Alan Turing

Sviluppando un sistema messo a punto dai crittografi polacchi nel 1940, Turing ideò le cosiddette “Bombe”, cioè delle macchine che contenevano vari gruppi di rotori simili a quelli della macchina Enigma che, girando a forte velocità, calcolavano velocemente tutte le combinazioni possibili.  Con la messa a punto di “The Bombe”, l’ago della bilancia iniziò a pendere decisamente a favore degli uomini di Bletchley Park, con i quali lavorava Turing nel corso della seconda guerra mondiale.  Nel 1940, Alan Turing ha 28 anni ed è già a capo della sezione di ricercatori che si occupa di decrittare le macchine Enigma usate dalla Marina tedesca.  E’ un tipo geniale e bizzarro: ad esempio gira per Bletchley Park in bicicletta indossando una maschera antigas ed ha un curriculum scolastico non brillantissimo.  Al ginnasio era stato bocciato proprio in matematica.  Il suo professore aveva motivato così la decisione: “Perde tempo in ricerche, di matematica superiore a scapito dello studio di quella elementare. 1 suoi elaborati sono sporchi e disordinati”.

 

Oggi Alan Turing è ricordato come un autentico genio oltre che il profeta dell’intelligenza artificiale, da lui teorizzata già negli anni Trenta quando non era stato ancora creato il primo computer.  Turing è rimasto a lungo un genio incompreso.  Solo un paio d’anni fa l’Inghilterra gli ha dedicato una statua.  Mentre era in vita, a titolo di ringraziamento per i suoi servizi, fu decorato prima con l’Ordine dell’Impero Britannico, poi fu nominato membro della Royal Society, ed infine – nel dopoguerra – fu processato per atti osceni in quanto omosessuale e condannato ad una cura ormonale che lo rese impotente e gli fece crescere il seno.  Emarginato e solo, Turing entrò in  depressione e morì, in circostanze non del tutto chiare, nel giugno 1954, a 42 anni.  La statua che gli è stata dedicata, a Manchester, lo ritrae con una mela in mano.  La versione ufficiale infatti vuole che abbia, più o meno volontariamente, ingerito del cianuro accompagnandolo ad una mela.  Ma una biografia recente ad’ombra l’ipotesi che Turing, detentore di importanti segreti ma ritenuto incontrollabile, fosse diventato un possibile pericolo per la sicurezza dai servizi segreti inglesi, che avrebbero così inscenato un suicidio per liberarsi dell’ingombrante scienziato.  Insomma, su Bletchley Park è calata una cortina fumogena più spessa della mitica nebbia inglese.  Solo alla fine degli armi Settanta sono stati resi pubblici i primi documenti su questa vicenda e l’Imperial War Museum ha dedicato una grande mostra celebrativa alla guerra segreta condotta dagli uomini di Bletchley Park solo nel 1997!

dalla tesina multidisciplinare “La comunicazione dagli anni trenta ad oggi”  esame di stato 2005 – Filippo Saluzzo