Via da scuola i professori incapaci

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Il Presidente Usa Obama lancia la riforma dell’istruzione: premi ai più bravi, più ore in aula

Francesco Semprini, La Stampa 11.3.2009

NEW YORK
Barack Obama annuncia la rivoluzione meritocratica della scuola americana, dichiarando guerra agli insegnanti fannulloni e sfidando il tabù dei sindacati che per decenni si sono imposti come unici interlocutori del governo. «In troppi nel mio partito, si sono opposti ai compensi legati al rendimento degli insegnanti, anche se questo avrebbe garantito risultati migliori», spiega il presidente parlando alla Camera di commercio ispano-americana. E ai repubblicani dice «per troppo tempo vi siete opposti a nuovi investimenti per migliorare scuole e metodi di insegnamento, specie per i più piccoli, nonostante l’assoluta necessità».
Nel suo primo discorso sul tema, linquilino della casa Bianca definisce l’istruzione un «imperativo economico» sul quale è necessario lavorare nonostante l’urgenza di altri problemi come la crisi finanziaria. «Sebbene il Paese disponga di risorse senza eguali, abbiamo assistito a un calo del livello qualitativo, le nostre strutture si sono indebolite, gli insegnanti peggiorati, e gli altri Paesi ci hanno superato», avverte Obama secondo cui il declino del sistema formativo è insostenibile per l’economia del Paese oltre che per la democrazia nazionale, e «inaccettabile per i nostri bambini, perché in loro è riposto il futuro del sogno americano».
E la meritocrazia il principio ispiratore della «riforma senza precedenti» di Obama che vuole «lasciare i professori cattivi e incapaci fuori dalle aule». Allo stesso tempo ai migliori, saranno riconosciuti compensi più elevati e corsi di aggiornamento professionale di altissimo livello. Il rilancio della scuola passa inoltre per una serie di iniziative, come l’adozione di standard universali da parte degli Stati in termini di programmi e criteri di rendimento. Il piano di stimoli infatti contempla lo stanziamento di cinque miliardi di dollari per incentivare la crescita qualitativa e per creare un fondo per l’innovazione gestito dal ministero dellEducazione. E previsto il rafforzamento degli asili nido agevolandone l’accesso e garantendo a 55 mila famiglie con primo figlio l’assistenza di personale specializzato.
«Non pensate nemmeno a lasciare la scuola», dice Obama che per l’istruzione secondaria punta a ridurne il tasso di abbandono lavorando in quegli istituti più a rischio. E previsto il sostegno alla «Charter School», scuole finanziate con fondi pubblici ma che funzionano come istituti privati, particolarmente osteggiate dai sindacati. Infine sarà garantito almeno un anno di istruzione superiore o formazione professionale con lobiettivo di avere il maggior numero di laureati del mondo entro il 2020. La maxi-riforma ha ambizioni rivoluzionarie specie nella sua parte meritocratica, e Obama ne è consapevole non solo perché così aggira lostruzionismo storico dei sindacati, molto forti tra gli insegnanti, ma perché rischia di sollevare malcontento nel suo stesso partito.
In molti Stati Usa il livello di educazione è fra i più bassi del mondo, «abbiamo un anno scolastico che dura trenta giorni meno rispetto alla Corea del Sud – ricorda Obama – non vedo perché non possiamo adeguarci».

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