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“How Sad”: La Malinconia Infinita dell’Addio ai Monti in Chiave Jazz
Se esiste un sentimento che il jazz riesce a scavare fino in fondo, è quello della nostalgia per ciò che si lascia alle spalle. In “How Sad”, la trasposizione musicale del celebre “Addio ai Monti” di Alessandro Manzoni, la tristezza non è solo un tema, ma l’anima stessa della composizione.
L’estetica dell’abbandono
L’articolo “How Sad” (com’è triste) mette a nudo quel “passo grave” di chi si allontana dalle proprie radici. Non è una tristezza leggera o passeggera; è quella sensazione soffocante che colpisce Lucia Mondella — e chiunque sia costretto all’esilio — nel momento in cui le cime familiari iniziano a scomparire all’orizzonte. Il brano insiste su questa pesantezza del cuore: la città diventa un labirinto di strade che “tolgono il respiro”, un deserto di cemento dove l’aria sembra “pesante e morta”.
Il contrasto tra speranza e dolore
La canzone sottolinea ripetutamente quanto sia amaro il distacco:
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La delusione della pianura: L’occhio del fuggitivo si ritrae “disgustato e stanco” davanti all’uniformità del paesaggio.
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Il peso della città: La confusione urbana non consola, ma accentua il senso di isolamento.
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L’illusione del ritorno: Anche il desiderio di tornare “ricco e felice” appare, nelle note jazz del brano, come un sogno fragile, quasi una scusa che il cuore inventa per non spezzarsi definitivamente durante la partenza.
Una tristezza che si fa musica
In questa versione, il jazz non cerca il ritmo incalzante o la gioia dell’improvvisazione virtuosistica, ma si piega su se stesso per descrivere quel “restless longing”, quella brama inquieta per la propria casa, per il “piccolo campo” e la “casetta” da tempo desiderata.
“How Sad” ci ricorda che l’addio di Manzoni non è solo letteratura scolastica, ma un grido universale di solitudine. È il lamento di chi scopre che, lontano dalle proprie montagne, anche la bellezza più celebrata dai forestieri non può colmare il vuoto lasciato da una voce domestica o dal fragore di un torrente conosciuto fin dall’infanzia.
È un pezzo davvero toccante, specialmente per come riesce a rendere universale il dolore di Lucia. Quale aspetto di questa versione jazz ti ha colpito di più rispetto alla lettura tradizionale del testo manzoniano?
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Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto più s’avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme; l’aria gli par gravosa e morta; s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messi gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a’ suoi monti.
Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire, e n’è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que’ monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l’immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov’era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l’amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.
Di tal genere, se non tali appunto, erano i pensieri di Lucia, e poco diversi i pensieri degli altri due pellegrini, mentre la barca gli andava avvicinando alla riva destra dell’Adda.

Testo della canzone: How sad
How sad, how sad
Farewell, mountains rising from the waters and reaching to the sky
Uneven peaks, familiar to those who grew up among you and imprinted on their memory
No less than the faces of their closest relatives. Streams whose roar he can distinguish like the sound of domestic voices
Villages scattered in white on the slopes like flocks of grazing sheep.
How sad is the step of one who, raised among you, leaves you
In the imagination of the very man who voluntarily leaves Drawn by the hope of making his fortune elsewhere.
The dreams of wealth are disembodied;
He marvels at having been able to make up his mind And would then turn back, if he did not think that one day he will return affluent.
The further he advances across the plain, his eye withdraws disgusted and weary
From that uniform expanse; the air seems heavy and dead to him.
He advances sadly and inattentively into the tumultuous city.
How sad is the step of one who, raised among you, leaves you
In the imagination of the very man who voluntarily leaves Drawn by the hope of making his fortune elsewhere.
The houses pile high upon houses, the streets leading into streets
Seem to take his breath away;
And in front of the buildings admired by the stranger, he thinks with restless longing
Of the little field in his own village,
Of the little house he has had his eye on for a long time,
And which he will buy, returning rich to his mountains.
How sad is the step of one who, raised among you, leaves you
In the imagination of the very man who voluntarily leaves Drawn by the hope of making his fortune elsewhere.
How sad is the step of one who, raised among you, leaves you
In the imagination of the very man who voluntarily leaves Drawn by the hope of making his fortune elsewhere.





