A Zonzo nella Roma Imperiale

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Roberto Ponciroli

Analisi del testo

“A zonzo per Roma imperiale”

di Sergio Bitossi

Riassunto del libro

Il protagonista è un provinciale, invitato a Roma da un ricco cavaliere, Fulvio Terenzio Glabro, in riconoscenza verso suo padre, che anni addietro gli aveva salvato la vita. Il suo arrivo è gaudioso, poiché sta per nascere il primo figlio maschio del romano. Il mattino seguente, viene speso dall’ospite al mercato, dove comincia a conoscer meglio il suo benefattore. Dopo un pasto leggero, Glabro si reca alle terme, facendosi accompagnare dall’ ospite e dal fedele schiavo Tazio. Lì incontra un suo amico, Licinio Frontino, il quale li invita nella sua tenuta di campagna. Il giorno seguente, l’autore visita il centro di Roma, il Foro. Durante la gita, accompagnato dall’attento Tazio, il provinciale osserva tutti i monumenti e segue anche una causa nella Basilica Giulia. Durante il pomeriggio, l’ospite di Glabro, decide di visitare anche la parte povera della città. A questo scopo chiede allo schiavo di accompagnarlo. Egli, al termine del suo iter, riesce anche a buscarsi una secchiata di una brodaglia piovuta dai piani alti! L’indomani Terenzio riceve una lettera di Frontino, che lo invita con il suo ospite nella sua villa rustica. Così i due si recano nell’abitazione del liberto. La giornata nella tenuta di Licinio, comincia con una battuta di caccia, nella quale il provinciale rivela i suoi limiti. Nel pomeriggio viene il momento della cena, durante la quale il cavaliere e l’ospite esagerano con le libagioni e tornando a casa sbronzi, subiscono l’ira della moglie Metella. Alla festa tenuta da Licinio, segue un altro pranzo per Glabro e il provinciale: infatti un socio in affari del cavaliere li invita entrambi alle nozze della figlia. In seguito alla cerimonia, i due partecipano ad un banchetto, dandosi maggior contegno rispetto al precedente. Al termine del pasto si recano a casa dei coniugi, augurando loro Feliciter! Buona fortuna! Il provinciale durante la sua permanenza assiste alle corse delle bighe. Durante la competizione Terenzio segue attentamente lo svolgimento e quando la sua auriga vince esulta scompostamente, pensando alla scommessa appena vinta. Il provinciale constata però anche il dolore. Infatti al cavaliere muore un carissimo amico e quindi egli prende parte al funerale insieme al suo ospite. La cerimonia si svolge fra il dolore di tutti, che ricordando il defunto si rattristano piangendo. Però subito dopo il funerale il provinciale nota che alcuni individui stanno parlando dei celebri spettacoli delle arene. Essi hanno verso i Romani un grande potere attrattivo, però quando l’autore va al Colosseo per vederli rimane deluso, poiché per lui sono troppo cruenti e a spettacolo non ancora terminato se ne và. In seguito a questa esperienza negativa il provinciale decide di ritornare a casa, e dopo essersi congedato con i suoi benefattori e col caro Tazio, riprende la strada del cammino un po’ tristo, ma contento e appagato dall’esperienza appena conclusasi.

COMMENTO

Questo romanzo storico rappresenta l’occasione per conoscere in modo divertente e semplice la vita quotidiana dei Romani nel I sec.d.C. Il testo è scorrevole e ben costruito.

 

 

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