A scuola con il corpo


A scuola  con il corpo: nuovo numero di Libertà di educazione

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A scuola  con il corpo Né macchina, né somaro

Editoriale: Complice E Vittima

Hanno definito il nostro tempo epoca del corpo“.

Ma è proprio così? Certamente c ‘è oggi nella società occidentale un indiscusso primato del corpo. Sul piedistallo dove una volta regnavano l’anima, lo spirito e l’intelligenza vediamo muscoli, ossa, sesso e pelle” ricorda Hervé Juvin autore del volume Il trionfo del corpo.

Bancario navigato, assicuratore, gestore di patrimoni, Juvin non ha dubbi: il capitale umano” coincide con il capitale corpo“. Dopo gli dèi, dopo le rivoluzioni, dopo i mercati, il corpo sembra essere diventato il nuovo criterio di verità, non solo culturale, ma econo-mico e sociale. Il corpo è diventato il centro di tutti i poteri. In lui riponiamo ogni speranza”. Eccetto quella vera, dovremmo aggiun-gere, perché la nuova religione del corpo non va più in là di una sacralizzazione che illude, schiavizza e abbandona poi nella tomba ciò che viene adorato, ciò per cui si sacrificano spesso persino la famiglia, l’amicizia, la tenerezza verso se stessi.

Oggi la religione è quella del corpo, pelle liscia, col’esterolo a posto, donne magrissime: si deve morire perfetti” (Andreoli). Una religione con le sue liturgie, i suoi dogmi, con appositi santuari, che hanno le loro vesti sacre, i camici bianchi, le loro processioni, il primario con i suoi assistenti, le loro prescrizioni e i loro divieti, le loro promesse e profezie: sanità, bellezza, forza, giovinezza. Esagerato?

Basta guardare la pubblicità, sfogliare una rivista femminile, accendere la tv, guardare su internet. Non fede,speranza e carità; non libertà, uguaglianza e fraternità, ma salute, sicurezza e pia-cere, sono il trio esplosivo dei nuovi tempi. Basta ascoltare certi

discorsi in certi luoghi. Basta entrare nei centri di benessere, del fitness.

Se Torquemada entrasse oggi in una palestra -ha scritto Carlo Fiore- gli si allargherebbe il cuore, con tutta quella strumentazione così sofisticata e i reprobi a sudare con ritmi implacabili. Altro che le rozze torture dei suoi tempi, corde, argani e qualche fascina di legno per i roghi”.

C’è dunque oggi sul corpo un eccesso di investimento di energie, soldi e tempo come in un nessun altro periodo della storia dell uomo. Siamo davanti ad una novità assoluta. Che fare?

Accettiamone i vantaggi, sfruttiamo i benefici, che ne derivano; chiediamoci però anche: Quale tipo di concezione dell uomo e del corpo comporta questo trionfo? Che ne è di noi, di quellio che riscopriamo esigenza di significato, domanda di giustizia, fragilità e potenza della natura, immagine visibile dell’Infinito invisibile?

La scuola, luogo e strumento delleducare insegnando, suo mal-grado coinvolta in questa ambigua ed ossessiva marcia trionfale, è presente a volte da protagonista, spesso da semplice comparsa, quasi sempre da vittima e complice. Essa è dentro il corteo del nuovo imperatore, volente o meno: con certi suoi slogan e striscio-ni, con certi suoi discorsi e alcune sue censure sulla corporeità, sull’educazione alla sessualità, sulla salute, sull’alimentazione, sullo sport e sulla moda inneggia al nuovo dio dei forti e dei belli. In altre parole, la scuola è spesso complice della mentalità secon-do cui il corpo è oggetto da trasformare a piacimento, biglietto da visita che annuncia e documenta il successo del fisico, ossessione della modernità. Lo è soprattutto quando, per incapacità o presunta neutralità di scelte, non coglie che entro questa attenzione per un

corpo che deve” essere perfetto a tutti i costi, in fondo c’è un disperato bisogno di significato. Lo è tutte le volte in cui non sa o non vuole indicare un metodo per l’avventura della conoscenza di ogni aspetto del reale, non sa offrire unalternativa al dogmatismo

della religione del corpo, non intende condurre gli alunni ad un esperienze per cui il corpo non è né somaro né macchina.

Non è il somaro che porta il peso in un silenzio umiliante del tipo paga e lavora: consuma le tue energie e lasciati valutare senza che i criteri siano trasparenti e condivisi”.

Non è la macchina che funziona indipendentemente e separa-tamente dall’anima e dall’umano destino. E specchio dell’uomo, parola della persona, modalità e strumento di dialogo tra individui, segno della dignità e del mistero della natura umana.

La scuola dovrebbe accoglierlo, ascoltarlo, abbracciarlo, ma non per inscriverlo nello scientismo e nel nichilismo tecnocratico, ma per assecondare la domanda di senso che è tipica dell’uomo, di tutto uomo, anima e corpo, mente e cervello. Diversamente il XXI secolo, iniziato proclamando il definitivo trionfo del corpo come documenta Juvin, diventerà tempo della totale abolizione dell’uomo. Trionfo sì, dentro però un’autentica esperienza di educazione, come testimonia umilmente questo numero di Libed.

Anche il webmaster di atuttascuola, Luigi Gaudio, ha contribuito con un articolo, dal titolo “Internet ha un corpo?”