Camillo Golgi


Approfondimento scolastico

07/07/1843 – 21/01/1925

Camillo Golgi

Medico italiano studioso delle cellule nervose e scopritore del metodo di colorazione per metterle in evidenza (metodo Golgi)
Bartolomeo Camillo Emilio Golgi nacque nel Pisogneto il 7 luglio 1843, terzogenito di quattro fratelli, da Alessandro e Carolina Golgi.
Nell’anno scolastico 1856/57 si iscrisse alla quinta ginnasio dell’Imperial Regio Ginnasio Liceale di Pavia (oggi Liceo Foscolo). Da qui, nel gennaio del 1859, fu espulso per aver mancato di rispetto al professore di lingua tedesca. Infatti qualche studente aveva scritto sui muri esterni e sugli scaloni del Liceo la frase ingiuriosa “spia chi studia il tedesco” e durante la ramanzina dello stesso professore alla scolaresca, Golgi proruppe in risa fragorose. Cos’ fu obbligato a concludere l’anno scolastico al Liceo di Porta Nuova a Milano.
Nel 1860 C.Golgi si iscrisse al primo corso di medicina dell’Università Regia di Pavia. Fra i compagni di studio universitario si ricordano: Enrico Sertoli, Enrico Cairoli e Camillo Bozzolo, divenuti anch’essi celebri personalità della medicina. Golgi ebbe dei valenti e straordinari professori universitari tra cui: Bartolomeo Panizza, insegnante di Anatomia Umana (divenuto famoso per le sue ricerche sui nervi, distinti in sensitivi e motori, e per le sue scoperte sul sistema linfatico), Paolo Mantegazza, professore di Patologia Generale (che dirigeva anche un piccolo laboratorio di patologia sperimentale), Eusebio Oehl, professore di Istologia e Fisiologia (che aveva pubblicato importanti ricerche sulla struttura della cute), Salvatore Tommasi, professore di Medicina Pratica e di Clinica Medica (che pubblicò le famose Istituzioni di Fisiologia) e Cesare Lombroso professore di Clinica delle Malattie Mentali e di Antropologia, nonché direttore della clinica psichiatrica e fondatore della criminologia moderna.
Nella sessione estiva del 1865, a soli 22 anni, Golgi si laureò con una tesi sull’eziologia delle alienazioni mentali con relatore il prof. Cesare Lombroso. Nella sua dissertazione criticava l’astrattismo delle indagini pseudo-filosofiche e psicologiche del tempo, auspicandosi che la diagnosi e la cura delle malattie mentali divenissero scienza medica: concreta e sperimentale.
Pochi giorni dopo la laurea, il Golgi prestava già servizio come medico secondario presso l’Ospedale S.Matteo di Pavia. Nel 1868, Golgi assumeva l’incarico di assistente chirurgo provvisorio all’Ospedale Maggiore della Carità di Novara e il 1° luglio successivo divenne medico secondario effettivo al S.Matteo di Pavia.
Nel 1869 venne anche impiegato per qualche tempo nel vecchio Ospedale Pavese di Santa Corona. Qui, nelle ore libere, frequentava il laboratorio di patologia sperimentale di Giulio Bizzozero del quale divenne grande amico. Bizzozero, più giovane di tre anni di Golgi, aveva ereditato la direzione del laboratorio dal Mantegazza di cui era stato assistente. Il merito innovativo del Bizzozero fu quello di introdurre il metodo sperimentale nello studio delle patologie. Fu Bizzozero ad iniziare Golgi alla ricerca istologica e microscopica.
Dal 1865 in poi Golgi aveva iniziato a pubblicare le sue ricerche sulle riviste scientifiche.
Nel 1868 pubblicò sulla Gazzetta Medica Italiana una “Storia di Pellagra non maniaca”, mentre la sua tesi di laurea, ampliata da uno studio condotto negli anni 1867-68 sugli alienati della clinica psichiatrica di Lombroso, fu pubblicata nel 1869 sulla Rivista Clinica, sugli Annali Universitari di Medicina e sull’Archivio Italiano per le malattie nervose.
Sempre nello stesso anno pubblicò sul Morgagni e sui rendiconti del Regio Istituto Lombardo di Scienze e Lettere lo studio “Sulla Struttura e sullo sviluppo degli Psammomi”, mentre “Le Diagnosi medico-legali eseguite col metodo antropologico e sperimentale” assieme al Lombroso, furono pubblicate sugli Annali Universitari di Medicina.
Ancora nel 1869 presentò l’ampia ricerca “Sulle alterazioni dei vasi linfatici del cervello ” che vinse il premio Grassi bandito dalla Facoltà di Medicina di Pavia.
Dopo i due lavori del 1870, “Sulla sostanza connettiva del cervello ” e “Un caso di eteropatia della sostanza grigia del cervello”, Golgi iniziava ad essere considerato un valente istologo e nel 1871 la Facoltà di Medicina di Pavia gli affidò l’incarico di tenere un corso di microscopia clinica come libero docente.
Nell’inverno del 1873 Golgi effettuò la sua principale scoperta: la reazione nera denominata anche colorazione cromo-argentica o metodo di Golgi.
Già alcuni anni prima stava cercando dei nuovi metodi di colorazione per riuscire a mettere in rilievo le cellule nervose. Golgi, dopo vari tentativi, una volta indurito il tessuto nervoso con bicromato di potassio sostitu’ la tradizionale colorazione col carminio col una basata sul nitrato d’argento. Le cellule nervose infatti s’impregnano di cromato d’argento e si colorano di nero rilevandosi con i loro contorni precisi e ben definiti e con tutte le loro ramificazioni.
Le fibre si potevano vedere anche ad una distanza considerevole dal loro punto d’origine, cosicché la nuova colorazione permise una descrizione topografica dei vari gruppi di cellule nervose e favor’ l’inizio della moderna neuroanatomia e neuroistologia. Con questa tecnica, Golgi riuscì a distinguere le cellule motorie da quelle sensitive e, dopo aver individuato varie forme cellulari e la diversa origine dei prolungamenti nervosi, comunicò che esistono due tipi di cellule nervose che differiscono tra loro in base alle caratteristiche dei loro prolungamenti. Le cellule del I° tipo di Golgi ad assone lungo, che pur emanando un gran numero di fibrille, mantengono una loro individualità ed hanno una funzione motoria o psicomotoria e le cellule del II° tipo di Golgi, ad assone corto, che si suddividono indefinitamente in uno spazio indeterminato ed hanno una funzione sensoriale o psicosensoriale.
Nel 1877, si sposò con Evangelina Aletti (detta Lina), nipote del suo grande amico e maestro Giulio Bizzozero.
Negli anni che seguirono Golgi svolse un’attività scientifica intensa e febbrile. Pubblicò numerosi studi su riviste mediche specializzate e partecipò a numerosi congressi scientifici sbalordendo i convenuti con i suoi preparati al nitrato d’argento e illustrando le sue nuove teorie sull’organizzazione del sistema nervoso, in special modo la teoria della rete nervosa diffusa.
Secondo Golgi infatti, nella sostanza grigia dei centri nervosi, esiste una rete nervosa costituita da neurofibrille finemente e intimamente intrecciate tra di loro. Egli riteneva che questa struttura reticolare avesse una sua autonomia e fosse un tutt’unico in tutte le regioni cerebrali. Il reticolato nervoso che invade tutti gli strati della sostanza grigia, secondo Golgi, connetteva tra di loro le varie cellule nervose collegando funzionalmente tutte le parti dei centri nervosi. Ne conseguiva un’equipotenzialità delle diverse regioni cerebrali.
La teoria della rete nervosa diffusa si dimostrò poi errata e venne demolita dallo spagnolo Santiago Ramon y Cajal.
Tra il 1878 e il 1880 Golgi rendeva nota la scoperta delle terminazioni nervose nei tendini.
Nell’anno 1881 Golgi ottenne la nomina di professore ordinario di Patologia Generale.
Verso la fine del 1885, Golgi scopriva la correlazione tra riproduzione del plasmodio della mal’aria e l’accesso febbrile svelando cos’ il segreto dell’intermittenza delle febbri malariche. L’anno seguente, dava comunicazione di quella che verrà chiamata legge di Golgi: ogni qualvolta si verifica un accesso febbrile avviene la segmentazione del protozoo malarico.
Tra il 1887 e il 1889 Golgi scopr’ il ciclo evolutivo del parassita che nella febbre terzana si riproduce in 48 ore e nella febbre quartana in 72 ore (ciclo di Golgi), individuando due diversi tipi di sviluppo. Dal punto di vista clinico il contributo degli studi di Golgi fu determinante poiché col semplice esame del sangue si diagnosticava la specie di parassita e, somministrando il chinino qualche ora prima dell’accesso febbrile, si evitava la riproduzione del plasmodio estinguendone l’infenzione.
Nell’anno 1898 Golgi individuò nel citoplasma delle cellule nervose una struttura microscopica, composta da un intreccio di filamenti, di placche e granuli, che denominò Apparato Reticolare Interno. Questa nuova scoperta venne messa in discussione per oltre 50 anni, sino al 1952, allorquando il microscopio elettronico ne dimostrò l’esistenza. Il nuovo e più potente strumento visivo dimostrò che l’apparato di Golgi è presente in tutte le cellule ed è costituito essenzialmente da un certo numero di sacculi schiacciati posti l’uno sopra l’altro in più file.
Oggi si conosce anche la funzione di questo apparato: esso è sede di importanti reazioni biochimiche finalizzate alla produzione di glicoproteine, essenziali per la nutrizione della cellula.
Lo spagnolo Santiago Ramon y Cajal, giovane istologo dell’Università di Valencia, dopo alcuni anni di ricerche, applicando il metodo di Golgi, pervenne alla conclusione che la rete nervosa diffusa non esiste e che il sistema nervoso è formato da tante unità elementari, i neuroni, indipendenti l’uno dall’altro. Egli coniò la Teoria del Neurone secondo cui la cellula nervosa ha un’individualità anatomica, genetica, funzionale, rigenerativa e reattiva propria: teoria su cui si fonda la moderna istologia. Non appena Cajal ebbe modo di osservare al microscopio un preparato di tessuto nervoso con la reazione cromo-argentica considerò Golgi un grande maestro e scienziato e annunciò per iscritto al Golgi che sarebbe passato a Pavia per incontrarlo, ma il nostro non si fece trovare. Cajal, che spediva a Golgi i suoi lavori scientifici più importanti, non comprendeva l’atteggiamento cos’ ostile del collega. Quando, nel 1906, trapelò la notizia del Premio Nobel congiunto, Golgi dissentì profondamente ed inizialmente manifestò l’intento di non voler ritirare il premio per non incontrare Cajal.
Durante la cerimonia della premiazione a Stoccolma, avvenuta l’11 dicembre 1906, Golgi mantenne un atteggiamento di indifferenza nei confronti dell’antagonista Cajal, e la sua conferenza intitolata “La dottrina del neurone: teoria e fatti ” fu praticamente una sistematica demolizione delle tesi di Cajal.
La contrarietà di Golgi non derivava tuttavia solo dal fatto che la sua teoria era superata, rispetto a quella di Cajal, ma scaturiva dal risentimento che la celebrità di Cajal era dovuta proprio al suo metodo della reazione nera.
Nell’anno accademico 1893-94 Golgi divenne Rettore Magnifico della Regia Università di Pavia, carica che conservò fino al 1896. Fu poi eletto rettore una seconda volta nel 1901 per otto anni consecutivi fino al 1909.
Nel 1922 si ammalò di vasculopatia cerebrale. Nonostante ciò continuò a lavorare in modo indefesso.
Nel 1923 pubblicò il suo ultimo lavoro “Intorno alla struttura ed alla biologia dei cosidetti globuli (o piastrine) del tuorlo” e nonostante il precario stato di salute si recò alla Sorbona di Parigi per ritirare la Laurea Honoris Causa.
A gennaio del 1925 morì.

Primario ad Abbiategrasso

Pia Casa degli Incurabili di Abbiategrasso (foto fine 1800)

Il 16 gennaio 1872 la congregazione di carità di Milano rendeva pubblico un bando di concorso per un posto di medico primario presso la “Pia Casa degli Incurabili di Abbiategrasso”, un ospizio con 655 malati cronici, fondato nel 1785 da Giuseppe II D’Austria. Pressato dal padre per una sistemazione sicura e ben remunerata, vista la sua precaria situazione economica, Golgi partecipò al concorso e lo vinse. Il distacco da Pavia e dalle sue ricerche nei primi tempi lo assillarono molto, l’isolamento umano e culturale gli procurarono forse una lieve depressione. Ma il Golgi reag’ con tenacia, allestendo un piccolo laboratorio istologico nella cucina del suo modesto alloggio, situato sopra l’ingresso dell’Ospizio. Terminate le diligenti cure ai suoi pazienti, non avendo l’obbligo che di una sola visita al giorno, trascorreva molte ore nel suo improvvisato laboratorio a visionare al microscopio preparati istologici. Altro tempo lo dedicava all’attività pubblicistica. Nella primavera del 1873 sostitu’ il medico condotto nel vicino comune di Morimondo e alla fine del 1874, grazie alla sua qualificata preparazione medica, veniva nominato membro del Consiglio Sanitario Circondariale di Abbiategrasso.

Una grande scoperta: la Reazione Nera

Microscopio Hartnack (Museo di Corteno)

Nell’inverno del 1873, ad Abbiategrasso, il Golgi effettuò la sua principale scoperta: la reazione nera denominata anche colorazione cromo-argentica o metodo di Golgi. Già alcuni anni prima, quando lavorava a Pavia, stava cercando dei nuovi metodi di colorazione dei tessuti nervosi per riuscire a mettere in rilievo le cellule nervose. Prima della sua rivoluzionaria scoperta i preparati da esaminare al microscopio venivano colorati sia con sostanze chimiche artificiali quali l’acido picrico, la fucsina basica, il blu di anilina, il blu di Parigi, sia con coloranti naturali quali lo zafferano, la malva di Perkin, l’ematossilina ed il carminio. Quest’ultimo era il più usato poiché fra i tanti dava dei risultati più apprezzabili. Il Golgi, dopo vari tentativi, una volta indurito il tessuto nervoso con bicromato di potassio sostitu’ il carminio col nitrato d’argento. Ne sort’ che le cellule nervose s’impregnarono di cromato d’argento e si colorarono di nero rilevandosi per la prima volta con i loro contorni precisi e ben definiti e con tutte le loro ramificazioni. Le fibre si potevano vedere anche ad una distanza considerevole dal loro punto d’origine, cosicché la nuova colorazione permise una descrizione topografica dei vari gruppi di cellule nervose e favor’ l’inizio di una moderna neuroanatomia e neuroistologia. Non appena effettuata la scoperta, cos’ scrisse al suo amico Nicolò Manfredi: “Sono felice d’aver trovato una nuova reazione per dimostrare anche agli orbi le strutture dello stroma interstiziale della corteccia cerebrale.”

L’Apparato di Golgi

Nell’anno 1898 Golgi individuò nel citoplasma delle cellule nervose una struttura microscopica, composta da un intreccio di filamenti, di placche e granuli, che denominò Apparato Reticolare Interno. Questa nuova scoperta venne messa in discussione per oltre 50 anni, sino al 1952, allorquando il microscopio elettronico ne dimostrò l’esistenza. Il nuovo e più potente strumento visivo dimostrò che in tutte le cellule – presente l’apparato di Golgi, costituito essenzialmente da un certo numero di sacculi schiacciati posti l’uno sopra l’altro in più file. Oggi si conosce anche la funzione di questo apparato: esso – sede d’importanti reazioni biochimiche finalizzate alla produzione di glicoproteine, essenziali per la nutrizione della cellula. In questi sacculi si – riscontrata la presenza di glucidi (zuccheri) che vengono coniugati con le proteine medesime per formare glicoproteine. Questo organo di sintesi proteica non solo – presente nelle cellule animali ma anche in quelle vegetali . Alla luce delle ultime ricerche biochimiche si – venuti a conoscenza che questo straordinario apparato godrebbe di una versatilità funzionale: in alcune cellule da origine ai lisosomi, particelle ricche di enzimi, in altre sospende la produzione o stimola la sintesi di sostanze proteiche. L’apparato gareggia per importanza con i ribosomi ed – la sede elettiva della sintesi di vari tipi di polissacaridi d’importanza vitale per la cellula.

Il Premio Nobel

Attestato del premio Nobel a Golgi

Il 10 settembre 1906 un telegramma del prof. E.A.Holmgren del Karolinska Institutet di Stoccolma annunciava a Golgi che il Premio Nobel per la Fisiologia o Medicina veniva conferito ex aequo a lui e al Cajal. Il conte K.A.H.Mùrner, presidente del Karolinska, gli comunicò in seguito la data della premiazione, fissata nel 10 di dicembre. Il 30 novembre Golgi confidava al suo ex allievo G.B. Grassi che “il maggior mio desiderio sarebbe quello di tenermi nascosto”. Con la sua solita modestia considerava che la più ambita onorificenza esistente al mondo per gli studiosi era troppo sproporzionata rispetto ai suoi meriti. Part’ per la Svezia in compagnia della moglie e del suo assistente Emilio Veratti e giunse a Stoccolma l’8 dicembre, dove dimorò nel Grand Hotel, dopo un viaggio faticoso, all’insegna del freddo e del maltempo. Golgi rimase molto ansioso dalla partenza fino almeno al giorno 11. Il 10 di dicembre partecipò al pranzo ufficiale offerto a tutti i premiati dal re di Svezia e la sera stessa ricevette, nella grande sala dell’Accademia Reale della Musica, il diploma, la medaglia Nobel e la borsa di 95.920 franchi francesi.Il giorno seguente, a mezzogiorno tenne la sua conferenza, com’era d’obbligo, criticando aspramente la teoria del neurone mandando su tutte le furie il Cajal e lasciando costernati molti tra gli scienziati svedesi. I festeggiamenti si protrassero fino al 16 dicembre: inviti privati, banchetti pubblici, concerti, opere liriche a cui i coniugi Golgi partecipavano entusiasti. Ritornato in Italia il 23 gennaio 1907 veniva festeggiato nell’aula magna dell’Università di Pavia dai suoi allievi ed il 9 agosto dello stesso anno fu solennemente celebrato dalla comunità di Corteno dove ebbe a dire: ” La dimostrazione d’onore escogitata dai Cortenesi, per me rappresenta un premio non meno gradito di quello conferitomi a Stoccolma”.

Golgi scienziato

Oltre ad essere positivista, come la maggior parte degli scienziati del suo tempo, Golgi era fortemente sperimentalista ed aveva abbracciato i due principi di fondo dell’Accademia toscana del Cimento del “Pprovare e riprovare, giorno dopo giorno e dell’applicazione rigorosa del metodo sperimentale galileiano”. La scienza e la ricerca secondo Golgi dovevano essere coltivate senza pregiudiziali fedi politiche e religiose, la vera fede dello scienziato doveva essere la sua piena fiducia nel metodo sperimentale. La medicina doveva respingere le antiche idee pseudo-filosofiche e spiritualistiche per abbracciare lo sperimentalismo. Naturalmente conveniva sul fatto che i risultati dell’indagine scientifica erano variabili e perfezionabili, la natura ci dà delle risposte diverse quando la s’interroga via via con strumenti sempre più raffinati. Scientista e forse scientifista Golgi era convinto che la conoscenza scientifica non ha limiti ed ha lo scopo precipuo di allargare sempre più l’orizzonte del conoscibile e di restringere sempre più i confini dell’inconoscibile “chi lavora nel campo della scienza deve spingere lontano lontano, all’infinito, la sua opera volta a restringere sempre più i confini dell’ignoto.” Concepiva l’attività scientifica come una missione sociale, un contributo per la crescita culturale della nazione. Grande lavoratore, dedicò un’intera vita per la ricerca, sovente monotona, vissuta tra casa, laboratorio ed aule universitarie. Golgi era comunque un genio dell’osservazione microsopica, quando un preparato veniva da lui visionato non rimaneva più nulla di inesplorato.