Chi è stato per me Don Savino – di Mauro Peretti

Don Savino era (e rimane) per me il terzo papà. La sua energia vitale e il suo totale amore per Gesu’ hanno influenzato indelebilmente la mia educazione, e la mia vita.

Non ricordo quando l’ho conosciuto. Ero troppo piccolo. Mio fratello, dopo la morte dei nostri genitori, frequentava la comunità di Cesano Boscone, e io lo seguivo ovunque, un po’ perché non potevo stare a casa da solo, un po’ perché credo che Paolo volesse farmi respirare quell’aria che respirava lui, per salvarmi la vita. O quantomeno per ipotecarla positivamente. Avevo forse 8 anni.

Don Savino era un uomo tutto intero. Mi colpiva la sua capacità di essere tenero, simpatico ed entusiasmante coi bambini, e contemporaneamente serio, deciso e forte con ragazzi e adulti.

Colpiva il suo ordine, quasi maniacale, la sua dignità e il suo portamento, svelto deciso e preciso (andava a mille all’ora). Anche negli ultimi giorni lo vedevo sempre in ordine, sempre pulito e profumato, sempre attento a come si presentava agli altri.
Come se avesse voluto dire “io voglio essere lo specchio della bellezza che Gesù è per me”.
La stessa cura che aveva per se, l’aveva per le cose che faceva, per i luoghi che frequentava, per le parrocchie che gestiva. Mi è capitato varie volte di andarlo a trovare in una parrocchia dove era stato inviato e dire: “qui si vede che è arrivato Don Savino”. Per come l’ho conosciuto io, non amava perdere tempo, ma era sempre attento a tutto il tempo che ti dedicava.

Quando ero ragazzo e suonavo la chitarra, mi aveva chiesto di dargli una mano la domenica mattina per i canti della Messa che celebrava per i bambini all’asilo delle suore in Via Monegherio a Cesano Boscone. Per anni ci sono andato. Era uno spettacolo. Quei piccoletti lo guardavano con occhi sgranati mentre spiegava il Vangelo; non so come facesse a produrre certe smorfie e certi sorrisi. Ma lui era così. Sapeva conquistarli, perché sapeva cosa c’era in gioco per loro.
Vedevo la stessa capacità anche con i ragazzi e con gli adulti. Durante le sue lezioni (fu anche mio professore di religione all’Omnicomprensivo di Corsico), la sua voce e il suo modo di leggere e di parlare non lasciavano mai indifferenti. Era quasi impossibile non ascoltarlo.
L’ho sempre cercato e seguito. Anche quando è stato trasferito, prima da solo e poi con la famiglia e gli amici, abbiamo sempre cercato la sua compagnia, il suo giudizio, il suo conforto.

Quando è arrivato a Corsico qualche anno fa, sono andato subito a trovarlo con la famiglia. Stava ricominciando una nuova avventura, a 70 anni ! Abbiamo iniziato, con alcuni amici, a vederci con lui per la scuola di comunità, e a frequentarlo più spesso per fargli un po’ di compagnia, pensando che ne avesse bisogno visto che si trovava in una parrocchia nuova. Di fatto, e di nuovo, era lui che faceva compagnia a noi nel cammino verso Gesù.

Mi è stato vicino anche nell’avventura educativa della Scuola Paritaria Novaterra, che in questi ultimi anni ha amato molto, venendo a insegnare, incontrando i bambini, i ragazzi e i docenti, e di fatto divenendo padre per tutti quelli che la frequentano; e anche aiutandomi nel compito che mi ero assunto nei confronti della scuola.

Ha fatto compagnia anche alla mia famiglia. Anzi, a dire il vero l’ha consacrata. Ha sposato me e Chiara esattamente lo stesso giorno in cui è salito alla casa del Padre. L’8 febbraio del 1997.
Durante l’omelia continuava a dirci “voi siete stati molto amati da Gesu’”. Ed era proprio vero. E lui amava le mie figlie.
Quando veniva a pranzo o a cena, non mancava mai di portare un segno per le piccole e uno sguardo interessato per le grandi. Se le prendeva in braccio, loro si lasciavano incantare dai suoi racconti, lo abbracciavano, e i suoi doni erano sempre un richiamo a Gesù. Un libretto, un opuscolo, una statuina, una croce.

Arrivava Don Savino e si illuminava la nostra casa. E quando stavamo insieme a lui mi faceva sempre ricordare una frase che ho letto da giovane di Don Luigi Giussani: “guai a voi se vi trovate e non parlate di Gesù”.
Non so se era esattamente cosi. Ma lui di certo l’aveva fatta sua.
Anche quando andavo a cena da lui da solo, o con Roberto, era la stessa cosa. Non lasciava mai al caso il modo di stare insieme.

Due settimane prima che mancasse, l’ultima volta che sono riuscito a vederlo, diceva: “come è difficile iniziare a dire ‘SI’ a Gesù……ma poi, una volta detto ‘SI’……che spettacolo !!”.
La mattina del 9 febbraio, dovevo andare a Roma per lavoro. Grazie a mia moglie sono riuscito a contattare Luigi, che mi ha aperto la porta alle 5.40 regalandomi, dopo avermi abbracciato,  un’ultima mezz’ora di preghiera con lui. Il suo volto sembrava esprimere proprio quello che ha detto Don Mario nella predica al funerale: “Caspita, ma non sapete come è bello qui!”.

Grazie Don Savino per averci cresciuto, amato, e per aver sempre indirizzato il nostro cammino. Grazie per la tua paternità.

Continua a vegliare su di noi.

Mauro Peretti