Cosmologia classica e moderna 

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Verifica interdisciplinare

Strumenti e prestazioni richiesti

 

Discipline

 

Conoscenza della nomenclatura latina scientifica

 

Lingua latina

 

 

Conoscenza delle teorie classiche sulla forma

e formazione dell’universo

 

Letteratura latina, Scienze

 

 

Comprensione di un’esposizione scientifica in inglese

 

Inglese, Scienze, Fisica

 

 

 

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, II, 1, 3-6 

Mundum et hoc quodcumque nomine alio caelum appellare libuit, cuius circumflexu degunt cuncta, numen esse credi par est, aeternum, inmensum, neque genitum neque interiturum umquam. Huius extera indagare nec interest hominum nec capit humanae coniectura mentis. Sacer est, aeternus, inmensus, totus in toto, immo vero ipse totum, infinitus et finito similis, omnium rerum certus et similis incerto, extra intra cuncta conplexus in se idemque rerum naturae opus et rerum ipsa natura.

Furor est mensuram eius animo quosdam agitasse atque prodere ausos, alios rursus occasione hic sumpta aut his data innumerabiles tradidisse mundos, ut totidem rerum naturas credi oporteret, aut, si una omnes incubaret, totidem tamen soles totidemque lunas et cetera etiam in uno et inmensa et innumerabilia sidera, quasi non eaedem quaestiones semper in termino cogitationi sint occursurae desiderio finis alicuius aut, si haec infinitas naturae omnium artifici possit adsignari, non idem illud in uno facilius sit intellegi, tanto praesertim opere. Furor est, profecto furor, egredi ex eo et, tamquam interna eius cuncta plane iam nota sint, ita scrutari extera, quasi vero mensuram ullius rei possit agere qui sui nesciat, aut mens hominis possit videre quae mundus ipse non capiat.

Formam eius in speciem orbis absoluti globatam esse nomen in primis et consensus in eo mortalium orbem appellantium, sed et argumenta rerum docent, non solum quia talis figura omnibus sui partibus vergit in sese ac sibi ipsa toleranda est seque includit et continet nullarum egens compagium nec finem aut initium ullis sui partibus sentiens, nec quia ad motum, quo subinde verti mox adparebit, talis aptissima est, sed oculorum quoque probatione, quod convexus mediusque quacumque cernatur, cum id accidere in alia non possit figura. Hanc ergo formam eius aetemo et inrequieto ambitu, inenarrabili celeritate, viginti quattuor horarum spatio circumagi solis exortus et occasus haut dubium reliquere. An sit inmensus et ideo sensum aurium excedens tantae molis rotatae vertigine adsidua sonitus non equidem facile dixerim, non, Hercule, magis quam circumactorum simul tinnitus siderum suosque volventium orbes an dulcis quidam et incredibili suavitate concentus. Nobis qui intus agimus iuxta diebus noctibusque tacitus labitur mundus.

 

Traduzione

L’universo e questo complesso che con altro nome è piaciuto chiamare cielo che con la sua volta racchiude la vita del creato, non si sbaglia a ritenerlo una divinità, senza limiti nel tempo e nello spazio, non generato e non destinato a morire. Ricercare ciò che è al di fuori di esso non ha importanza per l’uomo e sfugge alla capacità della mente umana. È un’entità sacra, eterna, immensa, tutta quanta compresa nel tutto: anzi è precisamente «il tutto»; infinita, eppure simile al finito; determinata in tutto, eppure simile all’indeterminato; capace di tenere insieme il tutto, fuori e dentro di essa; creazione della natura e natura creante essa stessa. È una vera e propria pazzia che alcuni abbiano pensato di calcolarne le dimensioni e abbiano avuto l’ardire di renderle pubbliche e che altri, sia che a loro volta da costoro hanno colto l’occasione o che l’hanno loro offerta, abbiano insegnato che esistono innumerevoli universi: al punto che bisognerebbe credere all’esistenza di altrettante nature, oppure, se una le comprendesse tutte, all’esistenza di altrettanti soli e di altrettante lune e di tutti gli altri astri che anche per un solo universo sono cosi immensi e innumerevoli; come se gli stessi problemi non siano alla conclusione destinati a presentarsi sempre alla mente umana, per il bisogno di trovare un limite, ovvero, quand’anche questa mancanza di limite si possa attribuire al creatore dell’universo, non sia più facile comprendere questo stesso concetto considerandolo in una sola entità, specialmente se di tali dimensioni. Pazzia è dunque, vera e propria pazzia, oltrepassare i limiti dell’universo e, come se avessimo piena conoscenza di tutto ciò che è in esso compreso, indagare con altrettanta attenzione ciò che ne è di fuori, quasi chi non conosce la propria potesse calcolare la misura di qualche altro essere creato, o come se la mente umana potesse scorgere quello che l’universo stesso non riesce a contenere in sé. Che la sua forma sia rotonda, a mo’ di sfera perfetta, lo prova anzitutto il nome e il consenso di tutti gli uomini a chiamarlo globo. Inoltre ce ne fanno edotti delle prove di fatto, non solo perché questa figura geometrica gravita su se stessa in tutte le sue parti e deve sostenersi e in sé risulta chiusa e compatta, senza aver bisogno d’alcuna connessione e senza presentare in nessuna delle sue parti alcun indizio donde cominci e dove abbia termine; e non perché un corpo di tal fatta è particolarmente idoneo al moto, con cui, come vedremo presto, continuamente ruota, ma anche perché ce lo prova la vista stessa, dal momento che l’universo, dovunque lo si contempli, appare convesso e come visto dal centro: particolarità questa che non è dato di riscontrare in nessun’altra figura geometrica. Il nascere e il tramontar del sole ci hanno dato la certezza che questo corpo celeste sferico compie nel tempo di ventiquattro ore una rivoluzione che è eterna e senza soste, a una velocità incredibile. Se poi abbia una intensità non misurabile e sia per questo che sfugga all’udito il suono prodotto da una tale mole in rotazione continua, non sono in grado di affermarlo con sicurezza: e neppure, per Ercole, se sia altrettanto inafferrabile l’acuto suono stridente degli astri nel loro giro orbitale, o se sia un dolce concerto di indicibile soavità. Per noi che ci viviamo all’interno l’universo scorre silenzioso dì e notte. (trad. Claudio Moreschini)

 

Questionario

 

1.   I testi di Plinio sono preziosi per i dati offerti

Vero    q               Falso            q

Perché? (max. 50 parole)

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2.   L’uso delle fonti è rigoroso

Vero    q               Falso            q

Perché?

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3.   A differenza delle opere di storia, la Naturalis Historia non è “opus oratorium maxime”

Vero    q               Falso            q

Perché?

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4.   Definisci  il cosmo con i vocaboli usati da Plinio:

……………………………………………………………………………………………………………………………………….. 

 

5.   La definizione pliniana è compatibile con la moderna concezione del cosmo nei seguenti aspetti:

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6.   Non è accettabile nei seguenti aspetti:

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7.   Quali condizionamenti culturali o religiosi agiscono sullo “scienziato” Plinio?

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8.   Plinio says that trying to go beyond the limits of the universe is crazy. Referring to the text,  could you explain why?

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9.   Which are the evidences Plinio quotes to demonstrate the shape of the universe?

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