Crepuscolari

Introduzione ai crepuscolari
Borgese in una recensione delle poesie di Moretti sulla Stampa torinese nel 1910 usò per primo il termine crepuscolare per cogliere il tono basso, dimesso tipico di quelle liriche.
Il movimento si sviluppò nei primissimi anni del novecento, a partire dalla pubblicazione di Armonie di Govoni (1903) fino a quella dei Colloqui di Gozzano (1911)
Travolti dalle malattie (non solo morali, ma anche fisiche e mortali) e dalle vicende belliche degli anni a seguire, i poeti crepuscolari spensero presto del tutto la loro già labile voce
Se futuristi e crepuscolari appaiono accomunati dall’anticonformismo (sono le avanguardie di inizio secolo, in un certo senso complementari l’una all’altra) per altri versi, il crepuscolarismo rappresenta l’esatto opposto del movimento futurista.
Infatti i crepuscolari esprimono un netto rifiuto del militarismo, e della aggressività di marca futurista, e reagiscono alla crisi del positivismo e delle certezze ottocentesche ripiegandosi su loro stessi.
Alcuni filosofi, che hanno notevolmente influenzato i crepuscolari, come Schopenhauer e Nietzsche, considerano la realtà qualcosa di incomprensibile, misterioso, caotico e irrazionale.
L’uomo, a cavallo tra ottocento e novecento, si riconosce malato, inetto, sofferente di solitudine e divorato dall’angoscia.

Geografia del crepuscolarismo
Torino → Gozzano e altri minori
Emilia → Moretti e Govoni (quest’ultimo influenzato anche dal futurismo)
Roma → Corazzini