Amnistia

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Saggio breve o articolo di giornale

Ambito socio-economico

CONSEGNE

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di giornale”, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano e facendo riferimento alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Da’ un titolo alla tua trattazione.

Se scegli la forma del “saggio breve”, indica la destinazione editoriale (rivista specialistica, ricerca o relazione scolastica, rassegna di argomento culturale, altro).

Se scegli la forma dell’articolo di giornale, indica il tipo di giornale sul quale ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).

Per analizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarle o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).

Non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.

Argomento:

“Amnistia”

Documenti:

CONSEGNE

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di giornale”, utilizzando i documenti e i dati che lo corredano e facendo riferimento alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Dà un titolo alla tua trattazione.

Se scegli la forma del “saggio breve”, indica la destinazione editoriale (rivista specialistica, ricerca o relazione scolastica, rassegna di argomento culturale, altro).

Se scegli la forma dell’articolo di giornale, indica il tipo di giornale sul quale ipotizzi la pubblicazione (quotidiano, rivista divulgativa, giornale scolastico, altro).

Per analizzare l’argomento, puoi riferirti a circostanze immaginarle o reali (mostre, anniversari, convegni o eventi di rilievo).

Non superare le quattro o cinque colonne di metà di foglio protocollo.

 

Documenti:

a)     Cara Dacia Maraini, che cosa si prova a vincere il premio Strega? Scherzo. Mi è piaciuto quando hai risposto: “Sono tanto contenta. E’ un vero incubo”. Anch’io sono contento per te. Mi fido di te per parecchie ragioni, compreso il fatto che scrivi “liquorizia”. (La tua commissaria mastica liquorizia come Yanez accendeva l’ennesima sigaretta). La chiamavi così da bambina? Io liquerizia, altri liquirizia, e ci deve essere stata una forma di licorizia. Non ci avevo mai pensato, ma è probabile che nell’uso l’origine greca del nome (radice dolce, glycyrrhiza) si sia dimenticata a vantaggio della liquidità, al liquore che quel bastoncino masticato scioglie nella bocca. In certi posti, mi pare, si chiama “la radice” per antonomasia. Mi è tornato in mente anche un altro nome meridionale della liquerizia, che un omino con la cassetta a tracolla vendeva davanti alla mia scuola elementare della Magna Grecia insieme alle giuggiole e ai corbezzoli in cartoccetti di carta di giornale – erano le nostre leccornie: zippero doce, cioè appunto, credo, bastoncino dolce. Ciao. (Lettera di Adriano Sofri a Dacia Maraini del 10 settembre 1999)

b)     Sofri. Bisogna farlo uscire?
«Secondo me la sua forza è stare in prigione».
Cosa?
«Se esce ha meno tempo di scrivere».
Bisogna tenerlo dentro per motivi professionali?
«Non vuole chiedere la grazia. In prigione fa quello che vuole, è trattato con guanti bianchi, scrive quanto vuole quello che vuole, guadagna un sacco di soldi e vive gratis. Mi pare una situazione accettabile». (da un’intervista a Dacia Maraini)

c)      Roma, la marcia per l’amnistia

“Le carceri stanno scoppiando” Adesioni bipartisan, ma Casini frena: “Non creare aspettative”

Attacco di Pannella ai sindacati: “Sordi a questo problema”

 

La manifestazione per l’amnistia

ROMA – A Roma sotto la pioggia per l’amnistia. La manifestazione, malgrado il tempo impietoso e la giornata festiva, è stata un successo di presenze e adesioni, ma il presidente della Camera Pier Ferdinado Casini ha subito frenato gli entusiasmi: “Niente sarebbe più intollerabile che suscitare aspettative nella popolazione carceraria senza realistiche possibilità di soddisfarle”.

 

La marcia è partita da Castel Sant’Angelo e si è conclusa davanti al Quirinale la marcia promossa da Marco Pannella, con adesioni bipartisan come Andreotti, Cossiga, Bertinotti, Emanuele Macaluso, Giuliano Ferrara e Stefano Rodotà. Secondo la questura, i partecipanti alla manifestazione sono stati circa 400. La tappa più significativa della manifestazione di fronte al carcere di Regina Coeli, con i brevi interventi di Don Antonio Mazzi, don Andrea Gallo e Marco Pannella.

 

Le polemiche e l’appello di Pannella. Pannella ha polemizzato con quanti nel passato non hanno fatto nulla per porre in modo forte “la questione sociale della situazione delle carceri e della giustizia in Italia”, e con i sindacati, per la loro mancata adesione. “Quelle strutture parastatali che in un modo sapiente sanno organizzare un milione di persone a Roma o 500.000 in altre città – ha detto – hanno qualcosa di antropologico contro questo tema”. Pannella ha infine lanciato un appello per “una nuova forma di unità che tenga conto come per la prima volta la massima questione sociale e istituzionale si manifesta”.

 

Ha preferito invece tenere basso il livello dello scontro politico Massimo D’Alema. “Non voglio neanche discutere con il ministro Castelli – ha commentato il presidente dei Ds – chi dice di no all’amnistia, se ne assumerà la responsabilità”. “Questo è un tema – ha aggiunto – che il Parlamento dovrebbe affrontare con giustizia e umanità”.

 

Casini: “Attenzione alle aspettative”. Alle parole di D’Alema è arrivata pronta la risposta del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini: “La piazza va rispettata, ma è il Parlamento che deve decidere e legiferare. Niente sarebbe più intollerabile che suscitare aspettative nella popolazione carceraria senza realistiche possibilità di soddisfarle”. “Ho convocato la Camera dei deputati il prossimo 27 dicembre – ha proseguito – perché ciascuno si assuma le sue responsabilità”. (da La repubblica 25 dicembre 2005)

d) Forse quest’anno la Natività ci consegna la speranza di un universo che da infinito diventa la strada più vicina dove accogliere l’altro.
Il Santo Padre ci ha benedetto tutti, indistintamente, turisti per caso e navigatori del mondo, come quello sparuto gruppo di disturbatori, con a capo il Marco Pannella e il don Mazzi, quali opposti che convergono, che trascorrono il Natale tra un Parlamento deserto e un carcere stracolmo di materiale umano.
Essi sono convinti di incontrare uomini dalla ragione lucida e dal corpo in azione, coerenti al punto da ammettere che non si abbatte la recidiva, e quindi il sovraffollamento, con la costruzione di 4 nuove carceri: esse non potranno mai contenere i 15 mila “numeri” in esubero, inoltre tutte in Sardegna, relegando lontano, lontanissimo,  i detenuti dalle proprie famiglie, in barba alle leggi che consentono al detenuto di scontare la propria pena nella regione di residenza.
Il Papa muore, il Papa rinasce, proprio come il Bambino, eppure ci si ostina a declamare versetti così conosciuti da apparire criptati: pena certa, certezza della pena, o resa dello Stato.
Come se questa sorta di terra di nessuno qual è il carcere, non fosse popolato a sufficienza da “numeri” che mangiano galera da venti o trenta  anni per i propri errori, come se in quelle celle assordanti non esistessero “numeri” piagati da vere e proprie doppie diagnosi, che comunque scontano la loro condanna.
Tutto ciò, alla faccia di chi distrugge ipnoticamente o impoverisce drammaticamente un paese per cordata di potenti, e rimane in una cella il tempo stretto di una chiacchierata.
Ma forse questo è il Natale degli uomini contemplattivi, con due T, perché di questo ha bisogno una Giustizia senza paura di affrontare le proprie necrofilie mentali: a misura, nel tempo fermo, bloccato per il detenuto, in assenza di strumenti rieducativi, di risocializzazione, di riconciliazione, con il quale però si facilita il sonno del legislatore, ripiegato su stesso, condizionato dagli interessi di bottega, dalle false liti di partito.
In questo Natale lo sparuto gruppo è in  marcia, disposto per l’intera via, ma nessuno lo vede, nessuno lo sente, la nebbia della ragione è nemica, essa ben nasconde i veri problemi,mentre il richiamo evangelico: “svegliatevi uomini”, riguarda anche gli sconfitti, gli invisibili di un carcere costretto a ospitare i suoi “numeri” malvestiti e mal celati dagli slogans a cinque stelle.
Il Natale scivola via stancamente, si disperde come l’amnistia richiesta, rimane però la  certezza di una speranza che  non potrà mai essere  genuflessa ad alcuna istanza, ad alcuna interpretazione, affinché quei “numeri” a perdere, siano intesi come persone a ritrovare la propria dignità e magari un pezzetto di futuro possibile.
Vincenzo Andraous, condannato all’ergastolo nel Carcere di Pavia e tutor Comunità Casa del Giovane 29-12-2005-Pavia (dal sito            www.atuttascuola.it)

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