COME IN UNA GABBIA

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impressioni e riflessioni sul romanzo di Torey Hayden

Questa estate ho letto un libro che mi ha particolarmente coinvolto, l’autrice Torey Hayden è una psicopatologa infantile che ha deciso di riversare la sua esperienza professionale nelle pagine di un libro.

Il romanzo si intitola “Come in una gabbia” e racconta la storia di un ragazzo di nome Kevin, ma quelli che si occupavano di lui lo chiamavano Zoo Boy. Gli educatori avevano rinunciato a capirlo perché egli non parlava da anni e nessuno era in grado di dire esattamente quando avesse smesso di farlo, si nascondeva sotto i tavoli e si circondava di una gabbia di sedie, come un animale rinchiuso nel suo silenzioso e solitario piccolo mondo.

 Non era mai uscito dall’edificio in cui si trovava nei quattro anni da quando era arrivato. Aveva paura dell’acqua e non voleva farsi la doccia; aveva paura a mettersi nudo e a cambiarsi d’abito; soffriva di una infinita serie di fobie di ogni genere e in quella dolorosissima confusione si svolgeva la sua vita e si consumava; la sua infanzia era stata molto “difficile” e dopo traumatiche esperienze era arrivato all’età di quasi 16 anni.

Nel disperato tentativo di veder cambiare il ragazzo, lo staff dell’istituto chiamò Torey Hayden; dopo qualche difficoltà iniziale la psicologa riesce pian piano a penetrare il muro difensivo innalzato da Kevin e, mentre lei leggeva per lui e lo incoraggiava a leggere, infilandosi nella sua gabbia di sedie con lui, lui parlava; poi il ragazzo cominciò a disegnare e dipingere e si dimostrò sveglio e intelligente, manifestando al contempo un odio feroce e mortale per il suo patrigno che lo aveva maltrattato da piccolo.

Con tenerezza, passione e determinazione, la “maestra” lotterà insieme al giovane, per riuscire in quello che nessuno ha voluto o saputo realizzare: far diventare il ragazzo “normale” capace di gestire la sua vita e, nei limiti, realizzare i suoi sogni.

La morale di questo racconto di una “vita vera” è, a mio parere,  l’importanza di capire e riconoscere che c’è sempre qualcuno pronto ad aiutarci, tutti abbiamo bisogno di rassicurazione, comprensione, gratificazioni ed accettazione e, in questo mondo disastrato, dove non ci si parla e non ci si ascolta più, la maggior parte della gente non ti presta attenzione e ti guarda con occhio sfuggente, l’umanità è insensibile al tuo dolore, ai tuoi gesti di amicizia, l’amore funziona ancora; possiamo aiutarci a vicenda, se stiamo ad ascoltare gli altri, o da essi ci facciamo aiutare, capire e di essi ci fidiamo fino in fondo.

Questo libro mi ha fatto pensare che ognuno di noi ha una zona d’ombra nel suo cuore, ciascuno ha le sue piccole fobie, ma se noi non ci apriamo completamente agli altri ci mettiamo e mostriamo solo una bella “maschera”, costruita secondo i canoni della moda del momento che mimetizza il nostro vero essere.

Non credo sia da considerare una debolezza mostrare le nostre fragilità ed ammettere i nostri errori, anzi il nostro punto di forza è cercare di correggerci migliorandoci, questo esercizio ci aiuta anche a risolvere i problemi e gli imprevisti della vita.

Devo dire che questo libro mi ha fatto molto riflettere e mi è stato d’aiuto: anch’io sono cresciuto passo passo con Kevin e credo di essere uscito dalla mia piccola “gabbia” o per lo meno di avere lasciato aperta la porta.

Federico Galli

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