Beppe Fenoglio

Nato ad Alba nel 1922, partigiano, traduttore dall’inglese, muore nel 1963 a Torino.
Pubblica in vita i racconti lunghi I ventitré giorni della città di Alba (1952) e La malora (1954).
Saranno invece pubblicati postumi i romanzi Una questione privata (1963) e Il partigiano Johnny (1968)

I ventitré giorni della città di Alba
Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell’anno 1944.
Ai primi di ottobre, il presidio repubblicano , sentendosi mancare il fiato per la stretta che gli davano i partigiani dalle colline […] fece dire dai preti ai partigiani che sgomberava, solo che i partigiani gli garantissero l’incolumità dell’esodo. I partigiani garantirono e la mattina del 10 ottobre il presidio sgomberò.
Cos’ la gente, pressata contro i muri di Via Maestra, vide passare i partigiani delle Langhe.
Fu la più selvaggia parata della storia moderna: solamente di divise ce n’era per cento carnevali […]
Il fatto è che tra loro non cera un adulto, quelli che avevano fatto il soldato nel Regio Esercito erano forse cinque ogni cento. Nel buio di quella vigilia di battaglia, molti di quei minorenni che, per non aver mai voluto tirare alle galline, non avevano mai sparato il fucile, si domandavano ora se sparare poteva esser complicato e se il colpo faceva male alle orecchie. […]
La mattina del 2 novembre ci fu per sveglia un boato, verso le quattro e mezzo. […]
Il 2 novembre 1944 fu una giornata molto piovosa, e i fascisti sfruttarono la scarsa visibilità dovuta alla pioggia battente per sorprendere i partigiani. […]
Difesero Cascina Miroglio e, dietro di essa, la città di Alba per altre due ore, sotto quel fuoco e quella pioggia. Ogni quarto dora l’aiutante si attaccava al telefono e si sporgeva a gridare: – Tenete duro che vi arrivano i rinforzi! Ma fino alla fine arrivarono solo per telefono.
In quel medesimo giorno, a Dogliani chè un grosso paese a venti chilometri da Alba, cera la fiera autunnale e in piazza ci sarà stato un migliaio di partigiani che sparavano sui tirassegni, taroccavano le ragazze, bevevano le bibite e riuscivano con molta facilità a non sentire il fragore della battaglia di Alba.
Che cos’ fu perduta alle ore due pomeridiane del giorno 2 novembre 1944.” […]
Scesero la collina, molti piangendo e molti bestemmiando, scuotendo la testa guardavano la città che laggiù tremava come una creatura.