Camillo Golgi e Ramon y Cajal


Approfondimento scolastico

La dottrina della rete nervosa e quella del neurone a confronto

E molto interessante ricostruire, almeno in grandi linee, le diverse convinzioni scientifiche di questi due istologi, che differivano molto per temperamento e carattere, eppure accomunati dallo stesso entusiasmo per la ricerca istologica. Del resto, la migliore dimostrazione del loro comune interesse e della validità del lavoro che essi seppero realizzare, indipendentemente, è data dal fatto che la Reale Accademia delle Scienze di Stoccolma assegnò ad entrambi il premio Nobel per la Medicina nel 1906.( lo stesso anno anche il Carducci fu insignito del premio Nobel).
La personalità di Camillo Golgi è ben difficile da delineare, visto i pochi documenti che sono stati prodotti riguardo alla sua vita privata.Scrive un suo allievo, Eugenio Medea: La caratteristica di Golgi è la grande modestia, l’estrema riservatezza; nessuna di quelle arie di granduomo che spesso si danno quelli che lo sono e quelli che vorrebbero esserlo; così, la sua riservatezza confina talvolta con una specie di timidezza per la quale,dopo tanti anni dinsegnamento,egli era ancora un pò esitante nella voce all’inizio della sua lezione. (da Medea E. 1918 Camillo Golgi Rivista d’Italia anno 21° vol 3, pp 447-445). Il prof Faustino Savoldi, nella sua relazione per la cerimonia promossa in memoria di Golgi dall’istituto Lombardo conferma il giudizio di Medea, sostenendo che il professore di Pavia, per il suo carattere riservato, poteva apparire addirittura introverso.Spirito analitico,egli era legato al dato sperimentale in maniera quasi ossessiva, meno incline a speculazioni teoriche. Sempre pronto a rivedere le sue posizioni, egli era disponibile ad assumere un atteggiamento critico nei confronti del suo lavoro.Il suo modo di esprimersi era netto, deciso; il suo parlare privo di fronzoli o inutili orpelli. A volte, continua Savoldi, poteva dare l’impressione di essere arrogante, di non ammettere laltrui opinione, ma era solo apparenza. Dietro il manifesto distacco vi era un animo sensibile ai problemi del suo tempo, al dolore degli ammalati e dei meno fortunati. La sua apertura verso i problemi sociali fu decisa e completa.
Nel 1866 Golgi simpegnò nella cura dei malati di colera, nel 1873 assistette amorevolmente quelli affetti da vaiolo; i suoi studi sul ciclo del parassita della mal’aria furono di grande aiuto nella lotta contro questa parassitosi che causava moltissime vittime. Listologo italiano fu tra i fondatori della Lega Nazionale contro la Mal’aria, e fu tra i più accaniti sostenitori di opere di bonifica e disinfestazione.In occasione del terremoto di Messina e di Reggio Calabria del 1908 offrì volontariamente il suo aiuto di medico alle popolazioni in difficoltà. Durante la prima guerra mondiale fondò e diresse un centro per il recupero dei feriti con lesioni del sistema nervoso periferico, contribuendo, inoltre, allo studio e allo sviluppo di tecniche di riabilitazione e recupero dei mutilati.Promosse infine l’istituzione di unità di chirurgia neurologica negli ospedali militari, e in qualità di senatore del Regno e Rettore dell’Università di Pavia incoraggiò fortemente il progetto di costruzione del Policlinico della sua città. Egli ha lasciato soprattutto pubblicazioni di carattere scientifico, in cui non traspaiono in modo chiaro le emozioni e i sentimenti. Anche in occasione di discorsi e circostanze ufficiali tendeva a privilegiare gli aspetti formali degli incontri, come ricorda il prof. Bruno Zanobio dell’Istituto di Storia della Medicina dell’Università di Milano.Qualche informazione di maggiore interesse sulla sua personalità si potrebbe ricavare dalla consultazione della miscellanea Golgi, conservata nella biblioteca dell’istituto di Patologia generale dell’Università di Pavia diretto dal prof. Vanio Vannini.Significativa è la raccolta di lettere che costituiscono l’epistolario di Albert Koelliker a Camillo Golgi pubblicate da L. Belloni .
Del tutto diverso il carattere e la personalità dellistologo spagnolo Raimon y Cayal. Di lui esiste infatti una copiosa autobiografia (Recuerdos de mi vida), oltre ad un’opera di carattere didascalico avente come argomento le modalità da seguire per ottenere un sicuro successo professionale; l’opera in questione,molto popolare in Spagna, sintitola Reylas y consejos para investigation cientifica.

Tra gli originali suggerimenti che egli elargisce a chi vuole dedicarsi alla ricerca scientifica, si cita quello di scegliersi una moglie ricca, per mettersi al riparo dalle difficoltà economiche cui può andare incontro l’incauto sperimentatore. Il professore spagnolo è aperto, espansivo, a volte aggressivo, sicuramente egocentrico. E molto abile nel farsi propaganda e nel curare la propria immagine di scienziato e di uomo.Le sue doti sono più analitiche che sintetiche e non è dotato, a differenza del professore pavese, di autocritica. Il suo narcisismo lo porta a polemizzare con l’interlocutore che lui vede, come un potenziale antagonista da stroncare. Si vanta di aver inventato, prima di Edison (1847-1931) il fonografo, di aver scoperto l’apparato citoplasmatico che porta il nome di Golgi, nel 1891, e giustifica il ritardo nella pubblicazione con il fatto che non si sentiva del tutto sicuro dei risultati. (Golgi rese nota la sua scoperta nel 1898). Cajal, mostrando il lato contraddittorio del suo carattere, aveva del resto elogiato in una fitta corrispondenza, iniziata il 22 maggio 1889 con una cartolina, l’attività del Maestro italiano. Il prof. Calligaro dell’Università di Pavia, ricorda che listologo spagnolo, scrivendo a Golgi gli comunicava di aver ottenuto eccellenti preparati microscopici utilizzando il suo metodo di colorazione!

I due istologi sinseriscono, com è stato annunciato nel titolo di questo paragrafo, in due filoni antitetici di ricerca, nel campo delle neuroscienze. Golgi aveva preso da Joseph Gerlach (medico tedesco 1820-1896), l idea delle reti sinciziali diffuse che rappresentavano la base della teoria reticolare. Egli accettava, in qualche modo, la tesi di alcuni fisiologi francesi i quali erano i fautori della teoria non localicistica dell’attività cerebrale.
Cajal era invece fautore della concezione cellulare del tessuto nervoso che in quegli anni era sostenuta da vari autori tra i quali Auguste Forel (medico francese1848-1931) e da Wilhelm His (medico svizzero 1831-1904).Questa teoria si sarebbe poi diffusa come teoria del neurone, come riporta la prof.ssa Maria Gabriella Manfredi Romanini nella sua relazione scritta per l’Istituto Lombardo. Listologo spagnolo vede nei neuroni le strutture deputate alla ricezione, alla conduzione e all’emissione dell’impulso nervoso, e accetta l’esistenza dei punti di passaggio da un neurone all’altro, quelle che poi saranno definite sinapsi, e che egli chiama poeticamente placas de la alma attribuendo ad essi un’importanza cruciale, nell’attività nervosa. Golgi, al contrario, non accetta questa visione delle cose,ma attribuisce alla rete fibrillare la distribuzione funzionale dell’impulso nervoso che per listologo italiano è delocalizzata e distribuita ai vari settori della sostanza grigia, in modo appunto non localistico,come affermavano i fisiologi francesi. Ciò che accomunava i due scienziati era la consapevolezza che la reazione nera poteva dare loro la possibilità di penetrare, almeno in parte, i segreti del sistema nervoso; studiando la forma delle strutture si sarebbe riusciti a capire anche la funzione delle stesse, non esclusi il pensiero e la memoria! Golgi, difendeva la sua visione di una rete complessa di fibre nervose perché essa dava una perfetta corrispondenza tra l’indeterminatezza del sistema anatomico e la molteplicità di funzioni che caratterizza il sistema nervoso. Cajal vede concretamente, nell’osservazione delle sezioni di cervelletto e retina, i neuroni e le loro connessioni e concepisce un piano di ordine ed economia fra le sinapsi. Con il suo stile appassionato ed entusiasta convince molti colleghi, ed allarga la base dei consensi. Egli descrive, in termini entusiastici, il suo esordio nella comunità scientifica internazionale, avvenuta al Congresso medico di Berlino del 1889 e sottolinea la piena adesione di Koelliker e di His ai risultati dei suoi lavori.
La disputa assumerà caratteri accesi, ma sempre contenuta nei termini di un civile confronto d’idee e farà discutere un’intera generazione distologi. E interessante, riportare, a chiusura di questo argomento, le parole con le quali Golgi si rivolge al suo antagonista in una delle comunicazioni del 1890, pubblicate da una rivista tedesca: Ho di questo giovane ricercatore la massima considerazione e come ho ammirato la sua grande attività ed iniziativa, così apprezzo l’importanza delle originali sue osservazioni.Le poche divergenze tra le conclusioni sue e mie non hanno, né potrebbero avere riflesso di sorta su questi miei sentimenti, essendo io , anzi, profondamente convinto che siffatte divergenze, collo spingere alle indagini, riescono sempre proficue alla scienza. In esse si possono percepire serenità di giudizio e pacata consapevolezza delle proprie ragioni; patrimonio solo di un grande Maestro, come sottolinea il prof. Calligaro. Naturalmente molti si sono chiesti come sia stato possibile, per questi due grandi ricercatori, arrivare a conclusioni così differenti, pur utilizzando le stesse tecniche e i medesimi modelli.
La distanza tra la teoria della continuità e quella della contiguità, fra il gruppo dei reticularisti e quello cellularisti che alla fine dell’ottocento era molto definita e quasi incolmabile, con il tempo si è andata sempre più riducendo. Questo è l’aspetto se si vuole paradossale della polemica Golgi-Cajal, come ricorda la dott.ssa Manfredi Romanici dell’Istituto Lombardo. Nonostante il fatto che la teoria del neurone sia stato ormai accettata da decenni, e sia ripresa da tutti i trattati di neurologia, l’intuizione di un collegamento sinciziale tra le cellule, che era alla base del modello reticolare di Golgi,ritorna ad essere citato da più parti a seguito di osservazioni di giunzioni comunicanti fra neuroni e neuroni e fra neuroni e glia,( vi sono studi francesi ed italiani in questo campo, fatti tra gli anni 1984 e 1991).Inoltre, la scoperta recente di neurotrasmettitori e neuromodulatori non legati allo spazio sinaptico,ma presenti nellinterstizio tra le cellule, fanno pensare ad un sistema chimico nervoso che coinvolge e si sovrappone al classico sistema neuronale di trasporto ed elaborazione degli impulsi.In altri termini, conclude la Manfredi Romanini, si accetta ancora il trasporto polarizzato direzionalmente secondo l’intuizione dellistologo spagnolo, ma la nascita e la modulazione degli impulsi appaiono sempre più complesse e come risultato di un’interazione che si elabora anche al di fuori del sistema cellulare neuronale.Lo studio più approfondito della glia ha dato, negli ultimi tempi, una consistenza anche morfologica al concetto di plasticità del sistema nervoso.Oggi si sa che le cellule gliali, considerate non degne di nota né da Golgi né da Cajal, costituiscono più del 50% del cervello e sono più abbondanti dei neuroni. Il loro ruolo nella trasmissione dell’impulso nervoso (in particolare negli astrociti) sta emergendo sempre con maggiore chiarezza e con risultati inaspettati.
L’impegno civile di Camillo Golgi
Camillo Golgi visse in un arco di tempo che vide grandi cambiamenti politici, letterari, filosofici,scientifici e tecnici. E quindi di grande interesse, rileva il Prof. Bruno Zanobio nella sua pubblicazione per l’Istituto Lombardo,stabilire le tappe salienti dell’impegno civile e politico dellistologo italiano. La sua vita politica inizia con la candidatura al Comune di Pavia nelle elezioni del 1893. Molto più importante è la sua partecipazione attiva alla vita del senato del Regno d’Italia.Nella loro pubblicazione Vita e opere del senatore camuno Camillo Golgi edito dal Comune di Corteno (Bs), gli autori Goldanica e Marchetti, definiscono il senatore Golgi alieno dalla politica. Certamente Golgi non ebbe un ruolo di primo piano nella politica, essendo l’attività scientifica il suo impegno prioritario.
Il professore di Pavia fu nominato senatore il 14 giugno del 1900 per la categoria XIX (Membri Ordinari del Consiglio Superiore dell’Istruzione pubblica dopo sette anni di attività) e prestò giuramento l’11 luglio dello stesso anno. Il già citato prof. Zanobio ricorda alcuni suoi interventi che lo videro protagonista nell’aula del Senato.Da essi è possibile ricostruire il pensiero e le convinzioni personali del senatore pavese su alcuni aspetti della vita dell’Italia d’inizio secolo.
In un intervento del 16 marzo 1906 Golgi si schierò contro lingiustificata chiusura dell’Istituto di Chimica dell’Università di Pavia. Il direttore, prof. Giuseppe Oddo, aveva disposto la chiusura dell’istituto di chimica adducendo la mancanza di fondi. Gli studenti, ritenendo tale giustificazione un pretesto si erano messi in agitazione. Golgi appoggiò la protesta degli studenti e chiese che l’Istituto di chimica fosse riaperta. Nel giugno del 1913 presentò uninterpellanza per regolamentare la posizione degli assistenti universitari e l’ingresso nei ruoli dei professori ordinari negli Istituti clinici di perfezionamento di Milano; nel 1911 espresse il suo parere sull’esercizio e sulla didattica dellodontoiatria e presentò un disegno di legge per introdurre la laurea obbligatoria in medicina, per esercitare la professione di odontoiatra; il 9 marzo del 1917 prese una decisa posizione a favore della protezione e l’assistenza agli invalidi di guerra. La questione degli invalidi di guerra era molto controversa e vedeva opposti schieramenti nelle commissioni mediche. Si trattava di disciplinare le possibilità di recupero funzionale di mutilati e il loro reinserimento nella vita normale. Molto attivo fu il suo impegno anche nelle diverse Commissioni, come quella promossa dal Nitti nel 1919, su un disegno di legge per la cura e la prevenzione della tubercolosi. In seno al Consiglio Superiore di Sanità del quale era membro dal 1886 e di cui ebbe la presidenza per alcuni anni,si prodigò in maniera forte nel chiedere la bonifica di alcune zone malariche e la profilassi chininica per gli abitanti a rischio di parassitosi. Golgi seppe quindi svolgere il suo ruolo istituzionale, con lo stesso rigore e la stessa dedizione che metteva nella ricerca. Il suo impegno non si sottomise mai a ragioni politiche di parte o a compromessi di sorta, ma sispirò a principi di onestà intellettuale e di servizio per le classi più deboli e bisognose di aiuto.

Gli studi di Golgi sulla mal’aria e sulla neuropatologia della corea”

Il prof. Egidio Romero dell’Istituto di Microbiologia dell’Università degli studi di Pavia ha ricostruito gli studi di Camillo Golgi sullinfestazione malarica e il contributo che egli ha dato alla lotta contro questa parassitosi. E del dicembre 1885, in una lettera pubblicata negli Atti della Reale Accademia di Medicina di Torino, la prima comunicazione dei risultati degli studi sulla mal’aria dellistologo di Pavia. Solo cinque anni prima, il 6 novembre 1880, il medico francese Alphonse Laveran (1845-1922) aveva dato la definitiva dimostrazione della presenza del parassita malarico nel sangue di un malato ricoverato all’ospedale militare di Costantina, in Algeria.
Nel 1885, i ricercatori italiani Ettore Marchiafava (1847-1935) e Angelo Celli (1857-1914) avevano riconosciuto la natura protozoaria del parassita presente nei globuli rossi degli ammalati.
Golgi nella sua comunicazione, dopo aver riconosciuto l’importanza degli studi dei due medici italiani, riferisce di aver individuato una corrispondenza tra il ciclo di sviluppo, la moltiplicazione del parassita e gli accessi febbrili dei pazienti.Egli aveva studiato quaranta casi di febbre quartana, presente nel pavese, mediante osservazioni di preparati di sangue a fresco e in relazione all’andamento febbrile.Utilizza il termine plasmodio per indicare i corpi di colore bianchiccio, della grandezza variabile tra 1/5 ed 1/3 di globulo rosso, dotati di vivace movimento ameboide..Il prof. Romero riporta alcune delle osservazioni di Golgi Mi sembra che il patologo abbia ormai il diritto di mettere linfezione malarica nel dominio delle infezioni parassitarie.Nel mio ristretto ordine di studi, la constatazione del regolare ciclo di sviluppo dei corpi pigmentati, i quali rispetto ai plasmodi propriamente detti certo non rappresentano che una fase di sviluppo più avanzata e perfetta e soprattutto l aver verificato che gli accessi sono legati al processo di segmentazione,mi sembrano nuovi e non insignificanti argomenti in favore di quella dottrina. Io stimo che alla proposizione ipoteticamente avanzata dagli altri sperimentatori, che i corpuscoli derivanti dalla segmentazione rappresentino delle nuove generazioni di elementi parassitari, a quest’ora sia lecito attribuire il valore di una decisa affermazione.
Nel 1886 egli presenta alla Società Medico Chirurgica di Pavia il lavoro Ancora sullinfezione malarica, in cui enuncia i criteri che consentono la diagnosi differenziata tra febbre quartana e terzana. Nel 1889 pubblica una relazione Sul ciclo evolutivo dei parassiti malarici”, e nel 1891 definisce in modo chiaro i fondamenti della terapia malarica con l’uso del chinino.Nel 1886,Golgi viene coinvolto in una accesa polemica che lo vede scontrarsi con il prof: Tommasi Crudeli dell’Accademia dei Lincei. Questo medico non ammetteva la reale presenza di un parassita all’interno dei globuli rossi degli ammalati, considerando i corpi ameboidi che si rilevavano all’osservazione microscopica come detriti granulari prodotti dagli stessi globuli. Egli così
sentenziava in una seduta dell’Accademia dei Lincei del 1887: Di plasmodio della mal’aria non si deve più parlare, essendo espressione dinfatuazione quanto in Italia che all’estero…la natura delle alterazioni di Marchiafava,Celli e Golgi si devono considerare brillantemente risolte. La reazione di Golgi fu decisa sia contro Crudeli, sia contro il dott.Bernardino Schiavuzzi che aveva fatto delle osservazioni sui conigli credendo di individuare, nei loro globuli rossi, il vero responsabile delle febbri malariche: un inesistente Bacillus mal’ariae.
In una memoria del 1889, scritta per lArchivio delle Scienze Cliniche vol. 13, Golgi così commenta i risultati delle ricerche dellaccademico dei Lincei: le proclamazioni e l’eco da esse derivata hanno potuto in me suscitare un sentimento di tristezza, pel il tono in cui erano fatte;non valsero però mai a far entrare la più tenue ombra nel campo delle mie convinzioni. E a proposito delle esperienze sui conigli del dott. Schiavuzzi , i toni sono ancora più drastici ed addirittura offensivi: I giudizi espressi dal dott. Schiavuzzi sono così poco seri quanto, nel loro insieme, sono sconclusionate le sue esperienze. Il cosiddetto Bacillus mal’ariae,nulla ha a che fare con linfezione malarica!
Traspare, da queste parole, lo sdegno e l’amarezza di un ricercatore serio e scrupoloso che non accetta la presunzione e larroganza di chi vuole imporre il proprio punto di vista, tenendo in nessun conto il lavoro degli altri.
Meno noti sono i contributi che Camillo Golgi ha dato alla definizione neuropatologica della corea, grave forma degenerativa del sistema nervoso. I prof. Faustino Savoldi della Clinica neurologica A. Mondino” di Pavia e Paolo Mazzarello, dell’Istituto di Genetica biochimica ed evoluzionistica C.N.R. di Pavia, riferiscono che Golgi si occupò di questo problema durante il periodo in cui era primario medico nel Pio Luogo degli Incurabili di Abbiategrasso, un ospizio per malati cronici. Il professore pavese prese servizio in quella struttura, quale vincitore di concorso e trovò come suo collaboratore il dott. Tragella che si occupava del settore maschile. In questo settore, il 15 gennaio 1873, fu ricoverato un paziente di 42 anni che da circa dieci accusava disturbi mentali e alterazioni della motilità di tipo coreico. Golgi descrisse con dovizia di particolari, in una sua relazione, i sintomi presentati da quel paziente e, quando il 19 ottobre dello stesso anno, l’uomo morì di polmonite egli eseguì l’esame autoptico sul cervello. E da ricordare che il 15 gennaio dell’anno precedente, un medico americano, George Summer Huntington, (1851-1916),aveva descritto in una relazione tenuta presso laccademia di medicina dellOhio,(USA) la particolare patologia del sistema nervoso che da quell’anno viene indicata con il suo nome.
I risultati delle osservazioni di Golgi sul tessuto nervoso del paziente coreico furono riportati dallo stesso istologo in una sua breve comunicazione: Esistono nel cervello alcuni centri ad esempio i corpi striati,che sembrano alterati, specialmente quello sinistro, e responsabili delle contrazioni involontarie dei muscoli dellammalato. Ed ancora: Le circonvoluzioni cerebrali fronto- parietali superiori presentano ispessimenti e alterazioni di vario genere…Anche le cellule gangliari si
presentano alterate, come alterata risulta la porzione del midollo allungato. Golgi descrisse poi le alterazioni del cervelletto, dove poté evidenziare mediante l’uso della reazione nera, delle cellule di Purkinje (caratteristiche di questa parte del sistema nervoso) in degenerazione calcarea.
La descrizione completa di questo caso fu pubblicata nel 1874; essa rappresenta la prima precisa ed approfondita descrizione istopatologica di un caso di corea.!
Il lavoro dellistologo italiano fu immediatamente riconosciuto come fondamentale dallo psichiatra Enrico Morselli (1852-1929), come ricordano Mazzarello e Savoldi. Era la prima volta che una malattia nervosa riceveva il sicuro supporto anatomo-patologico. Lo psichiatra modenese si mostrò entusiasta del lavoro di Golgi: Stupendo lavoro che può dirsi il primo in Italia che cerchi di sostituire ad uninutile base ipotetica, per l’interpretazione delle malattie nervose,la base sicura benché, difficile, delle alterazioni istologiche dei centri encefalici. Negli anni seguenti, lamentano i due autori, il Golgi è citato per questo suo lavoro, solo in riviste tedesche, ma il suo nome è omesso ogni qualvolta si effettua unindagine storica su questa particolare patologia.

Conclusioni

Nel 1883, Golgi fu invitato a tenere il discorso per linaugurazione dell’anno accademico 1883/84. Il tema del suo intervento: Lo sperimentalismo in medicina sispirava ai presupposti epistemologici che avevano guidato l’opera dellistologo pavese.La relazione fu poi pubblicata nellAnnuario dell’Università di Pavia nel 1884, come ricorda il prof. Paolo Mazzarello.
In quell’occasione, Golgi sostenne che il miglior modo per arrivare ad importanti risultati è di ricercare le verità nuove, senza pensare all’utile che ne potrà derivare più tardi. Il ricercatore, per Golgi,,deve essere scevro dalla preoccupazione dell’utilità pratica degli studi, perché essa rappresenta uno fra i più gravi ostacoli al progresso, in quanto, subordina la scelta degli argomenti di studio al giudizio dell’oggi, mentre sappiamo che il valore della gran maggioranza delle conoscenze, emerge dalla correlazione delle une con le altre.
Per il professore pavese,il ricercatore oltre che libero deve essere umile, ritenere degno di essere investigato anche l’argomento apparentemente più insignificante, perché non vi è un criterio oggettivo ed a priori che possa stabilire l’importanza potenziale di un argomento scientifico. Del resto, per Golgi, la minuta particolarità istologica, il piccolo problema da risolvere avevano importanza fondamentale, in quanto rappresentavano il primo umile passo da fare per arrivare a maggiori traguardi. Il 10 dicembre 1908, in occasione del discorso che tenne per la cerimonia inaugurale della fondazione Camillo Golgi egli paragonò la sua metodologia di ricerca a quella del fortunato viaggiatore. Secondo il suo allievo Medea, la metafora aveva un preciso riferimento alla persona del duca Amedeo di Savoia, il principe esploratore,che negli anni precedenti aveva realizzato notevoli spedizioni in Alaska. Lesploratore aveva, infatti, dichiarato di non aver mai pensato alla meta lontana, ma di essersi solo preoccupato delle tappe intermedie, di ciò che riusciva a realizzare giorno per giorno.Era chiara la corrispondenza tra l’atteggiamento del fortunato viaggiatore e la metodologia di ricerca.utilizzata dal Maestro pavese.!
Questa filosofia ispirò non solo l’attività di ricerca, ma anche il suo impegno civile.
Lumile e tenace lavoro di Camillo Golgi, fu gratificato dal più alto riconoscimento che si può attribuire ad uno scienziato: il premio Nobel. In quell’occasione, come sempre, si rivelarono le doti di semplicità e riservatezza che avevano caratterizzato il suo operato per decenni. Il suo impegno di ricercatore continuò anche dopo il 1906, animato dallo stesso spirito di servizio, la stessa dedizione con cui aveva iniziato la sua carriera di giovane medico.
I suoi studi sul sistema nervoso, e quelli del più giovane antagonista, Cajal, con cui condivise il premio Nobel per la medicina, sono stati fondamentali per lo sviluppo delle scienze neurologiche.
I progressi realizzati nella cura delle malattie nervose e mentali, e nello studio dei complessi processi che sono alla base del funzionamento della mente, sarebbero stati impensabili senza i lavori di Camillo Golgi e Ramon y Cajal.
Edorado Boncinelli, a chiusura del suo libro Il cervello, la Mente e lAnima ed Mondadori, ricorda la grande sfida del nuovo millennio: vincere la difficoltà che ha la mente umana a capire sé stessa e il proprio centro vitale. Più che come unesplorazione in campo aperto, questa sfida si presenta come una mappatura del mondo su sé stesso, continua Boncinelli. E in chiusura riporta un pensiero di Ramon y Cajal: fintanto che il cervello resterà un mistero, resterà un arcano anche l’universo che ne riflette la struttura.

Apparato del Golgi

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L’apparato del Golgi è un organulo di natura lipidica scoperto nel 1898 dal medico e microscopista italiano Camillo Golgi, che lo identificò come una delicata struttura localizzata nella cellula in posizione paranucleare. Golgi diede all’organulo il nome di apparato reticolare.
La struttura si evidenzia trattando le cellule con sali d’argento. È visibile a fresco anche in molti altri tipi di cellule.

Struttura

Anche se può variare leggermente a seconda delle cellule studiate, in linea di massima la sua struttura è pressoché uniforme: è formato da dittiosomi, strutture formate a loro volta da sacculi appiattiti e da piccole formazioni cave, le vescicole golgiane. I sacculi sono impilati strettamente gli uni agli altri e possono trovarsi singolarmente nel citoplasma o associati nei cosiddetti corpi golgiani. I sacculi che si trovano localizzati in prossimità del nucleo sono detti inferiori o prossimali e costituiscono la regione cis del dittiosoma. I sacculi che invece si trovano localizzati in prossimità della superficie cellulare sono detti superiori o distali e costituiscono la regione trans dello stesso dittiosoma.

Funzioni

Le funzioni che svolge questo organulo, lo possono far immaginare come un “servizio postale” della cellula. Infatti egli può interagire con altri organuli (come il reticolo endoplasmatico rugoso) per indirizzare ed etichettare certe vescicole verso il loro destino,che può essere quello di confluire l’una nell’altra, in altri organi o ingranare nel plasmalemma e farne uscire il contenuto.
Possiamo fare un esempio con una proteina che deve raggiungere un lisosoma. Inizialmente,questa proteina viene fornita di una specifica sequenza segnale, che la indirizza nel lume del reticolo endoplasmatico rugoso. Qui, le viene rimossa la sequenza segnale, sostituita con un oligosaccaride (cioè l’indirizzo in etichetta), e la proteina ora si chiama glicoproteina. Gli enzimi del Golgi modificano l’oligosaccaride aggiungendogli un gruppo fosfato, processo chiamato fosforil’azione. La proteina fosforilata va nel Golgi e si lega ad un recettore specifico; ora è vescicolata e si stacca dal Golgi per raggiungere il lisosoma.
Meccanismi simili regolano ed indirizzano proteine diverse verso altri componenti cellulari. L’apparato del Golgi è responsabile dell’esportazione di queste proteine, ed è anche coinvolto nell’immagazzinamento di altre, fino a che queste non devono essere utilizzate o espulse dalla cellula.
I prodotti di questo apparato vengono secreti come piccole vescicole che migrano verso la membrana cellulare e con quest’ultima si fondono per rinnovarne i componenti.