Valutare i processi attributivi del bonus premiale – di Enrico Maranzana

L’anno
scolastico è finito: il dirigente scolastico assegnerà i fondi per la valorizzazione
del merito ai docenti.
Lo
scenario è desolante.
L’incompetenza
e l’arroganza monopolizzano il campo delle singole scuole mentre l’elusione dei
compiti di vigilanza quello ministeriale.
La
legge, riconosciuta la dimensione del problema educativo, ha introdotto una
struttura organizzativa tridimensionale: “Le
funzioni di indirizzo e controllo spettano agli organi di governo, mentre le
funzioni di gestione amministrativa, alla dirigenza
” [d.lgs. 27/10/2009 n.
150 art. 37]. 
Si
pensi a una piramide: al vertice è collocato il dirigente scolastico,
l’intreccio degli organi che sovraintendono i processi formativi, i processi
educativi, i processi dell’istruzione appaiono sulla base [DPR 297/99 art. 2].
Struttura
decisionale confermata dalla legge 107/2015: “Il Piano dell’offerta formativa è approvato dal Consiglio di Istituto“
[comma 4].
Le scuole hanno disegnato i
loro organigrammi in aperto contrasto con le disposizioni di legge
[s’interroghi la rete per ottenere gli “organigrammi delle scuole”]: la
ricorrente rappresentazione bidimensionale, che semplifica e banalizza la
finalità del sistema scolastico, dipinge il dirigente come tuttologo.

Molte contrapposizioni
derivano dai due disegni: indeterminatezza Vs scientificità, discrezionalità VS
oggettività; dipendenza Vs autonomia; sudditanza VS professionalità.