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28 Dicembre 2019Il dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere è una delle ultime operette, scritta nel 1832 e pubblicata a partire dalla seconda edizione (1834)
Paradossalmente, lo stile medio, la sintassi semplice, il lessico umile e colloquiale mostrano una raggiunta maturità nella prosa di Leopardi
Questo dialogo è uno dei testi più emblematici del pessimismo leopardiano, mostrando come l’illusione di un futuro migliore sia ciò che ci spinge ad andare avanti, nonostante l’esperienza dimostri che ogni anno passato non sia stato poi così felice.
Analisi del “Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere” di Giacomo Leopardi
Contesto dell’opera
Il dialogo è una delle ultime Operette morali, scritto nel 1832 e pubblicato nella seconda edizione dell’opera nel 1834. Qui Leopardi sviluppa, con tono apparentemente leggero e colloquiale, una riflessione sulla condizione umana e sull’illusione che accompagna ogni nuovo inizio.
Temi principali
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L’illusione del futuro
Il venditore di almanacchi, come chiunque altro, spera che il nuovo anno sia migliore di quelli passati, ma quando il passeggere lo interroga, non riesce a ricordare un anno particolarmente felice. Questo evidenzia un aspetto centrale del pensiero leopardiano:- Gli uomini vivono nell’illusione che il futuro possa essere migliore.
- Il passato, però, è stato sempre deludente, e se dovessero ripeterlo, nessuno lo vorrebbe.
- Questo dimostra che la felicità non sta nella vita vissuta, ma nell’aspettativa della vita futura.
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La contraddizione umana
Il venditore afferma che la vita è “una cosa bella”, ma quando gli viene chiesto se rifarebbe la stessa vita, risponde di no.- Qui emerge il paradosso esistenziale: gli uomini considerano la vita un bene, ma nessuno vorrebbe riviverla esattamente com’è stata.
- Questa contraddizione svela l’inganno della speranza: ciò che rende la vita sopportabile è la prospettiva che possa migliorare.
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Il ruolo del caso
Alla fine del dialogo, il passeggere afferma che “il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male”.- Questo mostra la concezione leopardiana del destino: non c’è una provvidenza benevola, ma solo un caso indifferente che distribuisce dolori e illusioni senza una logica.
- Il venditore accetta l’idea di vivere un’esistenza “a caso”, senza sapere in anticipo cosa lo aspetta. Ma questa è l’illusione con cui tutti affrontano la vita, sperando in un futuro ignoto che, però, sarà deludente come il passato.
Struttura e stile
🔹 Forma dialogica
Il testo è costruito come un breve scambio tra due personaggi, con domande e risposte rapide, simili a un botta e risposta teatrale.
- Il venditore rappresenta l’uomo comune, ingenuo e speranzoso.
- Il passeggere è l’alter ego di Leopardi, che smaschera le illusioni con il ragionamento.
🔹 Stile semplice e accessibile
- Lessico umile e colloquiale, con espressioni tipiche del parlato (“Cotesto si sa”).
- Sintassi chiara e diretta, senza costruzioni complesse.
- Ripetizioni (“più più assai”, “cotesto non vorrei”) che danno vivacità al dialogo.
Questa semplicità è paradossalmente il segno di una maturità stilistica raggiunta da Leopardi, che riesce a esprimere concetti profondi con un linguaggio essenziale e immediato.
Conclusione: il messaggio dell’opera
Il dialogo mette in scena una delle idee centrali di Leopardi: gli uomini vivono grazie alle illusioni, credendo che il futuro porterà qualcosa di meglio. Tuttavia, la realtà mostra che il passato è stato sempre deludente, e il futuro non sarà diverso.
Questa riflessione si collega al concetto di pessimismo cosmico, secondo cui la vita è segnata inevitabilmente dal dolore e dall’infelicità, e l’unico sollievo è l’illusione che il futuro possa essere diverso.
Alla fine, il venditore continua a vendere almanacchi e la vita va avanti: nonostante tutto, gli uomini non possono fare a meno di sperare.
Parti significative del testo
Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Sì signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo sì, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male.
E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura.
Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.




