ALCYONE

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GABRIELE D’ANNUNZIO

Libro Terzo delle LAUDI DEL CIELO DEL MARE DELLA TERRA E DEGLI EROI

L’ arca romana

Alpe di Luni, e dove son le statue?

I miei spirti desìan perpetuarsi

oggi sul cielo in grandi simulacri.

O antichi marmi in grandi orti romani!

Stan per logge e scalèe di balaustri,

con le lor verdi tuniche di muschi.

Negreggiano i cipressi i lecci i bussi

intorno alla fontana ove il Silenzio

col dito su le labbra è chino a specchio.

Vede apparire dal profondo il teschio

dell’eterna Medusa, la Gorgóne

vede sé fiso nel divino orrore.

Lamenta i fati il grido del paone.

Tutto è immobilità di pietra, vita

che fu, memoria grave, ombra infinita.

Un sarcofago eleggo, ov’è scolpita

in tre facce una pugna d’Alessandro;

pieno è di terra, e porta un oleandro.

Quivi masticherò la foglia amara

del mio lauro, seduto su quell’arca.

Quivi disfoglierò la rosa vana

dell’amor mio, seduto su quell’arca.

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