APULEIO, METAMORFOSI: il libro XI (riassunto e aspetti problematici)

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Libro XI

Questo libro è uno dei libri più ardui delle metamorfosi che non presenta tutti quei caratteri della componente dell’intrattenimento e della beffa più cospicua in altre parti. Libro che segna una rottura rispetto all’andamento dei libri precedenti. E anche uno dei più ardui dal punto di vista stilistico.

La struttura del libro XI è episodica:

Si procede per nuclei di capitoli impregnati intorno a singoli episodi

Capitoli 1-6: questo primo gruppo vede Lucio risvegliarsi sul lido di Cencre vicino a Corinto, in un meraviglioso notturno, Lucio rivolge una preghiera alla luna, che è quello che riconosce come presenza divina a cui chiedere la salvezza ritornando umano o la morte. È solo a questo punto dopo la preghiera che gli si fa incontro qualcosa, in un modo misterioso per cui non riusciamo a capire se si tratta di un sogno o una visione o qualche cosa che vede da sveglio. Gli si fa incontro un simulacro di una divinità che viene prima descritto da Apuleio in tutti i dettagli anche molto interessanti, in modo molto particolareggiato complesso ed elaborato (ekfrasis).

Poi la dea parla e solo nel V capitolo ci viene rivelato il nome di questa divinità: Iside.

Questa lunga scena che per alcune sue caratteristiche è stata paragonata ad una scena cinematografica, paragone applicato anche ad altri episodi dell’XI libro. Riassumendo: risveglio di Lucio, apparizione del simulacro divino, le parole rivolte dalla dea a Lucio e la rivelazione della dea, del suo nome.

Capitoli 7-17 : contengono tre scene diverse ma tutte collegate all’arrivo dell’alba e che si svolgono tutte durante le feste di Iside, con un particolare Tito.

  1. Cap. 8-10: c’è una lunga descrizione della pompa sospitratrics deae, del corteo, della processione che accompagna la dea. Nel corteo si riconoscono il popolo, poi gli iniziati, poi all’interno degli iniziati i sacerdoti e poi le altre divinità con una dovizia di particolari che ricorda quello di una scena teatrale o cinematografica.
  2. Cap. 11-15: reformatio e spiegazione.
  3. Cap. 16-17: descrive il rito navigium isidis, la festa per la consacrazione di una nave in primavera a segnare la ripresa della navigazione perché d’inverno era troppo pericoloso.
  4. Cap. 18-20: descrivono la vita di Lucio presso il santuario, Lucio non ancora iniziato ai riti di Iside.
  5. Cap. 21-25: descrivono la prima iniziazione e contengono un inno ad Iside.
  6. Cap. 26-30: rappresentano una sorta di strana aggiunta alla vicenda che sembrerebbe già compiuta, perché ormai vive nel santuario e sembrerebbe che non ci sia più niente che deve accadere. Invece accadono una seconda e una terza iniziazione, sempre al culto di Iside, e poi la vicenda si sposta dalla Grecia a Roma dove Lucio dice di vivere esercitando il mestiere del foro, grazie alle sue abilità di retore.

Aspetti problematici:

È un libro molto strano, dal punto di vista narratologico. Durante tutta la vicenda c’è sempre ed è riscontrabile una continua oscillazione tra:

  • Lucio actor protagonista della storia
  • Apuleio auctor, l’io narrante. A volte capiamo che è Lucio perché non sa certe cose, altre volte non sappiamo chi stia narrando, la cosa si miscela.

Questa cosa nel XI libro si complica: nel capitolo 27 che è nell’epilogo romano, a un certo punto l’io narrante si definisce madaurensis che non e Lucio che si è rappresentato greco fin dall’inizio, ma è Apuleio!!! È una specie di lapsus che tradisce e accresce la confusione tra tutti questi io parlanti, e tradisce anche la profonda impronta che Apuleio autore evidentemente imprime sull’io narrante delle Metamorfosi e dello stesso Lucio.

Quindi l’XI libro che rappresenta la soluzione dell’enigma, il lieto fine (l’asino torna uomo), però è un libro carico esso stesso di enigmi, molto refrattario a interpretazioni univoche. Aggiunge mistero a mistero.

Esordio serio risvegliandosi e pregando la luna, poi ci rendiamo conto di questa preghiera seria e devota Lucio non può averla pronunciata a parole come è presentata perché è ancora un asino! Resta questa ambiguità tra interiorità umana ed esteriorità animalerrestai non tutto il libro fino alla reformatio. Corteo dea ha particolari di un corteo carnivalesco, anche questo libro che ha un attacco religiosus eppure ci sono elementi carichi di ambiguità, ci sono indizi a cui ci si potrebbe appigliare per sminuire la serietà di quello che stiamo leggendo. L’ambiguitàsi riconferma forse l’unica chiave di lettura vera.

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