Claudio Monteverdi

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L’opera svolta da Monteverdi si colloca a cavallo di due epoche: con i suoi madrigali  può essere  considerato l’ultimo grande polifonista del Rinascimento e insieme apre la strada alla nuova musica, la “monodia accompagnata”, cioè il canto solistico dei primi melodrammi, che dominerà il mondo musicale dal ‘600 (il Barocco) e oltre.

 

ll madrigale

Nato nel 300,  era in origine  una breve composizione polifonica  a due o tre voci,  di ispirazione pastorale o amorosa. Nel ‘500 aveva assunto  contenuti maggiormente poetici e drammatici e forme polifoniche sempre più complesse, impiegando sino a 5 o 6 voci.

Tutte le voci nel madrigale hanno valenza polifonica, non c’è, ovvero, una voce principale ed una d’accompagnamento.

 

Il melodramma

Il melodramma è una nuova  forma di spettacolo  in cui erano presenti insieme musica, poesia e azione teatrale (i personaggi di un’azione teatrale si esprimono nel melodramma  mediante il canto). 

Gli elementi fondamentali del melodramma sono :

  • il  libretto che  contiene la vicenda dell’opera scritta in versi da un poeta ( riporta annotate  anche le indicazioni per lo svolgimento dell’azione teatrale).

  • la musica  che ha un ruolo fondamentale  perché costantemente presente. Il musicista mette il libretto in musica, scrivendo sia le parti per i cantanti, sia quelle per gli strumentisti.

  • la scenografia, cioè la cura di costumi, trucchi, arredi, movimenti sulla scena, che crea la giusta ambientazione.

 

Dal “recitar cantando”  al  melodramma

Il canto solistico dei primi melodrammi era detto “recitar cantando”: si trattava di una via di mezzo fra la recitazione e il canto, ed era piuttosto monotono.  Monteverdi ruppe la monotonia del recitar cantando, trasformandolo in due differenti stili di canto solistico: 

àil recitativo:  una sorta di recitazione cantata, intonato in un’estensione limitata e con ritmo libero, e sostenuto dagli accordi del continuo in corrispondenza della punteggiatura;

àl’arioso: con ampi slanci melodici e ritmo ben scandito, risultava adatto a esprimere i sentimenti dei singoli personaggi, che ripetevano spesso le parole più significative, evidenziandole con abbellimenti.

 

Monteverdi : vita  e opere principali

Claudio Monteverdi  nasce a Cremona nel 1567.

Divenuto allievo del maestro di cappella della cattedrale di Cremona, Marco Antonio Ingegneri (cui resterà sempre devoto) studia viola, canto e composizione. 

Nel 1589 ottiene il suo primo impiego alla corte di Mantova in qualità di corista e violinista (nel 1603 verrà nominato dal duca Vincenzo Gonzaga maestro di cappella). A quel tempo  alla corte di Mantova era  ancora attivo Giaches de Wert, l’ultimo dei grandi polifonisti fiamminghi. Monteverdi si perfeziona alla sua scuola, pubblicando con notevole successo le prime raccolte di madrigali. Già in queste sue prime opere dimostra un gusto tutto personale nel trattamento della polifonia, suscitando le critiche degli ambienti conservatori.

La polemica mette a fuoco i caratteri di novità delle composizioni di Monteverdi: piegare la musica alle necessità espressive del testo.

Nel 1607 vede  la luce la favola pastorale ( una favola in musica) composta di in un prologo e 5 atti  intitolata  “L’Orfeo”, universalmente considerato il primo capolavoro nella storia del melodramma.

Nel 1610, nella speranza di lasciare Mantova, Monteverdi dedica al Papa una raccolta di musiche  sacre, in cui fa spicco il Vespro della Beata Vergine, una raccolta di salmi e antifone interamente scritti secondo il “nuovo stile”, vale a dire abbandonando il rigore della polifonia “a cappella” in favore di un libero alternarsi di voci sole e cori, con accompagnamento strumentale.

Il tentativo di Monteverdi di trovare impiego a Roma, però, va a vuoto: tre anni più tardi, nel 1613, riesce invece a farsi assumere come maestro di cappella a Venezia. Qui deve provvedere all’esecuzione sia della musica liturgica, sia di quella per le occasioni civili della vita della città, potendo così dedicarsi liberamente all’attività compositiva in vari generi.  

Verso il 1630, la moda della “favola in musica” esce dall’ambiente delle corti e si afferma nei teatri. Ed è per questa moderna, nuova forma di spettacolo che Monteverdi scrive altre due opere, durante gli ultimi anni di esistenza, sebbene tormentato da gravi problemi di salute: il ritorno di Ulisse in patria, in occasione del carnevale veneziano del 1640, e L’incoronazione di Poppea, tre anni dopo, pochi mesi prima di morire.

Manoscritto “L’incoronazione di Poppea”

 

I  Madrigali di Monteverdi

Monteverdi compone nella sua vita  9 libri di Madrigali.

Nel Terzo Libro dei Madrigali, pur all’interno di una struttura ancora sostanzialmente polifonica,  compare già l’uso di declamati, l’isolamento momentaneo di una singola voce, dissonanze non preparate e a volte molto violente, frammentazione del tessuto musicale.
Il Terzo Libro ebbe un successo strepitoso e il nome di Monteverdi cominciò a circolare negli ambienti colti delle corti italiane ed europee.

Ai madrigali del Quinto libro, del 1605, ancora polifonici a 5 voci, viene aggiunto per la prima volta  il basso continuo, costituito da una linea melodica che il musicista scriveva in chiave di basso  e che faceva da sostegno armonico a tutta la composizione; a partire da una sola linea (o voce) di Basso scritta dal compositore era necessario sviluppare “d’improvviso” (ovvero improvvisando) le altre voci necessarie alla completezza e pienezza delle armonie.  Per il Basso Continuo, che verrà usato in tutto il periodo Barocco, veniva abitualmente incluso almeno uno strumento capace di suonare accordi, come il clavicembalo, l’organo, il liuto, la chitarra o l’arpa; inoltre, poteva essere compreso un certo numero di strumenti in grado di suonare note gravi, come il violoncello, il contrabbasso, il violone, la viola da gamba o il fagotto.
Sempre nel Quinto libro fa anche capolino la monodia, cioè la preminenza di una voce, normalmente il soprano, sulle altre. Tale tendenza giungerà a prevalere nel corso dei quattro libri successivi. (fonte: wikipedia)

L ‘«Ottavo Libro»  è  tra le raccolte di genere profano monteverdiane, l’opera maggiore e  contiene lavori scritti in un periodo di 30 anni. E’ una  raccolta, simmetricamente distribuita in canti  «guerrieri» e «amorosi» e  comprende  composizioni  quali il «Combattimento di Tancredi e Clorinda» e l’allegorico «Ballo delle ingrate».

Nella scena drammatica “Tancredi e Clorinda” l’orchestra e le voci formano due entità separate, che agiscono come copia una dell’altra. Ciò che fa spiccare questa composizione sulle altre, è il primo utilizzo del tremolo (una veloce ripetizione dello stesso tono) e del pizzicato (pizzicare le corde con le dita) per ottenere effetti speciali nelle scene drammatiche.

 

L’Orfeo

Nel 1607 Monteverdi compose la sua prima opera, L’Orfeo, su libretto di Alessandro Striggio, umanista e valente letterato. 

Fu con quest’opera che Monteverdi creò uno stile musicale completamente nuovo, il “dramma per musica”, come venne chiamato.

Nel febbraio del 1607, in una sala della residenza ducale, venne per la prima volta rappresentato davanti alla scelta platea dell’Accademia degli Invaghiti: ad ogni accademico viene data una copia del libretto affinché potesse “leggere mentre che si canterà …” (come sta scritto in una lettera di pugno del duca Francesco Gonzaga). A quell’epoca era normale per i compositori creare lavori su richiesta per occasioni speciali e quest’opera era intesa ad aggiungere lustro al carnevale annuale di Mantova. In effetti fu un grande successo, che aderiva perfettamente allo spirito dei tempi.

L’Orfeo si ispira a un antico mito greco: Orfeo sposa la bella Euridice, che muore morsa da una serpe. Decide perciò di scendere nel regno dei morti per riportare Euridice alla luce, e con la sua cetra placa le divinità infernali. Plutone, che governa il regno dei morti permette a Orfeo di riavere Euridice, a patto che egli non si volti mai a guardarla prima di essere tornata alla terra; in caso contrario la perderà per sempre.  Orfeo infrange questo divieto e incorre nella terribile punizione di veder morire la sua amata una seconda volta.

L’Orfeo è segnato dalla sua potenza drammatica e dall’orchestrazione vivace. Si può sostenere che questo lavoro sia il primo esempio in cui un compositore assegna specifici strumenti a singole parti, ed è anche una delle prime grandi opere delle quali ci è pervenuta l’esatta composizione della strumentazione per la prima rappresentazione.

La trama è descritta in vivide immagini musicali e le melodie sono lineari e chiare.

Monteverdi nella sua vita compose almeno diciotto opere, delle quali solo l’Orfeo, l’Incoronazione, Il ritorno, e la famosa aria “Lamento di Arianna”, dalla sua seconda opera – appunto, L’Arianna – sono sopravvissute. (fonte: wikipedia)

di Sabry

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