Commento al recital su Giorgio Gaber

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del prof. Luigi Gaudio

di Alissa Peron

Vorrei sintetizzare in poche righe cosa ha rappresentato per me lo spettacolo al quale ho assistito ieri sera nella piazzetta della Misericordia a Cesano Boscone. Sul palco è salito il prof. Luigi Gaudio (cui mi riferisco anche nella nota precedente) che, davanti ad un pubblico di amici o persone giunte dalle vie del paese in festa, con la sua chitarra e la sua voce ci ha raccontato il suo incontro con l’uomo più che con l’artista Giorgio Gaber: il titolo del recital era infatti non a caso “incontro con un uomo”. Non conosco abbastanza la storia e le canzoni di Gaber per commentare alla luce del titolo la scelta dei brani, ma mi è apparso chiaro il motivo del titolo stesso ascoltando le brevi e pregnanti introduzioni alle singole canzoni e sentendo la passione e l’entusiasmo che il professore è riuscito a trasmettere. Il percorso è cominciato dagli esordi del cantautore come chitarrista jazz e come ragazzo che esprime in musica la sua allegria ed i suoi sogni non diversi da quelli di tanti altri (“Barbera e champagne”, Torpedo blu”); continua con la crescita di Gaber in una stagione di rapidi cambiamenti come il secondo Novecento, dalla risposta al ragazzo della via Gluck degli anni Sessanta (ricordiamo che per un certo periodo è stato chitarrista di Celentano) a “destra e sinistra” degli anni Novanta. Da questi due pezzi che ho scelto come confini appare quella che ieri è emersa come una costante dello stile di Gaber, la capacità di descrivere con ironia prima più delicata poi più sferzante le persone e le situazioni più varie: penso alla canzone sulla giornata delle elezioni, una di quelle che più mi hanno emozionato, garbata e realistica, e alla presa in giro dell’uomo borghese che si è fatto da sé contenuta nella canzone “l’odore”. Il professore ha sottolineato l’attualità di diversi brani pur scritti riferendosi a contesti precisi come quello del Sessantotto, uno dei quali è “un’idea”. Lo spettacolo durato circa un’ora si è concluso con “la libertà”, e il professore nell’introduzione ha contrapposto la concezione di una libertà giocata da soli ed una, quella di Gaber & Gaudio, giocata insieme agli altri, così ben chiarita dal ritornello della canzone che ho cantato con gli altri spettatori, un piccolo segno di partecipazione e di ringraziamento per questa serata. Luigi Gaudio ha dimostrato in modo efficace che anche attraverso la musica si possono incontrare uomini da cui rimanere colpiti, che lasciano un segno così profondo da far nascere il desiderio di condividere con gli altri i nostri incontri, cosa che anche a me è successa più volte e che il mio piccolo gruppo vuole testimoniare: c’è proprio quest’aspetto infatti alla radice della mia passione per la musica italiana e della sete di conoscere nuovi artisti. Come il prof. Gaudio ha ben spiegato nella presentazione del recital, non è banalmente un ritrovarsi nelle canzoni o provare la sensazione che parlino di noi: per questo forse basta accendere una qualunque radio, mentre pochi sono in grado di trasmettere tanto: qui si ha la netta impressione di avere di fronte un uomo con una vera identità, con il quale certo sentiamo di avere più di qualche punto di contatto e quindi suscita il nostro interesse, ma soprattutto ci spinge al confronto con le sue posizioni, tanto che ascoltarlo significa dialogare con lui anche se non possiamo rispondere direttamente. In attesa che si realizzi il mio sogno di stare dall’altra parte e raccontare anch’io i miei dialoghi con uomini e donne della musica italiana, rinnovo il mio grazie più sentito a chi ha voluto rendermi partecipe del suo personale incontro con Giorgio Gaber.

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