Astronomia greca

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Gli antichi pensatori greci regalarono alla storia dell’astronomia una delle sue più fulgide e brillanti pagine, in particolare tenendo conto della loro strumentazione arcaica e delle loro conoscenze limitate.

Per primi i filosofi presocratici, ed in particolare coloro che facevano parte della scuola ionica (V secolo a.C.), affermarono che in realtà è il Sole a trovarsi al centro dell’universo, e la Terra, di forma sferica, a girargli attorno. Questa teoria tuttavia non ebbe vita lunga: venne infatti soppiantata già nel III secolo a.C. , dopo la pubblicazione delle opere di Platone. Ora ci fermeremo ad analizzare le teorie astronomiche che si svilupparono a partire dal grande pensatore ateniese in poi, poiché sarà molto utile avere una conoscenza di base di queste ultime per comprendere meglio l’astronomia medioevale, che proprio su queste si basa e si sviluppa.

La  teoria astronomica fondamentale dell’antichità (ma non l’unica), viene comunemente chiamata “Aristotelico-Tolemaica”, dal nome di due suoi perfezionatori, Aristotele e Tolomeo appunto. Essa infatti non venne creata da questi ultimi, ma da loro fu semplicemente accettata ed integrata con nuovi dati.

Aristotele (IV secolo a.C.) ipotizzò che i corpi celesti al tempo conosciuti fossero incastonati in sfere rigide concentriche rotanti intorno alla Terra, che si trova, immobile, al centro dell’universo. Le varie anomalie soprattutto del moto dei pianeti (moto retrogrado) venivano spiegate attraverso complicatissimi moti che avvengono su circonferenze centrate su queste sfere. Le sfere presenti erano, nell’ordine: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno e Stelle Fisse. Nella sfera delle Stelle Fisse aveva sede il “primo motore immobile”, vero e proprio motore del moto astronomico. Le sfere sarebbero costituite per lo più da etere, il quinto elemento, incorruttibile ed immutabile.

In seguito la teoria venne rivista da Claudio Tolomeo (II secolo d.C.) che, nella sua opera fondamentale, “l’Almagesto”, ne confermò la validità di una gran parte, correggendo ed ampliando alcune parti che apparivano più oscure (introducendo ad esempio il concetto di “equante”, che non fece altro che rendere ancor più complicata una teoria già di per sé molto macchinosa). La maggiore innovazione dell’astronomo egiziano fu quella di aggiungere agli otto cieli aristotelici un nono, detto “Cristallino”, in cui aveva sede il “primo motore immobile”. La teologia cristiana nel Medioevo aggiunse un ulteriore cerchio oltre il cristallino che venne chiamato “Empireo”, la dimora di Dio.

Questa visione fu l’unica possibile sia nel periodo romano, che nel Medioevo, fino praticamente all’avvento di Copernico.

  • torna all’indice della tesina Astronomia Breve viaggio nella storia dell’astronomia, tesina interdisciplinare di Alessandro Bona VA a.s. 2007/2008, anche in versione power point (800 kbyte circa)

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