Concorso per dirigente scolastico, tra nepotismo e meritocrazia – di Giuseppe Iaconis

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Le percentuali
molto basse di coloro i quali hanno superato le prove scritte del concorso per
dirigente scolastico (eccetto la Calabria che, nel bene o nel male, si
“distingue” sempre)  ripropongono
drammaticamente la questione della validità di una procedura concorsuale nata
male e, probabilmente, destinata a finire peggio. 

L’intento -ci è stato detto circa
un anno addietro- era quello di selezionare con un metodo moderno, oggettivo ed
esclusivamente incentrato sul merito i dirigenti destinati ad operare in un
settore strategico per le sorti del nostro paese: l’istruzione.
Sin dal primo
momento, tuttavia, si è capito che i conti non tornavano e non solo perché a
proporci l’innovativa metodologia di selezione era la signora Gelmini, che la
meritocrazia la predica ma non la pratica (è nota a tutti, soprattutto ai
reggini, la sua performance all’esame per avvocato), quanto per il fatto che a
gestire la prova preselettiva è stata chiamata Formez Italia S.p.A., che non
rappresenta certo il massimo in termini di trasparenza e pratiche
meritocratiche.
Tale società,
infatti, che vive per il 90% grazie agli introiti derivanti da attività
commissionate dalla casa madre, Formez PA., e quindi dal Ministero della
Funzione Pubblica, è assurta agli onori della cronaca proprio perché, al  suo interno, non ha applicato i criteri
meritocratici che, invece, rappresentavano l’obiettivo dichiarato della sua
attività esterna.
Secondo
un’interessante indagine condotta dal quotidiano “La Repubblica”, che ha passato
al setaccio alcune delle spese sostenute di recente da Formez Italia S.p.A., i
funzionari di tale società hanno attuato delle pratiche gestionali e delle strategie
operative tutt’altro che improntate a criteri meritocratici. Si pensi alla
consulenza esterna per  “l’analisi di supporto allo staff di
presidenza
”, conferita ad un noto ingegnere di Ravello (Costo 53 mila
euro);  ai 20 giovani che studiano a
Roma, ma nati quasi tutti tra Amalfi e Ravello, utilizzati, con contratti di
collaborazione, in qualità di tutor e steward nei convegni organizzati dal
Formez;  ai mille cd rom comprati in
un’azienda di Ravello; ai prodotti e servizi informatici acquistati presso
un’impresa di Baronissi (SA); alle 20 mila buste intestate realizzate da una
tipografia di Maiori; e per finire occorre menzionare i tre giorni di
formazione destinati ai dipendenti di Formez Italia e svolti in un noto albergo
di Sorrento (Costo 35 mila euro).
A questo punto
-a meno che non si pensi veramente che i consulenti più bravi e gli operatori
economici più competitivi si trovano tutti a Ravello e dintorni dove, qualche
anno addietro, era sindaco l’attuale presidente di Formez Italia-
l’interrogativo nasce spontaneo: ma se la società presieduta da Amalfitano non è
riuscita ad attuare al suo interno la trasparenza e la meritocrazia, cosa ci fa
pensare che l’abbia garantita nelle attività esterne, ad esempio nel concorso
per dirigente scolastico?
E ancora. E’ opportuno
che la selezione della classe dirigente del futuro, alla quale spetta il
difficile compito di favorire la crescita culturale, morale ed economica della
società, venga affidata a persone con queste “caratteristiche”? E, soprattutto,
il fatto che a superare le prove scritte siano stati in pochi non sarà mica ricollegato
alla preselezione, la quale, con i suoi quesiti sbagliati e incomprensibili, ha
messo fuori gioco proprio i più meritevoli, vale a dire quelli che avevano
studiato con metodo, piuttosto che limitarsi a memorizzare la parolina chiave
della risposta considerata corretta dai consulenti di Formez Italia S.p.A.?
Le lamentele che
oggi, dopo lo svolgimento delle prove scritte, vengono riproposte affondano le
loro radici in una prova preselettiva che presentava una molteplicità di anomalie.
La più grave delle quali, come sostiene Maurizio Tiriticco,  riguardava proprio “la qualità dei quesiti
prodotti”, che non soltanto risultavano “disomogenei sotto il profilo della
fattura docimologica”, ma molti di essi sembravano addirittura elaborati
frettolosamente mediante un copia e incolla di informazioni rastrellate qua e
là su internet, al punto che “era molto difficile riconoscervi la dignità di
una prova”. Per la predisposizione di un test a risposta multipla efficace,
infatti, non è sufficiente disporre soltanto di informazioni disciplinari, ma
occorre possedere una specifica competenza nella produzione degli strumenti
valutativi. Tutte abilità che i consulenti di Formez Italia, selezionati evidentemente
secondo criteri per nulla meritocratici, non possedevano.
Quello che sta
per chiudersi è, forse, il più contestato concorso nella storia dell’istruzione
pubblica. Il  contenzioso che ha generato,
ampiamente prevedibile, ha messo a fuoco i limiti e i vizi di una classe
politica sempre pronta a predicare bene davanti ai riflettori delle telecamere,
salvo poi, nel segreto delle stanze dei bottoni, a porre in essere le manovre
più subdole e dannose per la società.
di Giuseppe Iaconis
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