario attuò la riforma dell’esercito e lo rese volontario. Nel 105 a.C. Giugurta venne catturato con l’inganno e il regno di Numidia venne conquistato.

Lo scontro con i cimbri e teutoni

Un altro problema che doveva essere risolto era l’imminente pericolo rappresentato dalle due popolazioni di stirpe germanica dei cimbri e dei teutoni che avevano invaso la Gallia, e che potevano penetrare nella penisola. Caio Mario fu rieletto console per cinque anni, riuscendo a sconfiggere i teutoni ad Aquae Sextiae, nel 102 a.C., e i cimbri ai Campi Raudii, persso Vercelli, nel 101 a.C.

La politica di Caio Mario

Caio Mario attuò una politica di concessioni e di benefici a favore delle classi meno abbienti. Saturnino, un tribuno amico e alleato di Mario, aveva proposto che ai veterani del generale, cittadini o non, venissero assegnati appezzamenti di terreno nelle province. Si erano opposti i senatori, molti cavalieri e parte della plebe, che non volevano concedere privilegi ai non cittadini romani. Quindi Mario dovette abbandonare Saturnino e accettò l’incarico di reprimere la rivolta che intanto era scoppiata: perse l’appoggio dei ceti popolari e resto inviso al senato.

La guerra sociale

I socii italici chiedevano la cittadinanza, ma la classe senatoria, avendo riacquistato potere, ignorava le loro richieste. Nel 91 a.C. venne eletto tribuno Marco Livio Druso, che, inizialmente, prese una serie di decisioni a favore dei ceti meno abbienti, e chiese di ammettere i cavalieri in senato; ma l’aristocrazia, contraria a questa politica, fece uccidere Druso. Tra gli alleati italici e Roma si combatté una guerra sociale. La prima battaglia fu nel 91 a.C., ad Ascoli Piceno, e si estese in tutta l’Italia centro-meridionale. I marsi, i sanniti e le altre popolazioni (strette in uno stato federale) si unirono contro l’esercito romano. Fu grazie a Lucio Cornelio Silla (già in rilievo nella guerra giugurtina) che i romani riuscirono a vincere. Di fronte al pericolo che la guerra si estendesse ad altre popolazioni, il senato era costretto a concedere la cittadinanza ai socii.

 

LA GUERRA GIUGURTINA E CAIO MARIOI PROBLEMI IN ORIENTE, LA GUERRA CONTRO MITRIADE E IL GOVERNO DI SILLA

Silla in Oriente

La guerra civile nella penisola

Mitriade VI, re di una regione dell’Anatolia sul mar nero chiamata Ponto, iniziò una rivolta contro Roma, mettendo in pericolo il dominio dei territori in Grecia e in Asia Minore. Nell’89 a.C. il senato dichiarò guerra a Mitriade. Nell’88 a.C. le legioni romane partirono sotto il comando di Silla, ancora inviso ai ceti popolari e ai cavalieri, che ottennero la sostituzione di Silla con Mario. Silla rifiutò di obbedire, marciò verso Roma, sconfisse Mario, lo costrinse alla fuga e, nell’87 a.C., partì per l’Oriente, da dove riportò una grande vittoria.

Nell’86 a.C. Mario morì, e i suoi veterani si erano raccolti attorno a Mario il Giovane, che aveva ottenuto l’appoggio di due potenti nemici di Silla: gli etruschi e i sanniti. Nella primavera dell’83 a.C. Silla sbarcò a Brindisi e strinse alleanza con i due giovani comandati Marco Licinio Crasso e Gneo Pompeo. Scoppiò una terribile guerra civile tra mariani e sillani, che sconvolse il territorio italico per quasi due anni. Nell’82 a.C. i popolari, gli etruschi e i sanniti vennero massacrati nella battaglia di Porta Collina. Mario si uccise e Silla riportò un’altra vittoria, che costò la vita a circa mezzo milione di abitanti italici.

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