Vita e poetica di Luigi Pirandello

 

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La poetica

Prof. Luigi Gaudio (tramite slide condivise in internet)

Tendenze spersonalizzanti nella società

  1. l’instaurarsi del capitale monopolistico, che annulla l’iniziativa individuale e nega la persona in grandi apparati produttivi anonimi;
  2. l’espandersi della grande industria e dell’uso delle macchine, che meccanizzano l’esistenza dell’uomo
  3.  la creazione di sterminati apparati burocratici, che, annullando l’individuo in quanto tale, cancellano la sua interiorità e riducendolo alla sua pura funzione esteriore;
  4. il formarsi delle grandi metropoli moderne, in cui l’uomo smarrisce il legame personale cogli altri e diviene una particella isolata e alienata nella folla anonima.
  5. L’idea classica dell’individuo creatore del proprio destino alla base della cultura della borghesia ora tramonta

La presa di coscienza di questa inconsistenza dell’io suscita nei personaggi pirandelliani smarrimento e dolore.

L’avvertire di non essere «nessuno», l’impossibilità di consistere in un’identità, provoca angoscia ed orrore, genera un senso di solitudine.

l’individuo soffre anche ad essere fissato dagli altri in «forme» in cui non può riconoscersi.

Queste «forme» sono sentite come una «trappola», come un «carcere» in cui l’individuo si dibatte, lottando invano per liberarsi.

Alla base di tutta l’opera pirandelliana si può scorgere un rifiuto delle forme della vita sociale, dei suoi istituti, dei ruoli che essa impone

La società gli appare come un’«enorme pupazzata», una costruzione artificiosa e fittizia, che isola irreparabilmente l’uomo dalla «vita», lo impoverisce e lo irrigidisce, lo conduce alla morte anche se egli apparentemente continua a vivere.

L’istituto in cui si manifesta per eccellenza la «trappola» della «forma» è la famiglia.

Pirandello è acutissimo nel coglierne il carattere opprimente il suo grigiore avvilente, le tensioni segrete, gli odi, i rancori, le ipocrisie, le menzogne

L’altra «trappola» è quella economica, la condizione sociale e il lavoro

lavori monotoni e frustranti, di un’organizzazione gerarchica oppressiva.

Da questa «trappola» non si dà per Pirandello una via d’uscita storica: il suo pessimismo è totale, non gli consente di vedere altre forme di società diverse.

Per lui è la società in quanto tale, in assoluto, che è condannabile

Un pessimismo ontologico

  Pirandello non ricerca le cause storiche per cui la società è una «trappola» mortificante

 la società borghese del suo tempo che egli indaga non è per lui che la forma particolare di una condizione metafisica, universale.

Lo scampo? la fuga nell’irrazionale:

nell’immaginazione che trasporta verso un “altrove” fantastico

come per l’impiegato Belluca di Il treno ha fischiato, che sogna paesi lontani e attraverso questa evasione può sopportare l’oppressione del suo lavoro di contabile e della famiglia, composta di tre cieche, due figlie vedove con sette nipoti da mantenere;

oppure nella follia, che è lo strumento di contestazione per eccellenza delle forme fasulle della vita sociale

il «forestiere dalla vita»

colui che «ha capito il giuoco », ha preso coscienza del carattere del tutto fittizio del meccanismo sociale e si esclude, si isola, guardando vivere gli altri dall’esterno della vita e dall’alto della sua superiore consapevolezza, rifiutando di assumere la sua «parte», osservando gli uomini imprigionati dalla «trappola» con un atteggiamento «umoristico», di irrisione e pietà

in questa figura di eroe estraniato dalla realtà si proietta la condizione stessa di Pirandello come intellettuale, che rifiuta il ruolo politico attivo perseguito dagli altri intellettuali del primo Novecento

 

I RUOLI SOCIALI E LE MASCHERE

– Gli altri vedendoci secondo una prospettiva particolare, ci attribuiscono determinate «forme».

– Noi crediamo di essere «uno», mentre siamo tanti individui diversi, a seconda della visione di chi ci guarda.

– La forma che l’uomo assume lo isola dalla natura e lo soffoca.

– Dalla persona si passa alla maschera o personaggio.

– La maschera è una forma stereotipata, fissa, morta, uguale per tutti, che diventa, per l’individuo che la indossa, una trappola: il cittadino, il figlio, il professionista, l’amico, l’alunno ecc.

– L’uomo così interpreta un ruolo, mentendo psicologicamente a sé stesso e mentendo socialmente agli altri.

LE TRAPPOLE DELLA FORMA

– L’individuo soffre ad essere fissato dagli altri in «forme» in cui non si riconosce.

– Queste «forme» sono sentite come una «trappola», come un «carcere» in cui l’individuo si dibatte invano per liberarsi.

LA FAMIGLIA. Pirandello ne coglie il carattere opprimente, le tensioni, gli odi, i rancori, le ipocrisie e le menzogne.

IL LAVORO. Anche i lavori monotoni e frustranti, regolati da un’organizzazione gerarchica oppressiva, sono «trappole» da cui non c’è una via d’uscita, il totale pessimismo non consente allo scrittore di vedere altre forme possibili di società.

L’INCOMUNICABILITÀ

– La realtà in perpetuo divenire è multiforme,  per cui non esiste un’unica prospettiva da cui osservarla, al contrario i punti di osservazione possibili sono infiniti ed equivalenti.

– La verità non è oggettiva. Ognuno ha la sua verità, che nasce dal suo modo di vedere le cose.

– Ne scaturisce un’inevitabile incomunicabilità fra gli uomini, che non possono intendersi, perché ciascuno fa riferimento alla sua visione della realtà e non sa, né può sapere, come sia quella degli altri.

– Le parole rispecchiano quel mondo soggettivo di vedere le cose, che gli altri non possono indovinare.

RIFIUTO DELLA VITA SOCIALE

– Alla base di tutta l’opera pirandelliana si può scorgere il rifiuto della vita sociale, delle sue convenzioni, dei ruoli che essa impone.

– La società gli appare come una «pupazzata», una costruzione artificiosa, che isola l’uomo dalla vita, lo impoverisce, lo irrigidisce e lo conduce alla morte, anche se in apparenza continua a vivere.

– Colui che prende coscienza del meccanismo sociale si autoesclude, guardando vivere gli altri dall’esterno della vita e dall’alto della sua superiore consapevolezza, rifiuta di recitare la sua parte e osserva gli uomini imprigionati nelle loro trappole con un atteggiamento «umoristico», di irrisione e pietà.

– In questa figura di eroe estraniato dalla realtà, di «forestiere dalla vita» si proietta la condizione stessa di Pirandello, un intellettuale che rifiuta il ruolo politico attivo perseguito da altri intellettuali.

Audio Lezioni su Luigi Pirandello del prof. Gaudio

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