APULEIO, METAMORFOSI (o L’asino d’oro) – libro XI, capitolo 15: analisi e commento

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L’asino d’oro di Apuleio

Potrebbe rappresentare il punto di arrivo maturo.
È un momento successivo alla reformatiodi Lucio, successivo alla storia stessa. È ritornato ormai alla vita umana. Questo capitolo contiene la lettura a posteriori di tutta la vicenda nelle parole del sacerdote che ha assistito alla reformatio. Passiamo da un estremo all’altro del libro: è la punta più alta della climax religiosa di questo personaggio.
Ma le caratteristiche dello stile apuleiano sono le stesse: si compiace degli stessi esperimenti retorici, lo stesso accumulo di registri diversi, compiacimento di usare termini rari. C’è questa varietà che è il riverbero stilistico ambiguo che resta il carattere dominante in qualunque sezione del romanzo.
  • Exanclare: verbo di registro alto “sopportare”
  • Doctrina: può essere intesa come quella cultura, quegli elementi che il narratore aveva sottolineato in sé nel proemio dell’opera o anche gli altri personaggi avevano sottolineato
  • Cecità della fortuna:  elemento proverbiale
  • Prefisso dis  = di qua e di là
  • Pessimis periculis: allitterazione voluta perché è lettura ridondante
  • Inprovvida = uno che non vede davanti a sé → malvagità che non vede avanti a se essendo cieca
  • Beatitudo: sostantivi in –tudo appartengono al registro alto (Apuleio li ama)

 

  • Registro basso-colloquiale: etatula diminutivo di aetas → la prosa apuleiana i diminutivi sono una categoria di nomi lui usa anche avverbi che Apuleio predilige e sono elementi che tendono, affondano nel registro colloquiale in cui la componente affettiva è dominante
→ questa è la ragione per cui la poesia catulliana ha come uno degli elementi stilistici il diminutivo come
     componente affettiva che è accostata al registro alto
ambivalenza continua tra registro alto e registro colloquiale affettivo: ambiguità anche in questo.
  • La vera libertà è il servizio alla divinità o alla filosofia è un tema religioso e filosofico molo diffuso
ambivalenza della servitù
Caduta morale dovuta alla curiositas e per aver fatto affidamento a valori che non sono tali. Approdo alla religiosa beatitudinem e il passaggio è sancito anche da un cambiamento nella divinità che presiede alle sorti di Lucio
  • Prima c’è la Fortuna cieca, che presiede alla sorte degli uomini senza previsione
  • poi Lucio è passato sotto le ali protettive della Fortuna videns che è Iside.

 

  • Anafora quintupla di quid e lista sintetica allusiva ad alcune delle peripezie che ha vissuto. A cosa sono serviti gli andirivieni di viaggi, cammini asperrimi, a che cosa giovò  il timore della morte quotidiana? In realtà è un’enallage di quotidianus riferito alla morte è più probabile il timore quotidiano che una morte che poteva accadere ogni giorno. A che cosa è servito all’empia Fortuna, connotazione fortemente negativa perché è ciò che non è giusto per la legge divina non per la legge umana.
  • Illumina tutte le altre divinità: come è stata percepita dai romani questa frase? In uno dei culti misterici anche all’interno del mondo romano Iside era venerata anche come Isis Fortuna che ha caratteristicamente come attributo nelle rappresentazioni artistiche una cornucopia in mano, ha una serie attribuiti che portano abbondanza, è una buona Tuche non cieca e arbitraria.
Dopo si rivolge a Lucio con un’esortazione.
  • Candido habitu: habitus si riferisce alla veste candida della quale era stato appena rivestito dopo essere stato ritrasformato in forma umana.
  • Inovanti: ovatio è una cerimonia trionfale, significa quindi ‘con passo pieno di gioia di baldanza’.
  • Sospitatrics: salvatrice
  • En ecce: introduce, il sacerdote ci riconduce all’interno della scena per renderci quasi partecipi degli effetti della reformatio, e nello stesso tempo si rivolge al pubblico presente perché tutto il corteo della dea ha assistito alla reformatio e alla scena di adesso.
  • Aerumnis: termine arcaizzante e ricercato.
  • Triumphat: lessico tecnico militare significa “trionfare su un nemico”. Celebra la sua vittoria sulla sua stessa sorte, Fortuna.
Finora il riconoscimento della condizione di Lucio, poi l’invito a servire la dea, poi cominciano le iniziazioni.
Tutor munitior sono sinonimi, omoteleuto, espressione ridondante.
Militiae: arruolati in questa santa milizia, dare nomen militiae è un termine tecnico militare, un altro!
Sacramento rogari: prestare giuramento ma non in termini generali, il termine giustamente in generale è ius iurandum. Il sacramentumriconosciamo sacer + suffisso mentum di tipo strumentale, si era specializzato in latino a designare non il giuramentoin generale ma militare attraverso cui ci si arruola in un esercito, qui riferito alla milizia della dea.
Non olim = poco fa, non tanto tempo fa, olim
Subisci volontariamente“: è un accostamento quasi ossimoro.
È il servo che serve a tavola, ministerium è il servizio prestato alla divinità.

 

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