Convivenza sociale o lotta di classe?

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tema svolto

Traccia:

All’interno di una società si trovano a convivere classi sociali diverse tra loro, come il proletariato, la bassa e media borghesia, gli imprenditori, ecc…. È possibile che questi ceti trovino tra di loro un equilibrio, oppure la lotta sociale è una realtà inevitabile?

Svolgimento:

Proviamo a schematizzare in modo forse eccessivo, ma utile al nostro discorso, il pensiero di Karl Marx. Egli spiegava nei suoi scritti che la lotta sociale è alla base della storia e che essa terminerà solo quando, alla fine di un cammino travagliato, una sola classe sociale, quella proletaria, prenderà il potere definitivamente. Senza addentrarmi nell’analisi e nel ricordo dei milioni di morti che tale affermazione ha provocato, nel momento in cui qualcuno ha cercato di metterla in pratica, vorrei rispondere alla domanda se è davvero possibile una convivenza tra le classi sociali, oppure no. Credo che per rispondere a questo si debba andare molto indietro nel tempo, assumendo due esempi che possono sembrare antitetici, ma forse non lo sono. Uno riguarda l’antica Roma, ma potrebbe essere applicato anche ad alcuni momenti della storia ateniese. In una leggenda delle origini romane si narra infatti che un nobile abbia convinto la plebe romana a desistere dalla sua ribellione spiegando che le classi sociali sono come membra di un unico corpo, per cui se un membro si stacca, tutto l’organismo è destinato a perire. Anche se Roma e Atene non realizzarono in modo perfetto l’armonia tra le classi, bisogna riconoscere che per la prima volta nella storia la classe al potere riconosceva l’importanza della classe subalterna, anche se lo faceva per uno scopo utilitario, cioè per evitare gli scontri. Poi, qualche secolo più tardi, un certo San Paolo accolse uno schiavo in fuga dal suo severo padrone, ma gli fece poi promettere di ritornare da lui, pur se corredato di una lettera in cui invitava il padrone alla clemenza, senza fomentare l’odio di classe. Per tornare a tempi più vicini a noi, nel 1921 in Italia, proprio in un momento in cui dilagavano scioperi e lotte fra operai e padroni, Don Sturzo istituì il Partito Popolare, il primo partito italiano interclassista, che non aveva cioè una base elettorale in una sola classe sociale. Il regime democratico moderno, con il suffragio universale e gli altri strumenti di partecipazione, sembra poter incarnare questo ideale di convivenza sociale. Quindi, ricapitolando, la convivenza sociale può essere considerata complessa, ma non difficile. Per me è giusto che ci sia una divisione dei ruoli, come auspicava lo stesso Platone nella sua repubblica ideale, a condizione che questi ruoli non siano dettati da fattori ereditari, ma dalle capacità e competenze personali. Se anche in società rigide, dal punto di vista istituzionale come quella romana dei tempi di Augusto, si verificavano fenomeni di dinamismo sociale, tanto più credo che sia possibile questo oggi nelle moderne democrazie, regimi per loro stessa natura flessibili, dinamici ed adattabili alle innovazioni scientifiche e culturali. Tutto questo non per chiudere gli occhi sulle ingiustizie sociali che ancora oggi imperversano e sulla povertà purtroppo ben presente, ma solo per affermare, con una certezza derivante dalla storia, che la risoluzione di questi problemi non sta nel prevalere di una classe sulle altre, ma nella cosiddetta contrattazione, nel corso della quale il governo dovrebbe fungere da tramite tra gli interessi di tutela delle classi sociali deboli, rappresentate dai sindacali, e quella della classe imprenditoriale, tesa ad un maggiore costruzione della ricchezza, nell’interesse, si spera, di tutti.

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