Amata per caso

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

di Stefano Zecchi

Luigi Gaudio

Tematiche: il rapporto con le proprie origini

Il caso, la necessità, ci impongono di lasciare la nostra terra. È accaduto a Malini, così come accadeva a noi italiani in altri tempi. In queste condizioni è giusto dimenticare le proprie radici, il proprio passato, oppure queste rimangono e ci caratterizzano per tutta la vita?

Malini soffre perché la sua madre adottiva non sa che lei è capace di coltivare l’orto, e di danzare e così 1) è sorpresa quando lei riesce a far crescere delle cipolle, 2) indirizza la inspiegabile (per lei) attrazione di Malini per la danza verso un corso di danza classica, che è nettamente diversa da quella indiana. Se quella classica infatti si basa sulla leggerezza del corpo (i piedi devono solo sfiorare il pavimento) quella indiana si basa sul contatto del corpo con la terra: lei infatti si lasciava trascinare dal ritmo della musica del Français, e batteva fortemente i piedi a terra, quando ballava.

 

Tematiche: la religione

Sono tre le religioni con le quali entra in contatto Malini nel corso della sua vita:

  1. il buddismo, dei monaci del monastero vicino al suo paese di origine. Malini ricorda in particolare che era troppo piccola e bassa per far girare la “ruota della preghiera”

  2. l’induismo molto diffuso nelle città dell’India che attraversa con il Français. Lei assiste così al bagno rituale nel Gange, e frequenta i templi delle grandi divinità induiste. Nelle vicinanze del tempio di Durga a Benares accadrà uno degli avvenimenti più importanti del romanzo

  3. il cristianesimo delle suore di Benares, che la raccolgono dalla strada e la strappano dallo sfruttamento minorile di Habib (nonché dei suoi genitori adottivi).

Malini, però, non dimenticherà mai l’insegnamento che le diede il Français raccontandole una storia: “trionfa sempre il bene nella religione, per questo dobbiamo avere fede. La fede per essere più buoni” (leggi pag. 105-106).

Del resto, quanto ripassa da Srinagar, Malini non capisce come si possa fare la guerra in nome di Dio (leggi pag. 244)

 

Tematiche: adozione atto di amore o di egoismo?

C’è sempre il rischio, quando una coppia decide di adottare un bambino, che questo serva solo per riempire un vuoto o una propria incapacità. Questo dubbio ci assale quando leggiamo un libro come questo, che non a caso si intitola “Amata per caso”. È indubbio che i rapporti tra i genitori e i figli adottivi siano complessi, e per questo la procedura di adozione è giustamente lunga e tende a verificare le attitudini psicologiche. Margherita in questo romanzo sembra talvolta essere una Donna Prassede, cioè sembra voler indirizzare il bene degli altri, in modo che questo bene coincida con il suo progetto. Per questo, ha forse in mente un “modello” di figlia “italiana”, che non corrisponde a Malini, che invece non ha dimenticato del tutto il suo paese e il suo passato. Tuttavia, ci sono delle differenze evidenti fra Margherita e Donna Prassede. Margherita è infatti disposta a riconoscere i suoi sbagli, spesso piange, ma non impedisce a Malini di portare avanti certe scelte, anche se questo la fa soffrire. La mia esperienza: gli amici che conosco e che hanno adottato dei figli hanno iniziato un percorso certamente difficile, ma posso dire che si sono rivelati il più delle volte molto più maturi, aperti ed equilibrati di Margherita.

 

Romanzo di formazione o sociale?

Dal punto di vista di Malini, tutte le esperienze che le tocca di vivere sono come delle tappe che segnano lo sviluppo della sua persona, l’apertura a nuove realtà e culture. Non manca, però, in questo testo, la denuncia di una situazione sociale di sfruttamento dei bambini (Malini riconosce che lei non sapeva giocare, perché semplicemente lei non era abituata a giocare, ma era stata costretta a lavorare sin dai primi anni di vita).

 

L’occasione del romanzo

Nella prefazione di pag. 7 e 8 l’ autore Stefano Zecchi descrive l’occasione che sta alla base della sua ispirazione.

 

La trama

Malini è una ragazza di sette anni che vive alle pendici delle grandi montagne del Nord dell’ India, in una vallata non lontana da Leh, nel Ladakh,

Lei è contenta di pascolare e accudire alle capre, che offrono latte e latticini, e lana pashmina, e sente di appartenere alla sua famiglia, anzi si immagina di passare il resto della vita lì, tra quelle montagne, insieme ai suoi genitori, ai suoi nonni, e ai quattro fratelli maschi più piccoli.

Come accade ogni anno, suo padre Nawang, per arrotondare un po’ i miseri guadagni della famiglia, si offre per spalare la neve sulle aspre strade di montagna.

Compare però qualche giorno dopo Sanjiv, un altro spalatore, che avvisa che il padre è stato travolto da una frana, ed adesso si trova in ospedale, malato gravemente, ed ha bisogno di cure.

Dolma, la madre di Malini, si vede costretta a vendere le capre.

Sulle prime Malini si dispera, perché non riesce a pensare alla sua vita senza quelle capre, con le quali ha vissuto anni felici, ma poi trasferisce le sue attenzioni all’orticello, che coltiva e cura con lo stesso impegno con il quale prima accudiva alle capre, convinta così di dare una mano alla famiglia.

Malini partecipa poi alla festa del paese, ballando con gioia come era abituata a fare.

Durante questa festa viene adocchiata da un artista di strada, un certo francese (da adesso in poi lo chiameremo semplicemente “il Français”), che chiede poi di “comprare” la ragazza per portarla con sé nelle sue tournee.

Fa da tramite l’oscuro zio Tobgye, che pare quasi contento delle disgrazie della famiglia di Malini.

Una brutta sera Malini sente parlare i grandi (la mamma e lo zio) di soldi (i grandi parlano sempre e solo di soldi), ma la cosa strana è che questa volta la merce di scambio è lei stessa.

La tematica implicata è il grave problema della compravendita dei bambini, trattati e usati come schiavi (vedi “La storia di Iqbal”).

Malini, però, abituata ad adattarsi, supera il trauma dell’abbandono dalla sua famiglia, da sua madre e dalla casa, non senza lacrime, e apprezza la vita insieme al Français, convinta dalla mamma stessa che questo trasferimento può garantirle un’esistenza meno misera, mentre lo zio le aveva sempre detto che doveva obbedire. Anche il suo nuovo padrone le impone di obbedire, e il cane la controlla, ma il Français le regala un paio di scarpe da viaggio come non le ha mai avute, e tratta con attenzione lei, così come fa con la scimmietta Juliette e il cane Robert, che lo accompagnano nelle sue performances.

Inoltre Malini ricorda due cose che le diceva sempre sua madre: “bisogna avere fiducia nella gente che sa leggere, ed è allegra” e il Français legge, e riesce ad affrontare tutte le difficoltà con il sorriso sulle labbra.

Una volta arrivati alla città di Srinagar, nel Kashmir, si sistemano su uno shikara (casa galleggiante) sul lago Dal, il Français compra un vestito (sari) e un paio di scarpette a Malini, e i quattro incominciano i loro spettacoli. Il Français fa giochi di prestigio, canta o suona una specie di flauto di pan, oppure l’armonica, i due animaletti saltellano e fanno finta di litigare, e Malini incomincia a ballare.

Come premio, il Français noleggia uno shikara che passa in mezzo a un bellissimo giardino galleggiante persiano, un vero paradiso di bellezza (ricordiamoci che l’autore del libro è un professore di estetica), e fa vedere a Malini la statua di Tagore, e un tempio dedicato a Shiva, dove si venera uno dei più grandi filosofi indiani: Shankara. “il filosofo ti spiega perché ammiriamo la bellezza e perché il mondo ha bisogno della bellezza”. (pag. 95)

Malini migliora la sua tecnica di danza, anche perché questo l’aiuta ad essere meno timida e impacciata.

Paradossalmente Malini è felice per le novità, ma anche triste tutte le volte che si chiude un capitolo della sua vita, ed è costretta a lasciare un posto cui si è affezionata, come quando parte per Delhi e lascia Srinagar, la prima città della sua vita, quella in cui ha imparato a danzare.

A Delhi il Français le regala un libro, e così lei impara piano piano a leggere. Delhi è una città molto più grande di Srinagar, ma dopo un po’ il Français dice che è il momento di cambiare posto, e così, seguendo il fiume Gange, i quattro attraversano altre città, fino ad arrivare a Benares. Qui il Français si ammala gravemente, e muore nei pressi di una siepe di loto, Malini stava riposando a fianco a lui.

Malini, Robert e Juliette perdono il loro unico punto di riferimento. Mentre Juliette, che non aveva mai legato molto con Malini, salta sugli alberi, per raggiungere un gruppo di sue simili, Malini e Robert per procacciarsi da vivere improvvisano per i turisti una danza come quelle che avevano imparato dal Français.

I due sono adocchiati e portati via da un signore apparentemente gentile, vestito di bianco, che offre loro da mangiare, ma poi li lascia presso un tipo losco e burbero, un certo Habib, che chiede a loro di rifare per altri turisti quello spettacolo di danza.

Poi Habib porta i due a mangiare e dormire in un posto dove si trovano molti altri bambini.

Qui Malini viene a sapere da Jalauddin, uno di questi bambini, che Habib li tiene schiavi. Habib è un “padrone” molto più crudele rispetto al Français, tanto è vero che molti bambini, che non sono capaci di “ballare” o fare altro, devono comunque portargli dei soldi guadagnati con l’elemosina, impietosendo i turisti, facendo vedere gambe e braccia spezzate.

Un giorno, però, Malini sfugge alla sorveglianza di Habib, e viene accolta, insieme all’inseparabile cane Robert, in un orfanotrofio gestito da suore.

Qui un giorno arriva un signore un po’ spaesato, che Malini conduce per le vie di Benares alla scoperta della città. Poco dopo, Malini capisce che quel signore, che si chiama Giorgio, sarà il suo nuovo padre, e la condurrà in Italia, il suo nuovo paese.

Così Malini, contro la sua volontà, dovrà salutare Robert e l’ India, e si troverà a vivere in una città completamente diversa da quelle che ha conosciuto finora, Milano, e in un ambiente molto differente, dove potrà vivere senza più preoccupazioni materiali, in un’agiatezza che in India poteva solo immaginare.

Malini viene naturalizzata italiana con il nome di Malina, le viene assegnato l’ 1 agosto come giorno del suo compleanno, che in realtà è il giorno dell’anniversario di Giorgio e Margherita.

Malini percepisce di essere una “diversa”, e si sfoga così con quella donna, che non riesce a chiamare “mamma”: “Io esisto per riempire il vuoto della tua vita senza figli, perché se tu fossi stata in grado di metterli al mondo non avresti mai pensato a me” (pag. 206)

Riconosce però che questi due genitori non naturali le vogliono bene e si vogliono bene.

Malini affronta così le scuole, un po’ indispettita dell’isolamento cui di fatto la costringono i suoi compagni di classe, ma riconoscente di poter finalmente esaudire il suo sogno di studiare.

Malini, che apprezza molto di più la discrezione di Giorgio che l’assillo di Margherita, per emulazione del suo padre adottivo, ma anche per sua scelta convinta, decide di iscriversi al Liceo Scientifico, con l’idea di diventare un medico.

Quando passa alle scuole superiori, le capita per la prima volta di conoscere uno “come lei” cioè Kahled, un ragazzo somalo adottato con il nome per lui troppo italiano e lontano dal suo di Carlo.

Per un po’ lo frequenta, ma poi, su richiesta di Margherita, non va più a casa sua.

Quel ragazzo, incapace di adattarsi ad un ambiente che non è il suo di origine, si toglie poi la vita impiccandosi, gettando nel dolore anche Malini.

Una volta iscritta alla facoltà di Medicina, Malini si rende sempre più indipendente dalla sua famiglia adottiva, e si fidanza con Ramon, di origini argentine, che studia Architettura. Nel frattempo Margherita si era ammalata gravemente, e Malini, che pure si è sempre più legata affettivamente a lei, quasi adesso più che al padre adottivo, decide di tornare in India, a svolgere lì la sua professione di medico.

Anche il fidanzato la raggiungerà, ma prima lei intende, da sola, fare un viaggio alla ricerca della sua famiglia nel Ladakh.

 

Epilogo

Parte quindi per un viaggio in India alla ricerca delle sue origini. Con una certa fatica, ed un certo disagio, perché di fatto ritorna in India da “straniera”, Malini riesce a raggiungere il suo  paese, passando da Delhi; Srinagar e Leh. Qui però scopre che una tremenda carestia ha decimato il paese, ed addirittura la sua casa non esiste neanche più.

Tornata a Benares, lei, come sempre ha fatto, non si perde d’animo, e ricomincia la sua esistenza, mentre una nuova vita sta crescendo dentro di lei (leggi pag. 250).

Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: